God save the kitchen

 Ovvero quando uno il nazionalismo se lo sente dentro

Elisabetta Prima di Inghilterra

A me il cibo piace. Sedersi ad una bella tavola, con gli amici, davanti il proprio piatto preferito e una bella bottiglia di vino è davvero impagabile. Mi piace anche provare e scoprire cucine nuove e diverse.

Sabato mi trovavo a Londra a casa di Lord Hampton di Highgate, un mio vecchio amico inglese che ho conosciuto qualche anno fa. Nonostante sia un nobile, un po’ spocchioso, ci siamo stati simpatici da subito e tra noi si è creata quella che viene definita una improbabile amicizia. Così quando mi ha annunciato di essere stato invitato per la sera a una cena dove sarebbero state presenti anche le altezze reali e che non poteva per questo rinunciare all’invito ma che se mi avesse fatto piacere sarei potuto andare con lui, ho deciso che una chiacchierata con la regina sarebbe stata qualcosa di impagabile.

Così, vestito di tutto punto dal mio amico Lord, ci siamo presentati a questa cena. Tutto è andato bene, ci siamo divertiti e abbiamo mangiato, chiaramente lo status di italo-polacco mi ha anche conferito quel fascino di esotismo che ai nobili ci piace parecchio. Tutto fino a quando non mi sono avvicinato al buffet e scherzando con una contessa appena conosciuta mi sono lasciato sfuggire il commento che la cucina inglese non è eccezionale, quelle cose che uno dice così per dire, senza pensare a quello che sarebbe potuto succedere.

«Perché?» mi ha chiesto subito sulla difensiva la Contessa

«Ma, non è che non mi piaccia, è solo che la cucina italiana, ad esempio, è un po’ più varia» ho risposto non notando l’iniziale fastidio che avevo creato.

«Mi sembra un po’ razzista la sua affermazione, in fondo lo dice solo perché siamo inglesi, la cucina inglese è buona, è ottima!» mi ha risposto lei, offesa. Intanto il mio amico Lord si avvicinava e io speravo che mi aiutasse perché ero un po’ in imbarazzo, come si fa a dire una cosa del genere?

«Guardi non discuto e non voglio offendere, però guardi anche questo buffet abbiamo del Brie e del Camembert (francesi); abbiamo della pasta ottima con un sugo di verdure e carne; poi abbiamo della carne con il pesto, adesso non per dire e non voglio offendere ma qui di inglese c’è poco» dico cercando nel mio amico un appoggio più che altro per uscirne.

«Si, però tu non l’hai mai assaggiata» dice lui invece.

Intorno a noi si crea un bel drappello di persone e vedo avvicinarsi anche il principe Carlo.

«Ma veramente non è che non l’ho mangiata, me l’hai fatta assaggiare tu» rispondo al mio amico pensando però che forse è meglio se me ne sto zitto ma non ce la faccio è più forte di me «è che proprio mi sembra molto basica, senza nessuna particolarità, questo non vuol dire che non sia buona ma magari non è memorabile, ecco» cerco di ammorbidirmi ma non voglio lasciare il passo

«Beh» dice il principe Carlo a quel punto creando un silenzio totale intorno a noi «per cucinare alcuni piatti ci vogliono anche 4 ore!».

Io quasi scoppio a ridere, poi dico

«Non intendevo semplice, forse il mio inglese non perfetto…»

«Il suo inglese è pessimo, e non voglio essere volgare» dice la Contessa.

«Ma guardi mi sembra che fino ad ora ci si sia capiti bene, comunque» rispondo

«È che sei un nazionalista e non riesci ad ammettere che la cucina inglese è buona» insiste il mio amico

«Nazionalista io?» rispondo sgranando gli occhi «Guarda, lo sai bene che quando verso il mio paese sono sincero, però se la cucina è migliore è migliore, andiamo! Com’è che non si conosce un ristornate inglese, mentre di italiani, messicani, spagnoli, tedeschi, vietnamiti e molti altri si?»

«Come si chiama, signore?» mi chiede il principe Carlo, a cui si sono aggiunti persino Edward e l’altro figlio.

«Franek Blutarsky, molto lieto» dico tendendo la mano, non sapendo con certezza se fosse la cosa da fare, e in effetti non lo è con i reali. Lui mi guarda come stessi per vomitagli sulle scarpe e aggiunge

«Lei signor Blutarsky, è un italo poalcco giusto? E ritiene la nostra cucina inferiore? Noi inglesi! Inferiori qualcuno? Tse! La prego finiamo qui il discorso!»e così dicendo la famiglia reale, con signore, mi gira le spalle e se ne va, e così fanno anche gli altri mentre il mio amico Lord Hampton di Highgate mi raggiunge solo dopo aver parlottato a lungo con altre persone e sembrava scusarsi. Non mi ha più parlato fino al giorno dopo.

Io nelle due ore che ho passato da solo a bere drink, fatti con liquori che si chiamano Martini e Amaretto di Saronno, pensavo che sono stato fortunato:

Tu pensa cosa sarebbe successo se avessi per caso espresso il mio pensiero sulle monarchie nel XXI secolo!

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