Spareggio

Ovvero quando il calcio parla

un’immagine dell’azione che ha portato la Dinamo Quartieraccio al definitivo vantaggio con Blutarsky

 

 

Sono sicuro che non sappiate chi sono i Crociati. C’è chi tra voi noterà la C maiuscola e quindi penserà ai Cavalieri medioevali che devastarono la Palestina; chi tra di voi penserà ai legamenti. Se da una parte i primi saranno andati più vicini alla risposta perché si parla di persone, gli altri in fondo non si sono distanziati tantissimo perché sto parlando di calcio e si sa che i legamenti, ogni tanto ma molto dolorosamente, saltano.

Comunque i Crociati sono la squadra di un oratorio. La loro maglia bianca con una croce rossa molto grande potrebbe farli sembrare dei tifosi dell’Inter ma il guerriero cristiano nel simbolo fa capire che sono solo dei poveri cattolici ortodossi. Comunque sono ultimi in classifica. Noi della Dinamo Quartieraccio siamo penultimi, come vi ho già raccontato, e le cose non danno segni di miglioramento. Domenica c’era la sfida che non si può definire salvezza, siamo molto lontani da quel traguardo, ma sicuramente era molto sentita. Il mister ha ricevuto delle minacce dal presidente, se non avesse ottenuto  un risultato convincente e fiducioso avrebbe salutato la squadra. In cuor mio ho tanto sperato succedesse ma non riesco, ne tamento meno possono i miei compagni, giocare contro la maglia.

Domenica prima di uscire sul campo il mister ha cercato di motivarci:

«Se vincerete vi porto a mignotte! Se perderete vi spacco le gambe»

Evidentemente non scherzava e così noi veterani, il capitano Mirkovic, il sottoscritto e altri due giocatori, abbiamo passato i venti minuti prima della partita a tranquillizzare i più giovani e a caricarli davvero. Ne è uscita una partita delirante. Vantaggio crociato su gol in probabile fuorigioco, pareggio di mano della nostra ala destra, vantaggio della Dinamo con un gran gol da fuori area di capitan Mirkovic, davvero una leppa terribile, e al 78esimo nuovo pareggio dei Crociati con un gol su calcio d’angolo. Io ho giocato tutta la partita e al 78esimo ho pensato che sarebbe finita così in pareggio. Il mister in panchina sapeva solo dire «Mignotte! Ricordatevi le mignotte!» io avrei voluto sparargli. Ad un tratto, trovando una forza che non mi aspettavo nelle gambe vado in contrasto con uno dei Crociati, un coglionazzo con la celtica tatuata sotto l’orecchio. Sarà stata la rabbia contro il mister o contro l’avversario ma gli ho sradicato la palla dai piedi. Mi rialzo e lancio l’ala destra, un ragazzino davvero in gamba. Lui controlla la palla salta un uomo e la passa al centro dove sta salendo il nostro centrocampista che controlla e me la ripassa. Io intanto ero arrivato fino al limite dell’area crociata. Solo che a quel punto sono inciampato sulla mia stessa lingua, cadendo ho colpito la palla con il ginocchio e poi con il tallone. Questa ha preso un giro strano, si è impennata ha dribblato quattro giocatori, di cui uno della Dinamo, è rimbalzata due volte in testa all’arbitro, poi sulla traversa e poi con un movimento da breakdance si è infilata in rete. Gol!! 3a2!! La partita si è conclusa con questo risultato così abbiamo distanziato i Crociati.

Mentre rientravamo negli spogliatoi il nostro mister, che aveva appena incassato dal presidente la garanzia che sarebbe rimasto sulla panchina, ha avuto una discussione con il mister avversario.

«Avete vinto solo grazie al gol irregolare!» diceva quello.

«Sì, grazie… grazie al cazzo! Suca!» rispondeva il nostro, portandosi le mani tese rapidamente verso il suo inguine. Ecco il nostro mister è sempre sobrio, posato e tranquillo, sopratutto sa come si prende una vittoria e in particolare una vittoria risicata e casuale come questa. Ecco, ho pensato, mi ricorda qualcuno!

«Faccia pure il maleducato!» diceva intanto il mister avversario «Ma la sua vittoria è momentanea, solo momentanea! Vedremo se vi basteranno questi 3 punti per salvarvi». Non ha torto, ho continuato a pensare, ma retrocederanno anche loro, oggi ne è la rirpova. Ho pensato tante cose perché ero seduto a bordo campo a cercare le forze per tornare negli spogliatoi.

A volte perdere il fiato, fa bene. Ti da modo di pensare alla situazione politica del paese.

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