Frì carrot!

 Ovvero quando uno non è che vuole mettersi in mezzo, è che non capisce

Credo che sia capitato a tutti, a volte o almeno una vola, di guardare una persona e essere talmente incuriosito da ciò che sta facendo da non riuscire a trattenere la curiosità. A me è successo qualche giorno fa. Ero in giro a piedi per il Quartieraccio con un paio di amici. Andavamo a vedere la squadra di basket locale, che come allenatore ora ha Jura, e camminavamo per una via trafficata. I pochi negozi e la gente che tornava a casa dal lavoro aiutavano a dare anche alla nostra periferia l’aspetto tollerato di frenesia natalizia, infatti c’era anche la trùp di un tiggì. Ad un tratto mi rendo conto che davanti al negozio di animali di Don Peppo c’è un piccolo assembramento. La trùp è lì perché un gruppo di animalisti sta protestano contro l’imprigionamento dei pappagalli verdi di Antananarivo.

Don Peppo non è affatto una brava persona, anzi, è amico degli amici che hanno degli amici. I suoi animali quando arrivano nel negozio rimangono in vetrina per mesi fino a che non spariscono, e si sa o si dice che Don Peppo li ammazzi senza troppi scrupoli. Insomma ciò che si sa ma non si dice è che lo Zoo, Animali da Nord a Sud di Giuseppe Montani è un negozio di copertura.

Passando davanti con gli amici, annuiamo tutti e tre approvando le urla di protesta e li sosteniamo anche davanti ai microfoni del tiggì. Poi arriva una ragazza urlando che il povero pappagallo verde di Antananarivo è condannato a morte e io prendendo il volantino che parla del volatile colorato le dico come battuta

«Certo si! Liberi i pappagalli e anche gli altri!»

«Come scusa?» mi risponde lei «E gli altri animali cosa c’entrano?» e poi mi spiega per filo e per segno perché il pappagallo verde di Antananarivo è in pericolo.

«Si certo ma quel povero furetto?» dico io «Per lui non ci deve essere libertà?»

«Cioè, si anche. Ma oggi siamo qui per lui, per il povero pappagallo. Forse non sai…» e ricomincia con la seconda parte del pippone. Oh mamma!, penso. Ma quante parti avrà? La interrompo.

«Scusami sai.» le dico «Ma non ti senti un po’ ingiusta? Stai lottando contro i maltrattamenti agli animali e la loro prigionia, indipendentemente da dove avvengono o proprio contro la prigionia del pappagallo verde di nonsodove qui da Don Peppo?»

«In un certo senso» mi risponde lei «assumiamo la figura del pappagallo come simbolo della prigionia».

«E se don Peppo liberasse i pappagalli? Però continua ad ammazzare gli altri animali?»

«Guarda la verità è che non li libererà mai, è un simbolo troppo potente perché lui non capisca cosa vuol dire liberarlo» dice lei

«Sicura? Va che Don Peppo è prima di tutto uno stronzo, lui li libera mentre ci siete qui voi con la tivvì e poi continua ad ammazzare gli altri».

Infatti in quel momento Don Peppo esce con i pappagalli e li affida nelle mani di un animalista felice e sorridente. Intanto la gente intorno a me comincia a fare commenti su quanto sia bravo Don Peppo che ascolta pure ‘sti pazzi animalisti e ci rimette pure dei soldi. Sto per farlo notare all’animalista ma un amico mi ferma e dice

«Lascia stare Franek! Dai che la partita ci aspetta. E poi è come convincere la gente a combattere contro la pena di morte e non solo contro la condanna di Sakineh. Frì Mumia!» dice allontanandosi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Laif of Franek. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...