Coraggiosi e codardi

Ovvero questa è la parte due e si sa che non ci potrebbe essere se non ci fosse la tre

Bluto finge, per far colpo su una ragazza, di essere in partenza per il polo nord con il biplano di un suo conoscente

Dopo qualche tempo un uomo sulla trentina e un ragazzino si avvicinarono, i due non si incontravano mai nel bar. L’uomo sulla trentina si recava al bar la sera dopo il lavoro mentre il ragazzino il pomeriggio dopo la scuola. Il trentenne era un codardo della peggior specie, di quelli che hanno persino paura a mostrarsi per come sono e quindi urlano, sbraitano e minacciano senza motivo. Celebre lo scontro sul caffè.

Un giorno questo trentenne entrò nel bar non disse niente e si prese un caffè che stava sul banco e fece per uscire. Quando un signore gli fece notare che quel caffè era suo, il trentenne cominciò a sbraitare che lo si stava accusando ingiustamente che si stava tentando solo di fargli fare un brutta figura perché mai e poi mai lui avrebbe preso un caffè di un altro. L’altro signore, sorpreso, gli disse che forse non se ne era accorto solo che, non poté finire la frase le urla del trentenne coprirono ogni altro rumore, minacce urli e strepiti rimbalzarono talmente forti tra le pareti del bar che alcuni si misero sotto i tavoli come in un saloon del lontano ovest. Intanto però rinculava verso l’uscita cercando la maniglia della porta e quando la trovò, uscì di fretta dal bar.

Il ragazzino invece non sapeva chi fosse. Era coraggioso ma non lo sapeva, così come si è nell’adolescenza. Sarò bella, sarò brutto, saranno grandi, sarà lungo. Insomma tutto cambia, nel corpo come nella mente, e ci si fa tante domande che alla fine non si capisce più nulla. E così da qualche tempo entrava nel bar e cercava le proprie risposte nei luoghi più assurdi, sui fondi del caffè, nelle linee delle proprie mani. Un giorno decise che voleva sapere se fosse coraggioso o meno. Si recò dal barista e gli chiese se la macchinetta del coraggio funzionasse per davvero. Il barista, avido, tirchio e stronzo, rispose

-Ovviamente- e tornò a fare quel che stava facendo.

Il ragazzino prese la sua moneta e la infilò nella macchinetta. Questa subito pensò

-Vendetta. Atto I.-

il ragazzino pose la sua mano nel lettore della macchinetta che diede questa risposta: CODARDO. Il ragazzino ci rimase male, avrebbe voluto essere coraggioso ma allo stesso tempo un po’ si sentì sollevato perché almeno sapeva cosa fosse.

La stessa sera anche il trentenne entrò nel bar. Non essendoci ancora molta gente decise di intrattenersi un po’ ma, a causa del suo carattere non aveva molti amici. quindi rimase a guardare un po’ in giro poi vide la macchinetta sul coraggio. Non era la prima volta che la vedeva ma non aveva mai avuto il coraggio, appunto, di provarla. Lui non avrebbe mai ammesso di essere un codardo e non avrebbe mai voluto sentirselo dire. Ma quella sera sarà stata la noia o che altro decise di provarla, si avvicinò prese la sua moneta e la infilò nella macchinetta, che subito pensò

-Vendetta, Atto II.-

Pose la mano nel lettore e la macchinetta sentenziò: CORAGGIOSO. Il trentenne di colpo si sentì baldanzoso, forte. Si diceva, hai visto? e si guardava intorno come per cercare un modo per mettere alla prova il suo coraggio e quando vide un signore anziano e tremante sul bastone che starnutiva cominciò ad avvicinarsi fino a che il signore anziano non gli starnutì di vicino e qui il trentenne diede sfogo a tutto il suo coraggio.

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