C’era una volta pt ennesima

ovvero se il finale non mi convince lo cambio ancora

Due bambini vivevano in una città, una grande città. Uno viveva nel Belquartiere dove tutto era tenuto in ordine e pulito, dove le case costavano tanto tanto e dove il futuro era già scritto ma dove nessuno si parlava se non con il cellulare e dove tutte le strade erano parcheggi per i SUV e tutte le mattine i papà e le mamme scendevano in strada accendevano i SUV e cominciavano a urlare da dentro la macchina.

L’altro invece viveva nel Quartieraccio, dove tutto era sgarrupato, dove le cose si rompevano e venivano rotte ma non sostituite e dove le persone ogni tanto si parlavano ancora a voce anche se in molti erano ridotti a parlarsi dalle finestre.

Nessuno dei due bambini aveva un parco giochi dove giocare vicino a casa, nel Belquartiere le aiuole erano per i cani che facevano a cacca, nel Quartieraccio nessuno aveva sostituito i giochi da quando, anni e anni prima della nascita del bambino, si erano rotti. Capitava così che tutti e due andavano a giocare nello stesso parco giochi, che stava nella Via Inmezzo, dal nome di un grande politico degli anni andati. In questo parco giochi venivano tutti i bambini della città e tutti giocavano e ridevano ma non si mischiavano: i bimbi del Quartieraccio non amavano giocare con i bimbi del Belquartiere e ovviamente viceversa. Le mamme, poi, si affaticavano a divedere i bimbi quelle volte che stavano vicini. Un giorno però accadde che c’erano le elezioni. Fu così che un discendete del’On. Inmezzo si presentò nel parco giochi, l’unico della città, con dei giochi nuovi. I bimbi rimasero affascinati dai ponti mobili, dai pali da pompiere, dalle altalene e da tutto il resto. L’unico inconveniente fu che dopo le elezioni tutti si ruppero contemporaneamente. Ma questo avvenne dopo.

Solo due bambini si innamorarono del bilico. I nostri protagonisti. Erano praticamente uguali in tutto, peso altezza, immaginazione, solo l’allegria era diversa ma questo non è importante. Per questo motivo non appena si sedettero, il bimbo del Belquartiere a destra, quello del Quartieraccio a sinistra, si misero in equilibrio. A dir la verità inizialmente i due litigarono, infatti il bimbo del Belquartiere voleva il gioco tutto per se e solo un atto di forza del bimbo del Quartieraccio, che salì sul gioco senza stare a sentire gli strilli dell’atro bimbo, mostrarono anche al secondo che era più divertente cercare l’equilibrio. Ed erano perfetti, fantastici, l’asta sulla quale erano seduti rimaneva in perfetto equilibrio, alla stessa distanza da terra per entrambi. E rimanevano lì, guardandosi, non si volevano bene  si tolleravano perché entrambi dovevano e volevano stare su quell’asse di legno con un perno centrale e due posti alle due estremità, per loro era fondamentale.

Accadde però che non vollero più scendere. Nessuno dei due obbediva alle madri che vedendoli in quella posizione per paura di fare del male all’altro bimbo non osavano strapparli via dal gioco. Nessuno dei due voleva cedere e lasciare all’altro la vittoria. Così le mamme cominciarono a portare loro del cibo. Il bimbo del Belquartiere riceveva: alla mattina verso le 8 tre brioche Forroro, due tazze di latte con il Pocquik e un po’ di pane con il burro e la marmellata; verso le 11 un panino con il salame, ma solo quello Bolati; a mezzogiorno un pasto completo; a merenda due barrette di cioccolato Povi; a sera per cena ciò che più voleva con aggiunta di dessert, soltanto gelato alla fragola che a lui ci piace tanto. Il bimbo del Quartieraccio invece riceveva: alla mattina alle sei, tutto il cibo fino a sera quindi un bicchiere di latte, un panino con la marmellata e uno con la cioccolata, pasta, e un dolcetto; a sera riceveva la cena.

Fu così che in poco tempo i più attenti cominciarono a notare che l’equilibrio si spostava a favore del bimbo del Belquartiere. Sempre più sempre più, e il bimbo ingrassava e più ingrassava più voleva mangiare, più guardava con sfida e rabbia il bimbo del Quartieraccio. Questo durò un po’ di tempo fino a che il bimbo del Quartieraccio un giorno disse:

-Si rompe.-

-Cosa vuoi?- rispose mal mostoso l’altro bimbo

-Il gioco si sta per rompere.- ripete il primo

-Se! E speri che ti creda? Tu lo vuoi tutto per te!-

-No sei tu che sei ciccione e io ora sono troppo in alto e ho paura di cadere e farmi male.-

-Ahahah hai paura! Codardo e se adesso mi alzassi e me ne andassi in altro gioco tu rimarresti con il sedere per terra e ti faresti male, quindi chiedimi scusa perché mi hai chiamato ciccione o ti faccio fare un volo che non te lo immagini!-

-Scusa, però sei troppo pesante ugualmente. Ci sono rumori strani e credo si stia per rompere tutto.-disse ancora il bimbo del Quartieraccio

-Quindi insisti! Mi dai ancora del ciccione! Smettila o me ne vado via di corsa, sai! E poi è un mio diritto mangiare e lo faccio come e quando voglio, tu mi vuoi togliere la libertà!-

-No. Davvero. è solo che la tua libertà di mangiare mette in pericolo la mia libertà di tornare a giocare, non credi?-

-Ad oggi, tu hai bisogno di me per giocare, non puoi giocare con nessun altro! Non ti ho obbligato io a salire qui sopra, anzi ci sei voluto salire tu quindi adesso stai zitto o ti faccio cadere!-

E così il bimbo del Quartieraccio se ne stette in silenzio. I due rimasero lì a guardarsi. Semplicemente si fissavano. E rimanevano lì. E cominciarono a crescere lì. Non scendevano, non andavano a scuola. Il bambino del Belquartiere rifiutò l’iscrizione alle migliori università, quello del quartieraccio persino pensate, una comparsata al Grande Fratello. Rimasero lì talmente tanto che tutti si dimenticarono di loro. Soli a ricordarsene gli altri bambini, cioè quelli che erano bambini perchè ormai i due sul bilico avevano raggiunto la maggiore età. E dopo la maggiore età raggiunsero i trent’anni e poi i quaranta. Ormai erano magrissimi, come Fassino, perchè nessuno portava loro da mangiare e si accontentavano di qualche mosca o altri insetti ma nessuno tra i gli altri bambini aveva il coraggio di dire loro qualcosa perchè erano ormai una specie di leggenda tra loro.

Fino a che non raggiunsero i cinquant’anni, poi i sessanta e infine gli ottanta. Ormai venivano chiamati presidenti emeriti dai bimbi e addirittura vissero un revival verso i 75 anni. Ma loro rimanevano lì. Fino a che un giorno un altro bimbo, lui per davvero, si stufò di non poter andare sul bilico si avvicinò e disse

-Ue nonni! Vi levate di culo?- era un bimbo maleducato e di origini livornesi.

-Noi veramente… bimbo…lo sai chi siamo?- risposero

-So’ ‘na sega io!- disse il bimbo. Voglio solo giocare su sto coso! E voi avete mangiato la tazza di ieri!-

-EH?!- risposero quei due vecchi bacucchi

-Puppa!- rispse il bimbo e insieme ad un altro li fece cadere dal bilico. Vi salirono loro e stiamo ancora aspettando che scendano.

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