Gwiazda

Ovvero saluti da Varsavia.

In questi giorni sono stato fuori dal mondo. A volte succede, si stanno facendo mille cose, oppure si parte per un viaggio. Ecco io sono partito per un viaggio. Sono tornato in Polonia. Per il matrimonio di una cugina. A me piacciono queste situazioni, se si hanno i parenti giusti, e io uno ce l’ho. Uno zio.

Mio zio si chiama, più o meno come me, Franciszek, ed è un operaio, lavora alla FAP vicino Varsavia. Quando mi capita di andare a trovarlo o quando lui viene in Italia passiamo insieme molto tempo a parlare, ridere e bere la vodka che porta. (si è un luogo comune, appunto in Polonia è comune bere vodka). Parlare di operai, di lavoro, di noi, di futuro.

Giovedì io, mia Madre Ainikki e mio padre siamo arrivati in nottata a Varsavia. Siamo andati a casa di questo zio, che vive con sua moglie in un appartamentino poco fuori la città, però lui non c’era e mia zia aveva la consegna di non dire dove fosse. Noi Blutarsky siamo strani. La mattina dopo, presto, mi chiama mio zio

-Franek! Franek! Ti ho svegliato?-

-Mmmmhmmjmaahma, sssi. Ciao zio. Come stai?-

-Bene, bene! Senti: adesso ho fretta, vieni tra massimo un’ora in piazza Dąbrowskiego.-

-Ma zio, perchè? Dov’è? Un’ora? Zio ne ho dormite solo tre…-

-Dai fighetta!- mio zio è così – Ci vediamo lì tra un’ora e mezza al massimo. Ti fidi o no?-

Così mi sono alzato, fatto la doccia, un po’ di colazione scambiando quattro chiacchiere con mia zia. Quando le ho detto dove andavo, lei mi ha sorriso (e vedere una donna sorridere di cuore, per divertimento o chissà che è una roba che ti mette dritta la giornata).

-Vai dallo zio? Vai. Vai.- e non ha aggiunto altro.

Dopo aver convinto mio padre, che invece se la dormiva della grossa, ci siamo messi in viaggio e dopo poco siamo arrivati in piazza. C’era un gran vociare, gente con le bandiere, striscioni. Vedo mio zio e gli vado incontro, ci abbracciamo e salutiamo. L’incontro tra i due fratelli, mio padre e mio zio, è emozionante come sempre, d’altronde non è che si vedano spesso.

Quattro chiacchiere: come stai, come non stai. Poi mi rendo conto di essere sotto l’ambasciata italiana. Con un sacco di operai che sulle tute hanno scritto FAP. Sto per chiedere a mio zio cosa sta succendo quando parte un coro che mi lascia a bocca aperta, per poi unirmici contento:

Marchionne, śruby! Gwiazda! Marchionne, śruby! Gwiazda! Marchionne, śruby! Gwiazda!

Capite che che bello? Ah no. Vero che voi non capite il polacco, bè per voi ignorantelli lo traduco:

Marchionne, fottiti! Stella!

 

 

Era Venerdì. 28 gennaio.

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