#rogodilibri

Ovvero lega la lega!

Riporto ancoa un intervento di Wu MIng su GIAP riguardo al tentativo di censurache si sta operando in veneto. E sostengo l’idea di un gruppo di donne, Donne di Carta, che vogliono andare a leggere i libri proibiti in veneto, a Mestre, il 12 febbraio. C’è bisogno di un gruppo di Milanesi che si unisca alla faccenda. O vogliamo aspettare che anche qui la lega si prenda il dopoFormigoni e ci proibisca i libri? Allora non potremo fare altro che piangere e manifestare il nostro sdegno. Oggi possiamo intervenire prima che, per noi, il lato oscuro prenda la forza e dobbiamo sostenere e aiutare i veneti che si stanno battendo contro questa assurdità! Il 12 febbraio, Mestre, ore 14e30. Chi viene?

tratto da Giap, la stanza dei bottoni

Bologna, Preganziol, Padova: scioperi operai e #rogodilibri, la lotta va avanti
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Benvenuti a Preganziol. Foto di Alberto Sebastiani
A Khaled Said e a tutti gli insorti in Nordafrica e nel Medio Oriente
.
[WM1:] Provo ad aggiornare i nostri lettori su quanto è successo nelle ultime 72 ore sul fronte del “rogo di libri” veneto, e su come questa mobilitazione abbia incrociato altre lotte, in particolare lo sciopero generale dei metalmeccanici.
Riguardo alla battaglia che portiamo avanti da ormai due settimane, una cosa la possiamo dire subito: abbiamo vinto il primo round. Ma procediamo con ordine.
BOLOGNA, INTERVENTO DEGLI SCRITTORI AL CORTEO DELLA FIOM

La due-giorni inizia in Piazza del Nettuno, Bologna, la mattina del 26 gennaio. Alcuni scrittori che vivono in città (Stefano Tassinari, Marcello Fois, noi WM e Massimo Vaggi, che è anche un apprezzatissimo avvocato del lavoro) tengono una conferenza stampa insieme ai dirigenti della FIOM cittadina e regionale. In Emilia-Romagna, per motivi che qui sarebbe superfluo spiegare, lo sciopero generale si terrà il 27 anziché il 28 come nel resto d’Italia. Agli organi di informazione locali spieghiamo le ragioni del nostro sostegno alla lotta degli operai e il senso della nostra presenza al corteo del giorno dopo; ringraziamo gli operai di Pomigliano e Mirafiori per aver dato a tutti noi una grande lezione di dignità; diciamo che tutte le lotte sono la stessa lotta; raccontiamo di come la crisi abbia colpito duro anche nel mondo della cultura (tagli di fondi, ridimensionamenti di festival e rassegne, chiusura di teatri e spazi di aggregazione, lavoratori mandati a spasso da un giorno all’altro); parliamo del #rogodilibri e annunciamo che il giorno dopo, in Piazza Maggiore, faremo un intervento dal palco.

L’indomani, certo, è un po’ buffo leggere sui giornali locali titoli come: «SCRITTORI & OPERAI IN SCIOPERO» (“L’Unità”-Bologna), ma almeno siamo riusciti a connettere due mondi.
Stefano Tassinari parla di fronte alla grande folla di Piazza Maggiore, subito prima di Maurizio Landini, e dice in modo più strutturato e coeso quel che abbiamo dichiarato il giorno prima. A testimoniare che la presenza degli scrittori è ritenuta importante, siamo menzionati anche da Landini («gli scrittori presenti oggi in questa piazza»).

“Ve lo faccio così”. Thanks @uomoinpolvere
[Un inciso: dal palco, Landini dice cose che un sindacato confederale non faceva risuonare con forza da tanto tempo. Dopo quasi un ventennio di politiche concertative e mediazioni al ribasso, è corroborante sentir dire che gli interessi del lavoratore non coincidono con quelli del padrone (dovrebbe essere una banalità di base!), e che i diritti del primo non sono subordinati a quelli del secondo. E’ corroborante sentir dire che ci vuole una globalizzazione dei diritti e delle lotte, che dobbiamo sostenere i lavoratori che si auto-organizzano in Cina, che senza un cambiamento nel modo di produzione il business dell’automobile distruggerà il pianeta. Ripeto: non era scontato sentir dire queste cose in modo netto da un dirigente del sindacato confederale, che per giunta non si esprime in sindacalese ma in italiano di strada (es. “ecco che arriva il fenomeno Marchionne”, dove “fenomeno” è usato nel suo significato slang di “sborrone”).
Landini conclude chiedendo a gran voce lo sciopero generale. Dopo di lui parla una Susanna Camusso in evidente stato confusionale: non saluta nemmeno la piazza, rimane a capo chino sul foglio del suo discorsetto sciapo, si becca bordate di fischi e slogan. Un segretario generale CGIL contestato dalla sua base operaia a Bologna. Credo non sia mai accaduto prima. E il dato più rilevante non è tanto che venga fischiata (a fischiare è pur sempre una minoranza della piazza, seppure consistente), ma che in pochissimi le battano le mani, e nessuno si metta ad applaudire per coprire i fischi e le grida: «SCIOPERO! / SCIOPERO! / GE-NE-RALE!”.]

La nostra presenza urta Alessandro Alberani, segretario della CISL di Bologna, che su “Repubblica” del giorno dopo si chiederà «che c’entrano gli scrittori?» e dirà che secondo lui non abbiamo letto l’accordo di Mirafiori. Beh, io l’ho letto tutto (PDF qui), dalla prima all’ultima cartella, e posso tranquillamente dire che fa cagare.

Il caso Gomorra aveva annunciato un tempo nuovo, e il “Book Bloc” ne ha messo in scena l’allegoria: libri e scrittori sono sugli scudi. Libri e scrittori sono tornati pericolosi. Li si vuole mettere al bando, e la loro presenza nelle lotte colpisce, non passa inosservata. In un paese con pochi lettori, è un dato su cui interrogarsi.
Terminato il comizio, ci organizziamo per la transferta a Preganziol, in provincia di Treviso.

PREGANZIOL CAPUT MUNDI

Da un po’ di tempo, sul web si parla moltissimo di Preganziol. Non riassumerò qui le puntate precedenti, chi vuole può seguire i link inseriti nei post dei giorni scorsi.
In via Gramsci, di fronte alla biblioteca, ci sono oltre duecento persone. Sono presenti tutte le testate giornalistiche di quel territorio. C’è un troupe di documentaristi venuti apposta da Torino. C’è gente da Treviso, da Mogliano Veneto, da Mestre… C’è “Libera”, l’associazione fondata da don Ciotti. C’è Radio Sherwood. C’è una delegazione del movimento universitario di Padova. Ci sono studenti medi. Ci sono esponenti dell’ANPI. C’è la corrispondente di El Pais. E l’idea del presidio è stata lanciata in rete da una sola persona! Un abitante di Preganziol, Davide Busetto, che – dopo aver visto il TG3, le dichiarazioni balbettanti degli amministratori di Preganziol e il tentativo di far passare per mitomane la coraggiosa bibliotecaria che ha mostrato gli scaffali privi dei libri di Saviano – ha deciso di passare all’azione. La chiamata è partita dal suo blog.

Gli scrittori presenti: Stefano Tassinari, Serge Quadruppani, Lello Voce, Alberto Sebastiani e il Sottoscritto. Abbiamo il volantino degli “Scrittori contro il rogo”, e non c’è quasi bisogno di distribuirlo: viene la gente a chiedercelo. C’è voglia di sapere, di informarsi.
Dopo un intervento introduttivo, ci danno la parola.

Noi li odiamo, gli “spiritualisti irlandesi”!
Io do la notizia (appena ricevuta) che l’assessore Elena Donazzan [foto a destra, con la celtica al collo] non invierà più ai dirigenti scolastici la sua richiesta di messa al bando. Spiego che la signora ha provato a ciurlare nel manico, ha dichiarato che comunque le basta aver sensibilizzato etc. etc. «Tutta fuffa,» dico, «la sostanza è che aveva annunciato che avrebbe spedito una lettera, e adesso non la spedisce più».
Ancora non so quanto sia ridicolo il comunicato della signora, che sostiene di essere riuscita a “isolare” i firmatari dell’appello su Cesare Battisti. Come giustamente fanno notare i Comunisti di Mogliano, Donazzan racconta a se stessa di aver “isolato”

«una larghissima fetta della Cultura italiana (ed anche internazionale!) ed un bel po’ di opinione pubblica piuttosto trasversale (fatta eccezione per i leghisti più sfegatati non abbiamo sentito molte prese di posizione a favore delle proposte sue e di Speranzon).»
Già. Ci hanno dato solidarietà attiva colleghi che sul caso Battisti hanno posizioni inconciliabili con le nostre; si è mobilitata con noi la moltitudine dei lettori; ci ha dato spazi di intervento la FIOM, perché potessimo parlare di fronte a decine di migliaia di persone.
A conti fatti, non abbiamo mai ricevuto tanta solidarietà come da quando Donazzan ci ha “isolati”.

Concludo il mio intervento dicendo che non bisogna abbassare la guardia, perché c’è una pericolosa mozione presentata dal PdL al consiglio comunale di Venezia (Mozione n. 423, PDF qui, analisi in fondo a questo post). Dico che ci stanno ancora provando.
Poi annuncio la mia lettura, più o meno con queste parole: «Io non sono Nanni Balestrini, ma leggerò due pagine da un libro di Nanni Balestrini, un capolavoro di impegno civile, uno dei capisaldi della letteratura italiana contemporanea. Si intitola Gli invisibili, il suo autore è sulla lista nera, se passassero certe proposte questo libro sparirebbe dagli scaffali del Veneto. Questo brano parla di autolesionismo in carcere».
Alla fine della lettura (un brano molto duro e splatter), mi applaudono con convinzione.

Poi interviene Stefano. Il suo è un discorso lungo, articolato. Spiega le ragioni che ci spinsero a firmare l’appello del 2004, parla della “dottrina Mitterrand”, della necessità di una soluzione politica alla ferita degli anni ‘70 etc. ma parla di tutto questo mantenendolo nella cornice della lotta alla censura. Nessuno rimane perplesso, nessuno si scandalizza, l’applauso è convintissimo. Stefano dice: «Anche avessimo torto marcio, la nostra è un’opinione, e ogni opinione ha diritto di essere espressa senza che chi la esprime finisca su una lista nera». Poi legge alcune pagine dal suo romanzo sul G8, I segni sulla pelle (video qui).

Dopo di lui parla Serge. Dice: «Dal mio accento potete capire che non sono italiano. Sono uno scrittore francese, e ho l’onore di essere sulla lista nera insieme ai miei colleghi italiani. Non solo: sono anche il loro editore. Sono direttore di una collana che pubblica molti libri italiani, e quasi tutti i nostri titoli sono di autori sulla lista nera».

Lello fa un intervento, duro e diretto, contro le bassezze della stampa locale, analizza titoli subdoli e criminalizzanti, poi legge una sua poesia, molto potente. Mi rimane impresso un verso: «Chi paga rompe, e i cocci sono nostri».

Poi si susseguono interventi di “Libera”, degli studenti, e di Umberto Lorenzoni dell’ANPI di Treviso (nome di battaglia “Eros”, commissario politico nella Brigata Piave della Divisione “Nino Nannetti”), che fa un discorso bellissimo (video qui). A un certo punto ci indica e grida: «Questi scrittori sono nostri compagni, e noi li dobbiamo difendere!». Conclude dicendo: «Era un motto della guerra partigiana e lo voglio ripetere: se devo cadere, cadrò con le dita negli occhi dell’avversario!» E’ ovazione.
Il giorno dopo, facendo una ricerca sul web, scoprirò che il compagno Eros è davvero uno con le palle. L’anno scorso, in una città come Treviso, ha preso una posizione inappuntabile:

«I leghisti non possono iscriversi alla nostra associazione. Non ne condividono il rispetto per la Costituzione, che il ministro Roberto Calderoli vuole stravolgere, la difesa dei principi di uguaglianza e di solidarietà. In certe manifestazioni propagandano il razzismo e poi discriminano i poveri, accettando di aiutare solo quelli italiani, non danno da mangiare ai bambini che non hanno i soldi per pagare la mensa scolastica, respingono gli extracomunitari. Ma come fanno a volersi unire a noi, antifascisti e antirazzisti per eccellenza? Nessuno di loro avrà mai la tessera dell’Anpi.»
Siamo intervistati da diversi media. Stefano è intervistato da Italia 7 Gold, canale televisivo del nord-est. La prima domanda è: «Cosa c’entra Saviano con Battisti?», e Stefano: «No, un momento, ripartiamo daccapo». Ribadisce le cose dette nell’intervento, comprese le motivazioni dell’appello per Battisti, ma sempre “in subordine”, nella cornice della lotta alla censura.
Molti vengono a ringraziarci per la nostra presenza, hanno gli occhi che brillano, tutti dicono: «Per un posto come questo, è una cosa senza precedenti». Come ha scritto Alberto Sebastiani in una mail indirizzata a molti scrittori:

«Non deve essere facile fare una manifestazione di questo tipo per quelle duecento persone […] Lì in paese si conoscono tutti. Un signore in piedi dietro allo striscione “I libri vanno letti …non nascosti” ha salutato un anziano che passava per via Gramsci. “Be’ – gli ha fatto l’anziano – che ci fai lì?”, “vieni anche tu, è per una cosa giusta!”, “ah no! ho capito da che parte stai tu… non ti saluto neanche più”, e se n’è andato incarognito. Il signore è rimasto dietro allo striscione e ha detto con quello vicino: “qua se appena dici qualcosa contro la lega, succede così”. Ma non si è allontanato dallo striscione, e dopo, durante le letture, applaudiva forte.»
Un primo bilancio, non solo della giornata ma dell’intera campagna, partendo dallo specifico e arrivando al generale:
– a Preganziol abbiamo condiviso un momento importante con una fetta minoritaria ma importante e battagliera della società civile locale;
– dopo la “misteriosa” sparizione, i libri di Saviano sono tornati sugli scaffali della biblioteca, che ora ha molte più copie di Gomorra a disposizione, perché molti cittadini hanno donato la loro.
– Lucia Tundo, la bibliotecaria di Preganziol, non c’era perché non poteva esserci (e non approfondisco), ma ha comunque sentito intorno a sé il calore di una comunità, ha avuto la conferma che non è sola. Nel frattempo, il Gazzettino ha dovuto rettificare le porcherie scritte il giorno prima sul suo conto. La sua situazione resta difficile, ma c’è chi la difende.
– l’assessore Donazzan ha fatto marcia indietro e la sua lettera finisce nella pattumiera della storia;
– Speranzon presenta in municipio una mozione che è oggettivamente odiosa ma, costretta ad affermazioni più implicite, segna un mezzo passo indietro rispetto alle dichiarazioni dei primi giorni.
Questi sono risultati tangibili, risultati parziali ma importanti di una mobilitazione a cui abbiamo contribuito tutti, scrittori e lettori. Non ci sono allori su cui riposare, ma che la lotta paga dovremo pur dirlo!

Tra gli scrittori più attivi sul fronte del #rogodilibri, senza trionfalismi, si sta discutendo delle strategie utilizzate, di cosa abbia funzionato di più e perché. In una mail, Stefania Nardini ha scritto:

«E’ indispensabile uscire dalla logica localistica dei vari Speranzon che, proprio in virtù del fatto che l’informazione in questo paese è una chiavica, si muovono in una regione come se fosse un loro feudo. Un buon giornalismo, sottolineo buono per dire professionale, al di là dei titoli sui festini di Berlusconi avrebbe dovuto sparare in prima pagina ciò che è accaduto […] Non hanno fatto bene i conti. Non si aspettavano di finire sui giornali francesi e spagnoli […] sono solo queste le armi che impallinano soggetti che si permettono di violare la Costituzione pensando di poter fare ciò che vogliono in una terra di nessuno. Abbiamo dimostrato che il Veneto non è la “loro” terra. E un dibattito locale avrebbe non solo abbassato i toni di una battaglia che è per la libertà, ma portato acqua al mulino di questi rozzi. Le notizie, cari amici, sono notizie solo quando superano i confini locali. Ci piaccia o no funziona così.»
In un’altra mail, Girolamo De Michele ha scritto:

«Si è spiazzata la politica locale giocando una dimensione nazionale (anzi: sovranazionale) contro il loro localismo. La politica locale è il loro gioco, il gioco di cui controllano le regole e gli arbitri: sono stati costretti a giocare su un terreno che non è il loro. Abbiamo contribuito a fare di Preganziol, per qualche giorno, il centro simbolico di un dibattito sulla censura, abbiamo reso noto a mezza Europa chi è Donazzan. È una lezione di metodo. La mobilitazione ha giocato con i propri tempi, quelli della rapidità e della tessitura di relazioni sul web: un gioco che loro non conoscono, che non è connaturato alle loro pratiche politiche. Al radicamento si è contrapposta la deterritorializzazione, se mi passate l’espressione filosofica.»
ANCHE A PADOVA, INTERVENTO DEGLI SCRITTORI AL CORTEO DELLA FIOM…

Serge Quadruppani, Lello Voce e Massimo Carlotto, Padova, 28/01/2011
…e performances contro il #rogodilibri. Al corteo di Padova, in rappresentanza degli Scrittori contro il rogo, c’erano Massimo Carlotto, Lello Voce e di nuovo Serge Quadruppani. Studenti universitari hanno marciato travestiti da pompieri di Fahrenheit 451, trainando carrelli pieni di libri destinati al rogo e distribuendo centinaia di copie di un opuscolo con stralci di libri che Speranzon e Donazzan vorrebbero “al bando”.
In Piazza dei Signori gli scrittori sono saliti sul palco, e Lello ha parlato a nome di tutti, introdotto da un dirigente della FIOM che ha espresso la solidarietà dell’organizzazione contro censure e attacchi alla cultura. Da una mail di Carlotto:

«Lungo il corteo mi sono fermato a parlare con decine di persone e mi sono reso conto che le nostre iniziative sono state efficaci sul piano della comunicazione. Molti hanno aggiunto notizie a quelle che abbiamo diffuso su Speranzon e Donazzan. Non c’è dubbio che, a distanza e in silenzio, parecchia gente ci ha seguito. La ritirata della Donazzan è stata una vittoria? Certamente quando un politico è costretto a fare pubblicamente marcia indietro e rimangiarsi quanto affermato più volte pubblicamente, significa che è stato sconfitto. Credo che possiamo affermare in tutta onestà che la mobilitazione è riuscita a fermare un’iniziativa che poteva rivelarsi disastrosa.»
DALLE QUERELE ALLA MOZIONE 423

I due assessori anti-antifascisti, Speranzon e Donazzan, hanno querelato il quotidiano “Terra-Nord Est” per quest’articolo sul #rogodilibri. Solidarietà da parte nostra a Riccardo Bottazzo. Si tratta di una ripicca, di un gesto di stizza. Conferma che la pressione l’hanno sentita, l’orgoglio è ferito.

E il mix di orgoglio ferito e pressapochismo porta a sparare grandi cazzate. Se si legge la “Mozione 423″ presentata da Speranzon e altri al consiglio comunale di Venezia, si vedrà che è crivellata di sfondoni, a ennesima riprova che costoro della vicenda Battisti non sanno nulla né hanno voglia di informarsi, perché Battisti è un pretesto come un altro, e il loro sdegno è finto.
Nel testo della mozione:
– si attribuisce a Battisti il ferimento di Alberto Torregiani (mentre persino la sentenza di condanna del 13/12/1988 riconosce che Battisti non era presente a quell’attentato);
– si data l’appello degli scrittori per Battisti al 2007, mentre è del 2004;
– si sostiene che Roberto Saviano accusò Carmilla di avergli “carpito” la firma (una pura frottola, senza riscontro in alcuna dichiarazione di Saviano);
– si dice che Lula ha confermato la decisione di Tarso Genro di concedere a Battisti asilo politico (mentre Lula NON ha concesso l’asilo, ha semplicemente deciso di non estradare Battisti);
– si afferma che le motivazioni di Lula per non concedere l’estradizione «etichettano l’Italia come un paese non democratico, privo di regole di diritto e gli Italiani come un popolo barbaro assetato di vendetta» (cosa in molti ambiti non distante dal vero, ma che comunque non si trova in alcun pronunciamento di Lula né dell’Avvocatura di Stato brasiliana);
– si sostiene la necessità di continuare la pressione sul Brasile anche a costo di «sacrificare la ratifica dei progetti di cooperazione economica già avviati con [quel Paese]» (mentre, come ha spiegato Massimo Carlotto, gli amministratori veneti continuano tranquillamente a fare affari con il Brasile, e quando vi si recano si guardano bene dal nominare Battisti);

Dopo questa impressionante sequela di gaffes e affermazioni demenziali… arriva anche di peggio. La mozione chiede al Comune di Venezia di

«individuare, fino a quando [gli scrittori] non decidano di ritirare pubblicamente la propria adesione dal manifesto a sostegno di Battisti, delle forme di boicottaggio civile, ad esempio non concedendo gratuitamente sale di proprietà del Comune di Venezia per dibattiti o altre iniziative […] manifestare l’indignazione della città intera nei confronti di Marco Philopat, Luigi Bernardi, Elia Spallanzani, Valerio Evangelisti, Domenico De Simone, Christian Raimo, Tiziano Scarpa, Nicola Baldoni, Alessandro Mazzina, Alessandro Bertante, Lello Voce, Massimo Carlotto, Giuseppe Genna, Nanni Balestrini, Catalano [?], Michele Monina, Stefano Tassinari, Giovanni Zucca, Sandrone Dazieri, Giorgio Agmben [sic], Mauro Smocovich, Enrico Remmert, Rossano Astremo, Gianfranco Manfredi, Tommaso Pincio, Pino Cacucci, Simone P. Barillari, Ray Luberti, Monica Mazzitelli, Francesco Cirillo, Fausto Giudice, Massimiliano Governi, Giovanni De Caro, Dario Voltolini, Roberto Saporito, Antonio Moresco, Enzo Fileno Carabba, Luca Masali, Vittorio Catani, Girolamo de Michele, Cristina Brambilla, Laura Grimaldi, Gabriella Fuschini […]»
Ecco, questa lista è compilata in fretta e furia, a cazzo di cane, dal momento che
1) vi figurano anche scrittori morti, che difficilmente faranno richiesta di una sala a Venezia;
2) c’è un cognome privo di nome, tale “Catalano”. Vogliono boicottare tutti i Catalano d’Italia? O ce l’hanno proprio coi catalani, intesi come popolo?
3) mancano un sacco di scrittori firmatari. Ad esempio, manchiamo noi WM, Gianni Biondillo e Loredana Lipperini!
Cosa sia accaduto non è difficile da immaginare: hanno preso la pagina web dell’appello e fatto la ricerchina con la parola “scrittore”. Siccome Loredana si qualificò come “giornalista”, Biondillo come “architetto” e dopo il nostro nome c’era “scrittori”, al plurale, noialtri siamo rimasti fuori.
In realtà Speranzon e compagnia non hanno la benché minima idea di chi sia tutta questa gente, né si sono informati al riguardo.

Del resto, ragazzi, stiamo parlando di Raffaele Speranzon. Quello che fa l’assessore alla cultura, ma sulla sua pagina web scrive cose come queste:

Sprengler?
Sarà mica Spengler, per caso?
Da notare anche un’altra cosa: il “boicottaggio civile” consisterebbe nel “non concedere gratuitamente sale di proprietà del Comune”. Vale a dire che se paghiamo, allora non c’è problema. Lo sdegno civico e la collera morale son belle cose, ma i schei xe anca mejo.

Al Consiglio comunale di Venezia il centrodestra è minoranza, ma non diamo troppo per scontato che questa porcheriola venga fermata. Su certe questioni, il centrosinistra ha un ventre molle non difficile da perforare. Stiamo molto attenti.

LE PERSONE-LIBRO

Contro il #rogodilibri sono in programma altre iniziative. Le “persone-libro” dell’associazione “Donne di carta” hanno in programma un’incursione a Venezia e dintorni:

«Vergogna a chi al riparo delle ISTITUZIONI dice che “sconsigliare i libri è una bella cosa” e mette all’Indice i libri di Saviano, di Pennac, di Lipperini, di Carlotto, di Grimaldi, di Scarpa e di tanti altri Autori, “rei” di essere stati nel 2004 “pro-Battisti”.
[…] Partiamo da Arezzo e da Roma per andare il 12 febbraio in Veneto alla Biblioteca civica di Mestre e il 13 febbraio alla Sala consiliare del Municipio di Porogruaro per dire a voce alta le pagine messe al rogo e gli Articoli della Carta dei Diritti della Lettura perché nessuno deve scegliere cosa vogliamo leggere.
Mai come oggi essere una “persona libro” acquista il senso profondo di una dimostrazione di libertà. Possono eliminare i libri ma non la memoria e le voci delle persone. Venite con noi.
Chi in Veneto costruisce il disaccordo, ci accolga: biblioteche, scuole, piazze. Andremo ovunque. E’ tempo di tesserarsi a Donne di carta per aiutarci a sostenere quest’impresa. Un modo concreto di partecipare. Grazie. Scrivere a: segreteria@donnedicarta.org»
Quanto a noi, continueremo a informare, e gli Scrittori contro il rogo resteranno mobilitati.
Grazie a tutt*.

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