Egitto Resistente

Ovvero ma che c’entra la democrazia cit. da Ragazzi Fuori, M. Placido

 

Il mondo arabo è in subbuglio. Ha cominciato la Tunisia, ora c’è l’Egitto, lo Yemen, l’Algeria, il Sudan e il Marocco. A me fa piacere.

Mi ha fatto molto riflettere che ieri l’On. Bonino dicesse che la richiesta di democrazia  che veniva dal mondo arabo, dalle popolazioni, dimostrasse che questa non è solo una necessità,una richiesta tipicamente occidentale (tg3 serale).

Già in fondo quello che sta succedendo è molto simile alla nostra Resistenza. E voglio qui fare un piccolo ragionamento proprio su questo. La nostra Resistenza, che per me è un fulgido esempio di impegno e militanza non solo militare ma ance civile, è basata su un compromesso. Questo compromesso è stato stilato sulla base della necessità di sconfiggere il Fascismo. Il compromesso prevedeva che la spinte social comuniste fossero riportate dentro il concetto di democrazia progressiva ma le spinte autoritarie di una parte degli imprenditori e della pare reazionaria del paese accettassero una carta costituzionale tra le più avanzate d’Europa. Entrambi accettarono e la Resistenza vinse la sua sfida. Il Regime Fascista, ormai identifcato con alcuni esponenti dal Duce ai più efferati ma non voglio fare l’elenco perchè non vorrei fossero confusi con dei capri espiatori, non fu smantellato del tutto, anzi una delle prime vittime di questo compromesso fu l’epurazione. Quando parlo di epurazione non intendo fucilazioni di massa, intendo semplicemente che un prefetto o un questore che hanno gestito l’ordine pubblico sotto il regime, o un magistrato che, come gli altri, vi ha dovuto giurare fedeltà, si tenessero pure la loro vita ma non il loro lavoro. Perché troppo compromessi. Così non è stato e magistrati con una chiara adesione ideale al fascismo hanno stabilito che le torture erano efferate se avessero fatto ribrezzo a chi di torture era avvezzo, quindi i torturatori stessi, salvando così cani e porci non ultimo Valerio Junio Borghese, che tanti danni ha fatto negli anni successivi.

Ciò che voglio dire è che quel compromesso ha permesso la vittoria nell’immediato e ha prodotto miglioramenti, nonostante tutto anche oggi stiamo meglio di allora, ma non era la vittoria della guerra ma di una semplice battaglia. Infatti i diritti teorici sono rimasti sulla Carta, fino che le persone non sono scese in piazza. Infatti la Confindustria ha protestato e vigorosamente per l’introduzione dell’obbligo del pagamento dei contributi per i lavoratori. Mi piacerebbe che oggi qualcuno se lo ricordasse che non basta sconfiggere Berlusconi, invece di stare a inseguire Fini. Ma voglio tornare all’Egitto.

Noi in Europa abbiamo da almeno 60 anni la democrazia, le popolazioni arabe la chiedono ora. Credo che da qui dovrebbe partire il sostegno più convinto a quelle popolazioni, ma dobbiamo metterle in guardia che poi le libere elezioni vengono sabotate con la strategia della tensione, Ustica, Gladio, piazza della Loggia e la stazione di Bologna, il clientelismo, accordi con la mafia. Da apparati di propaganda, dalla concezione stalinian-messianica della gestione dei partiti, di cui ancora oggi sentiamo il pesante influsso.

La democrazia non è e non può essere buona di per se. La dimostrazione è che tendenzialmente le elezioni non sono mai state del tutto libere in Italia, ricordo che l’ambasciatore USA in Italia nel 1946 diceva che gli italiani avrebbero anche potuto scegliere il PCI/PSI se avessero voluto ma che questo avrebbe portato alla fine degli aiuti, mi sembra un po’ l’atteggiamento di Marchionne. E questo è solo l’inizio e solo per l’Italia. Intendiamoci che dall’altra parte del muro si stava di male come insegnano Imre Nagy o la Primavera di Praga, esattamente come da questa. I due blocchi sono speculari se uno è da condannare lo è anche l’altro. E allora mi piacerebbe che agli egiziani noi mandassimo questo messaggio: viva la democrazia, ma quella partecipativa. Una volta che avrete conquistato i vostri diritti, e già le vostre lotte sono da prendere da esempio da questi popoli europei un po’ stanchi, non abbassate mai più la guardia. Non dite ai vostri figli: tanto è tutto uguale, prima pensa a te. Perché in quel momento l’avrete persa.  

Alcuni link interessanti sulla rivolta nei paesi arabi

El Paìs

The Middle East Times quotidiano egiziano in lingua inglese

The New York Times

Partito Comunista Egiziano

La Stampa

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