Chi c’era e chi no

Ovvero bugie e analisi stupide

Ieri mattina mi sono svegliato molto presto. C’era un bel sole e mi sono messo in marcia in fretta per raggiungere l’appuntamento. Arcore è lontana da Trebisonda e da tutta Italia. Lontanissima. Dopo alcune ore di viaggio con gli amici compagni siamo arrivati e siamo entrati in piazza dove c’era il presidio, bello e colorato, per la maggior parte di viola. Un sacco di cartelli. Musica e insulti, dai diciamolo: c’era un cartello retto da una signora del popolo viola che diceva: se non vuoi dimetterti, sparati. Oh! Ben inteso, non faccio il signorino, io, a volte l’insulto la rabbia ci stanno tutte. E poi ad un tratto qualcuno ha pensato di portare almeno parte del presidio sotto la villa, anzi sotto la Villa, proprio quella la. Un’idea inutile e stupida? No. No cazzo, basta con questi fighettismi. E da qui in poi quello che leggerete è stato visto dai miei occhi, a differenza dei giornalisti di Repubblica, e cito loro perchè di Corriere e Co non me ne frega nulla mentre loro sono quelli indignati contro Berlusconi, che non avendo trovato una pagina feisbuc, anzi fessbuc, dove copiare e rubare si sono messi a scrivere cose di propria invenzione. Non eravamo in dieci violenti. Eravamo molti di più per prima cosa e poi è vero che c’era si un gruppo di ragazzini, e non, che si atteggiavano a fare i teddy boys ma io, che ero lì davanti, ho vsto volare qualche carta, e solo una bottiglia, prima delle cariche sono volati al massimo degli insulti. La bottiglia per altro non ha colpito nessuno. A differenza di quando le cariche sono partite dov una a centrato un funzionario della Digos che ordina di manganellare in testa, bè…pari. Quando è stato evidente che non erano solo dieci ragazzi scalmanati ma che con loro c’erano molti, molti, partecipanti al presidio, la polizia ha dovuto arretrare il primo blocco. Questo ha sicuramente fatto sentire i ragazzini superfichi e qui intervengono gli altri. Già perchè facile per il popolo viola, alle cui manifestazioni non parteciperò mai più, adesso prendere le distanze. Ma organizzare degli eventi non è come crearne su feisbuc. La gente a volte non segue quello che le dici, nius per i neofiti, a quel punto si hanno due strade o urlare subito dal palco chi chiede il corteo non è gradito e cazzi suoi, oppure cercare di guidare la protesta spontanea in quanto spinta democratica della base. Ognuno può scegliere ma ieri gli organizzatori non hanno scelto, hanno piagnucolato avanti e indietro dal presidio cercando di convincere tutti a tornare indietro e non riuscendoci. Hanno fatto una figura, ai miei occhi, davvero pietosa. Poi sono partite le cariche, nel momento di massima calma, quando nemmeno gli insulti volavano e l’unica cosa che chiedevamo era di sfilare sotto le Sue finestre. I tutori dell’ordine hanno opposto un muro di non ascolto a qualsiasi richiesta, c’è stato anche chi si è proposto come garante perchè non accadesse nulla davanti alla casa di Berlusconi. Niente e poi di colpo le cariche, che non sono state una risposta. A un bel niente. Io c’ero. Io c’ero e ho visto un mio carissimo amico prendersi una manganellata in testa da un carabiniere che proprio la testa voleva colpire. L’ho visto indietreggiare e tornare avanti con mezzo viso coperto di sangue, fortunatamente non era assolutamente nulla di grave. Intanto però chi giocava al teddy boy era scappato indietro con la coda tra le gambe.

A mio avviso adesso è ora di finirla. Non si sconfigge Berlusconi e la sua cricca con un movimento di opinione o insultando le forze dell’ordine. Se si chiedono le sue dimissioni non basta fare due iniziative di tre ore, sabato al Palasharp e ieri ad Arcore, e poi tornare tutti a casa, al calduccio a vedersi l’Inter che batte la Roma, a fare la spesa per la settimana. E non si batte nemmeno con le azioni da sbruffoni di ragazzini che avrebbero veramente bisogno di un lìder da seguire. Poverini anche loro. Quello che avremmo dovuto fare ieri era ad un tratto sederci tutti, davanti ai poliziotti e ai carabinieri e dire che non ci saremmo più mossi. Mai più fino alle dimissioni. Così stanno facendo in Egitto. Sicuramente è dura, ma chi vi dice che sarà facile o che basta fare la scampagnata domenicale per dimettere un potere come quello berlusconiano, vi prende in giro e vi vuole solo far fare click. E con questo io ai cortei del popolo viola e dell’indignazione di Repubblica ho smesso di andare. Hanno, loro, scavato un solco troppo profondo. Io non aspetto che arrivi la cavalleria a salvarmi. Io tifo Resistenza. Ora e sempre.

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