Seguendo Giulio

Ovvero tanti auguri Giulio!

Essere svegliati dal citofono è una cosa odiosa. Ci si alza tutti rincoglioniti, si raggiunge l’odioso apparecchio con quel suo fastidioso suono intollerabile e mentre ancora non si capisce se si sta sognando o meno si biascica alla cornetta

-Pronto?- dico

Silenzio. Se è un scherzo di ragazzini giuro, giuro, che li ammazzo. Guardo l’orologio e vedo che sono le 11 di mattina, si però è domenica!

Mi schiarisco la gola

-Pronto?!- ripeto un po’ più ad alta voce

-Franek! Sono Giulio! Ti ho svegliato?-

-No, brutto pirla, ho sta voce perchè facevo i gargarismi con l’acido muriatico. Che vuoi?!- non sono sempre così scontroso, solo quando mi svegliano alle 11 di domenica mattina con il citofono.

-Aprimi dai! C’è una roba che… ma dai fammi salire!- insiste Giulio

-Giulio sono le 11 di domenica mattina, o è scattata la rivoluzione senza che io ne sapessi nulla o sta volta ti scortico vivo!-

Giulio è un grande, ma non capisce che a volte gli altri hanno interessi,orari, pensieri, diversi dai suoi. Si finisce sempre in avventure mitiche quando si sta con lui, la maggior parte delle volte ce le inventiamo. Seduti a un bar a immaginare di atterrare sulla Luna, o di avere un sommergibile su cui vivere. Giulio è fatto così prendere o lasciare.I più spesso lasciano, ma non come dal macellaio, semplicemente lasciano Giulio a fantasticare da solo, ogni tanto qualcuno se ne ricorda, di Giulio, e tira fuori qualche storia più o meno ricalcata su quelle di Giulio ma non così avvincenti.

Comunque io gli apro, ormai è qui, sono le 11, sono sveglio.

-Sali- gli dico e butto giù il citofono. Poi accendo la macchinetta e mi accingo a preparare un caffè. Giulio entra e si siede, è tutto eccitato.

-Per me il caffè no, grazie.- dice. Io lo guardo interrogativo, i primi due caffè erano solo per me. Io armeggio un po’ con barattolo del caffè che proprio non ne vuole sapere di aprirsi. Poi si apre di colpo ricoprendomi di polvere che mi fa starnutire come fossi un mantice, e se non avete idea di come starnutisca un mantice beati voi. Tra uno starnuto e l’altro vedo Giulio che sta seduto in punta della sedia. Eccitatissimo. Aspetta che io gli chieda e così decido di chiedergli

-Allora Giulio?-

-Ho scoperto un passaggio… in chiesa- dice misterioso. Che palle ma perché dice sempre qualcosa che mi incuriosisce?

Però dissimulo

-Mmm- dico sistemando la tazzina sotto la macchinetta – Il portone?- e schiaccio il tasto per fare il caffè.

Giulio dice qualcosa. Ma non lo sento per il rumore del caffè che scende, così gli faccio il gesto con la mano di aspettare. Lui non ce la fa, così quando spengo la macchina

-… e poi mi sono fermato perchè volevo venissi con me.- Giulio tira sempre dritto.

-Non ti ho sentito- gli dico

-Non è il portone, pirlùn! Dietro l’altare una piccola botola, io l’avevo vista più volte però non pensavo che fosse niente. Poi Don Gino mi ha detto che lui non ne sapeva nulla che non se ne era mai accorto. Quindi mi sono incuriosito e sono sceso e ho visto un cunicolo che si scendeva verso il basso, l’ho seguito per un po’ poi o sentito degli strani rumori e… –

Io spero per voi che abbiate un amico come Giulio perché altrimenti vi annoierete parecchio nella vita. In quattro e quattro otto mi vesto e siamo dietro l’altare della chiesa di San Rocco. Nella chiesa non c’è nessuno, noi siamo entrati grazie alla copia della chiave della sagrestia che Giulio ha fatto con il calco della chiave di Don Gino. Il silenzio è surreale, le statue ci guardano e San Rocco, San Gervasio, San Michele d’Arzaglio, sospettosi, non ci tolgono gli occhi di dosso. Giulio apre la botola e entriamo. Scendo per una ripida scaletta verticale. Mi trovo immerso nel buio e accendiamo le torce. Siamo in un tunnel, il pavimento e lastricato e le pareti sono intarsiate e il soffitto non è molto alto e fatico a stare ritto. Cominciamo a camminare e seguiamo il tunnel facendo luce con le torce elettriche. Fino a che davanti a noi non si apre un slargo enorme. Templi in stile maya, illuminati da torce e un sacco di gente che si muove, noi rimaniamo a bocca aperta e ci guardiamo senza dire nulla. Giulio è il primo a riaversi e inizia a scendere per un ripido sentierino che si snoda sotto l’apertura dove siamo. In poco tempo giungiamo nella città, cerchiamo di nasconderci ai passanti ma la cosa è pressochè impossibile data la mancanza di nascondigli e in poco tempo siamo diventati il centro dell’attenzione. Cerchiamo di comunicare con loro, cerchiamo di mostrarci pacifici ma la cosa è impossibile e non riusciamo in nessuna maniera a farci intendere. Mentre ormai una piccola folla si è radunata intorno a noi sentiamo un grido e un verso. Il grido è umano mentre il verso sembra essre una specie di barrito elefantesco però più sibilante. La gente intorno a noi comincia a correre alla disperata cercando rifugi e sopra i templi appare una specie di iguana gigante che barrisce e devasta tutto ciò che gli sta davanti. Noi ci troviamo di colpo soli e cominciamo a correre in preda al panico. Non sapendo assolutamente dove andare. Fino a che non troviamo un enorme lago con una specie di sottomarino li, ci entriamo più che altro per proteggerci ma così facendo ci troviamo nel sottomarino in partenza. Una volta scoperti ci tocca di lavorare, pulire latrine, servire da mangiare. Dopo qualche giorno torniamo in superficie e io e Giulio rimaniamo soli nel sottomarino. Cercando una maniera per scappare. Troviamo una nuova botola con scritto “in caso di emergenza”, più in emergenza di noi… Apriamo la botola e ci troviamo catapultati su una mongolfiera in volo sopra i mari. Superati i venti e giunti quasi sulla luna, quando stiamo sorvolando di nuovo Trebisonda un razzo ci buca il pallone e noi cadiamo, e cadiamo e cadiamo. Fino a che non ci troviamo di nuovo nel mio soggiorno e sono le 13e30.

-Capisci cosa potremmo trovare?- mi sta dicendo Giulio.

-Si Giulio hai ragione- rispondo – Un viaggio straordinario-

J. Verne 8 febbraio 1828 -24 marzo 1905

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