Un Quarto (di secolo)

Ovvero come passa il tempo? Un po’ per volta.

Non fatevi trarre in inganno, è proprio un razzista

I bambini crescono in fretta e a volte i rendi conto di colpo che sono cresciuti. No, forse è meglio dirla così, siccome ciò che ti cresce sotto gli occhi cresce piano, piano, allora hai a volte bisogno di fare mente locale per “ricordarti” che una persona è cresciuta. Mmm, mi convince poco, perché in fondo se non si vede una persona per molto tempo nella memoria rimane impressa l’ultima immagine della stessa che si è visto, quindi se uno è un bambino rimane tale fino al prossimo incontro, fossero passati, che so, 25 anni.

Ecco. Così è successo che, quando ero ragazzino, più o meno 25 anni fa io ne avevo più o meno dieci, una coppia di stronzi del Quartieraccio ha avuto un figlio. Il figlio, fin da quando io avevo una quindicina d’anni, si è mostrato all’altezza dei genitori. Ce l’aveva con tutti, era sempre colpa degli altri, ed era di un razzismo insopportabile. Ricordo che una volta ai tempi dei mondiali in Italia lo sentii cantare

-Camerùn! Camerùn! Meglio negher che terùn!- io inorridii però nessuno disse niente, in fondo era figlio di quei due stronzi meglio non cadere nelle provocazioni, disse anche mio padre. Io seguii l’esempio. Ma da quel giorno quel bambino mi è stato antipatico, anzi no, mi è stato proprio sul cazzo.

Col tempo il bambino crebbe, anche se per me rimaneva sempre il piccolo pirla, e divenne ancor più fastidioso. Un giorno ricordo che camminavo con gli amici, io avevo 20 anni, il bambino era un ragazzino ma per me rimaneva un piccolo pirla e passando gli sento dire

-Comunisti e polacchi del cazzo!- lo sibila ad un altro bimbo che gli sta al fianco e che sghignazza. Io non ci ho visto più, sono tornato indietro e l’ho appeso al muro, letteralmente, l’ho messo li e gli ho detto di ripetere se aveva il coraggio. L’amichetto è scappato e lui si è cagato addosso: letteralmente. Mi sono dovuto scusare, sono dovuto andare a casa loro a chiedere scusa, mai umiliazione fu più bruciante. E ho saputo che i genitori dicevano che d’altronde eravamo immigrati, e si sapeva che gli immigrati sono violenti. E quando sono andato a scusarmi ha fatto degli accenni all’ideologia che stavo sposando, che era intollerante, che dovevo stare attento. Gli ho detto che quelli non erano fatti suoi, e che mio padre sapeva educarmi meglio di quanto lui stava facendo con quel…quel… bambinetto!. Altra scenata.

Molti adulti e mio padre in testa, mi diedero ragione quando eravamo soli, ma mi dissero che non dovevo cascare alle provocazioni e che la risposta migliore era di non farci caso, di fargli dire quello che volevano, che non ti badar di loro ma guarda e passa. Ora so che avrei dovuto rispondere che Dante quella frase la rifila agli ignavi, non ai peccatori.

Comunque io ho avuto altri scontri con sto ragazzino insopportabile ma finivo sempre con il lasciar perdere, ricordandomi quello che mi avevano detto.

E così cosa è successo? Ecco cosa è successo che sabato sta merda, e scusate ma quando ce vo’ ce vo’, ha festeggiato il suo 25° compleanno. Ha fatto una festa nel bar che frequentiamo solitamente e ha diramato gli inviti dicendo che quella sera noi immigrati, quelli di sinistra e ancor più tutte e due le categorie contemporaneamente, non erano benvenuti. Ho chiesto spiegazioni al proprietario

-Paga- mi ha risposto. Gli ho chiesto se quindi io pagassi potrei pisciare per terra, lui mi ha detto

-Che c’entra? Non è la stessa cosa!- aveva ragione la differenza è che lui paga sul serio io uso il condizionale.

-Gli affari sono affari.- mi ha detto lui. E gli ho risposto che se per lui fare affari con i razzisti era normale e giusto, che se lui era libero di fare affari con i razzisti e gli intolleranti io sono libero di non frequentare più quel bar.

-Come la fai dura, Franek!- ha risposto lui.

Io e altri amici siamo andati un’ultima, davvero l’ultima, volta a quel bar, per la festa del simpatico ragazzino.

Piena di gente, stracolma. Un sacco di razzisti. Molti di quelli che un tempo dicevano Ma si! Ma sì! erano lì perchè ormai loro erano una forza non sottovalutabile nel quartiere. Io e altri immigrati siamo entrati per primi. Dietro noi altri amici.

-Eccoli che sono venuti a rovinare la festa!- ha detto il festeggiato.

Abbiamo fatto finta di nulla, ci siamo recati al bar

-Dieci caffè- abbiamo ordinato

-Che intenzioni avete ragazzi? Non voglio casini-

-Tranquillo.- e ci mettiamo a bere al bancone.

Io osservavo quel ragazzino insopportabile che orami era un uomo, era diventato grande e importante nel quartiere. Mi ricordava tanto una storia di qualche tempo fa, non era ambientata a Trebisonda. Era ambientata a Monaco di Baviera, in una birreria.

Poi abbiamo cantato tutta Fischia il Vento e siamo usciti.

PS chiaramente è uscito un signore che conosco bene e che i ha tirato una sacco di noiose storie sul fatto che la libertà di espressione era per tutti. Gli abbiamo fatto notare che la Lega viola la nostra Costituzione in più punti, partendo dall’art. 3:

tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ma la Costituzione non va difesa va solo subita. Comunque da qualche tempo se vedo un punto verde sto molto attento, o è u marziano (e sappiamo bene che intenzioni hanno) o è un leghista.

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3 risposte a Un Quarto (di secolo)

  1. Dario ha detto:

    Però potevi chiamarmi venivo anch’io al bar a cantare fischia il vento… non ci sono più tanti posti dove farlo purtroppo!

  2. Pingback: Odio Umberto Bossi « I tedeschi di Pearl Harbor

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