Un altro

 Ovvero italianità

Era una bel pomeriggio, Franek aveva deciso di andare a trovare suo cugino Fruto che aveva trovato casa nel quartiere Isola. Era stato meglio separarsi. Fruto, chissà perché non riusciva a dormire in casa sua. Era sempre stanco e il suo fascino dal sapor mediorientale (lo so che non gli piace la Nannini ma cerco anche io di far vedere che un po’ di musica la conosco) ne risentiva.

Comunque appena uscito di casa Franek, che pensava di prendere la macchina, venne investito da quel teporino che c’è nei giorni sfumati tra inverno e primavera. Decise così, nonostante l’Isola fosse un po’ distante di inforcare la sua vecchia Bianchita. La bici storica della famiglia Blutarsky, ramo italiano. Detto fatto e dopo due metri aveva il fiatone ma decise di insistere. Cominciò così il viaggio di Bluto alla ricerca di Fruto. O della sua casa.

Pedala che ti pedala, Franek arriva ad una rotonda. Qui in lontananza vede una macchina che non rispetta la precedenza e finisce per fare un incidente con la macchina che già occupava la rotonda. Passando Franek sentì distintamente il guidatore del primo veicolo dire

-Ma è lei che andava troppo veloce!-

Per andare all’Isola si può passare attraverso le strade più trafficate di Trebisonda o passare per il Belquartiere. Di solito Franek evita il Belquartiere, con tutte quelle telecamere di protezione si sente nudo, o come quello del film, dai come si chiama? Vabbè quello che Gimcherri. Questa volta però ha deciso che per la sua incolumità sia meglio farsi riprendere. Pedala che ti pedala incrocia due mamme ingioiellate che portano a spasso cani scoglionati che scagazzano dove possono, giustamente. Mentre passa sente una che dice all’altra

-Si! E gli ha pure tolto il cellulare! Marta stava scrivendomi un messaggino e la professoressa quando l’ha vista le ha tolto il cellulare! Si guarda mio marito è andato su tutte le furie,  siamo andati dal preside….- il resto non lo sentì.

Svolta un angolo e quasi investe un bambino che spunta fuori all’improvviso da una macchina. Franek lo evita con una sterzata e, con ancora l’adrenalina che fa battere un po’ più forte il cuore, sentì alle spalle, il padre del bambino che urlava

-Ma se non sei capace di andare in bici, lascia stare stronzo!-

Tirò dritto.

Esce, con un sospirone, dal Belquartire con le sue villette, le sue case superattici, i suoi loft i suoi brifin, i suoi branc, e gli eppiauar. Si ributta in Trebisonda. Felice. Quando, passando davanti a un gruppo di persone con dei borsoni,

-Ma come fa ad essere colpa mia! Io più di così… sei tu che sei uno scarpone!

poco più avanti, una donna al telefono

-Io!? Io!? E tua madre allora?-

Dopo un po’ una coppia

-Io non mi sono dimenticata un cazzo! Sei tu che dovevi portarmi fuori e poi ti sei ricordato che avevi altro da fare-

Dopo qualche altro metro ancora

-La colpa è di ‘sti immigrati! Ma non lo vedete?! Anche se fossero brava gente, non abbiamo spazio per tutti qui! Colpa loro se non vogliono combattere le loro guerre!-

Dopo un po’ Franek arrivò a casa di Luis, pensando che doveva prenderla più spesso la bici, avrebbe fatto meno fatica alla lunga. Citofonò e quando Fruto, o Luis, gi rispose sentì un rumore di vetri in frantumi.

Salì la scale e arrivò in casa.

-Che è successo Fruto?- chiese

E intanto sperava che il cugino non si fosse già italianizzato al punto di incolpare qualcun altro.

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Una risposta a Un altro

  1. giovanni ha detto:

    Ottimo! 🙂

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