Gheim over

Ovvero riflessioni orientate

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, tempo fa, aveva detto che la crisi è come un videogheim. L’ho trovata una metafora azzeccata e quindi mi chiedevo se il buon Giulio sapesse cosa significa giocare nelle sale giochi, modello anni ’80, perchè prima o poi i gettoni finiscono.

Inoltre ci sono sempre i bulli, quelli che si fregavano i tuoi gettoni, che inserivano pezzi di plastica per giocare a sbafo, insomma se avete più o meno la mia età sapete a cosa mi riferisco.

Mi è tornato in mente questo ragionamento quando ieri sera ho sentito al tiggì che il terremoto che ha appena colpito il Giappone, come quello che colpì sempre le isole nipponiche nel 1995, potrbbe essere un rilancio per l’economia del sol levante. L’ho trovato ributtante, però è vero. Adesso un sacco di capitali giapponesi rifluiranno in patria, ci saranno un sacco di investimenti pubblici, anzi aumentando il debito pubblico ci dovranno essere anche delle manovre che dai più fini economisti sono chiamate: tirare la cinghia. Ovvimanente per i giapponesi mica per il signor Toyota.

E queta è una verità storica, il capitalismo vive di crisi, se non fosse per le crisi il capitalismo sarebbe una formula economia, con il suo corollario del liberismo, più che superata. Una forma che rifiorisce solo quando si può ripartire da zero, è la questione del mercato e dell’accumulazione del capitale originario, ovvero che vi sia un mercato che necessita di tutto e pochi concorrenti sul mercato stesso perchè il capitalismo funzioni, altrimenti tutto si blocca. Così è stato per il suo lancio, con le guerre Napoleoniche, è stato così per le crisi degli imperi e la nascita degli stati nazionali, quindi fino alla prima guerra mondiale, così per la seconda, per la Guerra Fredda e i suoi caldi scenari extra europei, russi e nordamericani. E le catostrofi naturali, direttamente causa del sistema di produzione, e mai sanate. E così sarà per sempre.

Ecco cosa succede con i bulli: o fanno flippare il gioco prima che tu ci possa giocare, o lo sfasciano così il proprietario ne compra di nuovi. Fino a che il proprietario può permetterselo, quando non può più il bullo cambia sala giochi. Peccato che in questo caso la sala giochi sia il mondo e noi solo uno ne abbiamo.

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