Gravitare

Ovvero come fosse se

-Non è possibile- Franek si passò le mani tra i capelli, pochi che ancora aveva sul cranio.

-Non insistere. Ti dico che è così.- rispose Luis massaggiandosi l’escrescenza sul braccio.

-Io taglio- disse Franek

-Ma sei fuori? Lo sai cosa accadrebbe?-

-E allora?-

Nuova Rozzano 15 sestile 2061

-Dai! Dai! Facciamo tardi!-

Che palle ‘sti festeggiamenti! Che due palle! Vestiti bene, spegni il vision, accendi il depuratore, spegni i pannelli solari, fatti la doccia, sbarbati (o era il contrario? Vabbè). Poi esci di casa con una petulante rompicoglioni e tre mocciosi. Ancora si ricordava gli slogan

-Non ti chiediamo nulla. Solo di fare l’amore- erano gli ologrammi governativi di dieci anni prima. E lui ci aveva creduto. Compito di una nazione proletaria come la nostra, che solo allora era riuscita a conquistarsi il cielo, era quello di popolarsi aveva detto il premier. E lui ci aveva creduto.

Così aveva selezionato un gruppo di donne dal catalogo on line del Ministero dello Sviluppo Sociale ed Economico (M.I.S.S.E.) e quando finalmente una di loro aveva scelto lui, l’aveva portata a cena in un ristorantino selezionato sempre dal ministero con vista Terra1 e poi si erano appartati nei locali atti alla bisogna. Tre volte in una vita, come direbbero da qualche parte, una botta una tacca. E i tre mocciosi che erano usciti erano rimasti a lui sul groppone, oltre che alla rompicoglioni. I politici non mantengono mai le promesse: avevano detto che le donne sarebbero poi tornate negli ostelli del Ministero per le Pari Opportunità e i bambini sarebbero stati presi in carico dal Ministero per l’Educazione. E invece? Invece:

-Signor Polpopaul deve aspettare. Non pretenderà che tutto sia pronto subito. Spero capisca lo sforzo tecnologico, economico e umano che la nostra nazione ha dovuto sopportare per innalzare la piattaforma- gli avevano detto quando lui aveva fatto richiesta per liberarsi del primo figlio.

-Ma se ci avete messo dieci anni più del previsto e cinque più di tutti gli altri paesi europei! E noi intanto giù a prendere radiazioni!-

-Lei è un disfattista signor Polpopaul? E poi radiazioni che cosa? Lei e gli altri fortunati siete stati messi in quarantena fin da subito. A non far nulla tutto il giorno come adesso-

Non poteva permettersi una nuova accusa di disfattismo, o un benaltrismo come diceva il direttore del giornale di Nuova Rozzano, avrebbe significato l’abbandono della piattaforma. Il tornare su Terra1 e lavorare era il suo incubo peggiore, peggio dei mocciosi e della petulante rompicoglioni, ricordava ancora con piacere quel giorno di quindici anni prima quando stava all’ARCI Curiel a Rozzano, la vecchia Rozzano, dopo il quinto rosso, di qualità ridicola, e dopo aver già pencolato più volte tra quello e il circolo del PDL in via Mimose. Dopo aver smadonnato contro il primo motivo che gli era venuto in mente, essersi lamentato nell’ordine: 1) dei giovani (non che lui fosse vecchio ma ormai aveva trent’anni); 2) del tempo (non che facesse freddo o fosse brutto però se non c’hai un cazzo da fare ti dovrai pur lamentare); 3) del lavoro (non che lui lo volesse, lui voleva farsi mantenere dallo stato e arrotondare con qualche lavoretto, più o meno legale, fino a qualche tempo prima spacciava poi una notte lo avevano quasi beccato e aveva ritenuto il gioco troppo faticoso); 4) del governo (ma a voce non troppo alta che la sindaca gli aveva promesso il sussidio minimo aggratis, bastava, come aveva fatto, convincere 30 persone a votare per lei); 6) dell’Inter (ma possibile dico io che una squadra europea, non abbia nemmeno un giocatore europeo?). Poi aveva finito gli argomenti e a mezzogiorno aveva scolato il sesto rosso, dai berluscones, lui al circolo del PDL città di Rozzano, ci andava mica perché voleva rimanere sempre amico di tutti perchè non si sa mai chi vince le prossime elezioni, no!, perché lui era di sinistra e ci piaceva provocarli quelli. Poi era tornato al Curiel e lì aveva trovato uno vestito bene, con lo stemma del partito (la Lega Democratica) appuntato alla giacca, con una ventiquattrore che diceva

-Non c’è pericolo per il livello di radiazioni, fior-fior di tecnici del governo lo dicono e lo confermano i dati, ma non sono queste, come dicono quelli dell’opposizione, a spingerci nell’avventura di ItaliaSu! Già tutti gli altri paesi europei, gli USA, la Cina, il Brasile, e persino l’India, hanno installato a qualche chilometro in verticale le loro piattaforme. Non si tratta di scappare, si tratta di dare sfoggio alla nostra potenza, di dimostrare che siamo anche noi una nazione forte e potente a differenza di quanto credono tutti. Ed è per questo che abbiamo bisogno di voi. Di volontari che vadano, non appena pronta la piattaforma e viverla. Sarete mantenuti a vita, farete solo quello che volete, conoscerete delle belle donne, vi sposerete se lo vorrete altrimenti ehhhh- fece il gesto inequivocabile di quelli che scopano come ricci- e sarete felici! Tutto questo solo per la maggior potenza d’Italia!-

Avrebbero dovuto cambiare nome, ma questo insieme ad altre cose, glielo dissero dopo, avrebbe dovuto chiamarsi Polpopaul. Ma che cazzo di nome! Probabilmente uno dei burocrati addetti alla scelta dei nomi, ad un certo punto si era rotto e aveva iniziato ad appioppare nomi di animali che gli stavano simpatici: Simba, Timon, Flipper, Cita, Polpopaul, Laika, Ernestosparalesto, Furiacavallodeluest, e via dicendo. A lui era toccato quello del polpo che faceva le previsioni, ma non del tempo del futuro.

Ci avevano messo dieci anni a costruire la piattaforma e lui intanto, che aveva firmato dove doveva firmare, era stato spostato in un campo protetto dalle radiazioni, in un angolino mentre gli altri, le persone veramente importanti, stavano nelle loro ville e nelle loro piscine, e quelli che lavoravano stavano fuori, dal campo, e anche dalle piscine. Quando finalmente la piattaforma volante era stata ancorata con dei fili di uranio impoverito e piombo ed era decollata lo avevano caricato su un pullman insieme alle altre migliaia in tutto il paese e lo avevano portato alle stazioni di carico. Essendo ancora un esperimento, una prova, non lo avevano fatto salire dagli accessi principali quelli erano per i VIP nel giorno dell’inaugurazione. Ricordava ancora di aver avuto a che fare con un certo Luis, un lavoratore addetto alla sicurezza dei cavi di ancoraggio con cui si fumò una sigaretta prima di salire, che gli disse

-Vi mandano su a vedere se regge, è molto rischioso, non ne hanno la minima idea, potrebbero cedere i reattori, o potrebbero staccarsi gli ancoraggi, se resiste un anno vengono su anche loro-.

-Loro chi?-

-I VIP- poi Luis era stato chiamato da un certo Franek che gli urlava di non parlare con certi sfaticati, e lui dal suo caporione che doveva imbarcarsi. Ed era salito. Solo una cosa aveva dimenticato, o forse proprio non la sapeva, loro erano lì per produrre manodopera. Non si poteva credere che nessuno lavorasse su ItaliaSu! Lui forse per questioni di età l’avrebbe scampata, ma i VIP e i loro figli avevano bisogno di qualcuno che pulisse case, piscine, auto (anche se quello era un lavoro esclusivamente per le future giovinette a cui venivano fatti ingerire ormoni su ormoni perché così avessero la giusta misura di reggiseno), li scorrazzasse e che quando Terra1 fosse diventata inservibile, per le troppe radiazioni e per la mancanza di acqua, cominciassero a produrre su ItaliaSu! Lo aveva capito col tempo, ma mica erano cazzi suoi, al massimo dei tre mocciosi.

Polpopaul pensava a tutto questo mentre si lavava, a tutto questo mentre si vestiva e mentre diceva si si alla petulante rompicoglioni, mentre tirava un ceffone a un moccioso, suo o di qualcun altro, mentre applaudiva il discorso del Premier, ancora lui, mentre assisteva alla sfilata dei militari di Armani e mentre tornava a casa. Sempre le stesse cose da dieci anni. Poi suonò skype.

-Pronto?- rispose la rompicoglioni – Si un attimo. Ti vogliono!- urlò.

Lui arrivò e si mise davanti allo schermo. Non c’era più un immagine ma una scritta. Presentarsi all’ingresso della stazione di discesa numero 1 di Nuova Rozzano.

Rozzano 16 sestile 2061

-Signor Blutarsky così aggrava la sua situazione!-

Franek fece alla telecamera di sicurezza il gesto tipico che si fa con il terzo dito quando si vuole dire che si è moderatamente in disaccordo, poi si passò una mano tra i pochi e radi capelli.

-Mavadaviàolcul!-disse in lingua antica -Sono quindici anni che lavoro, per tenere su ‘sti maledetti, fannulloni, fancazzisti e VIP di sta minchia! Mo’ io taglio!

Luis era alle sue spalle e si accarezzava l’escrescenza sul braccio, preso da un momento di stanchezza si fermò. Subito l’escrescenza attaccò

-La donna è mobile! Qual piuma al vento! Muta d’accento e di pensiero!- come sempre attaccava con il Rigoletto, poi l’Aida, poi la Carmen e via via tutte le altre. Una volta Franek e Luis erano rimasti ad ascoltarla per ore e non aveva mai smesso. Franek guardò Luis

-Io taglio.- disse

-E se poi ci ammazzano?- disse Luis

Una delle due facce di Franek, quella paurosa, corrugò la fronte,

-Eh già! E se poi ci ammazzano? Cioè…-

L’altra intervenne

-Luis ti prego già è difficile avere a che fare con questo qui di fianco, non ti ci mettere anche tu. Quante volte te lo devo dire che non ci possono ammazzare? E poi anche fosse, fan culo, almeno si cagano un po’ sotto! ‘Ste merde, scansafatiche! Le radiazioni che ci siamo presi noi, papà, mamma, e tutti gli altri? Il mondo andato, distrutto e loro si salvano! Loro e i loro schiavetti proni e miserevoli! Sottoproletari complici e schifosi!-

-Si va bene però- disse l’altra faccia e intanto il corpo di Franek era come percorso da una tensione, una che voleva schiacciare il tasto Taglia la corda, l’altra che non voleva farlo- Però io voglio vivere! Mica morire! Pensiamoci bene prima di fare cazzate!-

-Lo abbiamo già fatto- rispose la faccia furiosa.

Intanto dal centro di controllo della stazione di discesa.

-Allora arrivano o no quelli con cui sostituire i Blutarsky?-

-Signore non dovrebbe mancare molto, ma lo sa come sono questi scansafatiche-.

-Andateli a prendere. Appena arrivano ci liberiamo di ‘sti stronzi e poi li sostituiamo-.

-Signore ma non è una violazione dell’accordo che i volontari hanno firmato? Non corriamo il rischio, a sbatterli giù, di una causa legale?-

-Ha firmato il signor Massimo Voliati, non il signor Polpopaul, e poi: da giù? ma vaffa…-

In quel momento tutto sussultò, tutto tremò e la stanza perse l’equilibrio, nessuno in tutta Nuova Rozzano riusciva a stare in piedi, poteva guidare o fare qualsiasi altra cosa e nel cielo si librava un cavo di uranio impoverito e piombo.

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