Robe da Busdelcù

Ovvero il nonno

Caro Franek, ti avevo promesso di raccontarti un po dell’epopea (perché tale io considero la storia della mia famiglia: un’epopea proletaria e contadina) della mia famiglia, le notizie di questi giorni mi portano a cominciare da mio nonno , mio nonno era nato nel 1910 in un paesino veneto sulle rive del Mincio, figlio di un burbero contadino fervente cattolico, fervente socialista, fervente bestemmiatore e fervente bevitore, caratteristiche che mio nonno ereditò in pieno , sin da bambino gli venne insegnato che la guerra va bene solo per i “siori”(Signori , nel senso di ricchi) che non muoiono in trincea e che la rovina dell’Italia erano i “Siori” e i “Preti”, comunque mio nonno crebbe contadino e come passatempo aveva la pesca, passatempo che lo influenzò molto soprattutto nel spararle grosse (come quando mi diceva che quando era bambino i lucci nel Mincio erano lunghi anche 4 metri!!).
Io da bambino passai molto tempo con mio nonno, d’estate pescavo con lui, rimanendo deluso dalla dimensione dei lucci che non arrivavano mai al metro, d’inverno invece mi raccontava le storie di quando lui era giovane, molte delle quali capii col tempo erano inventate o ingigantite, qualcuna di queste storie mi rimase impressa, influenzandomi anche sulle mie opinioni di oggi, come quando mi raccontò che vide l’esplosione dell’atomica su Hiroshima da Rosario in Argentina .Si, ok è una balla, d’altronde mio nonno era un pescatore, ma mi istillò una forte paura del nucleare (non così irrazionale avendo visto Chernobyl e il disastro di questi giorni in Giappone), paura aumentata da un altro racconto di mio nonno su un falegname giapponese conosciuto in Argentina che se sbagliava il mobile di un millimetro lo rifaceva (questa non se se fosse vera o una balla), mi da da pensare se fanno i disastri gente del genere che cosa faremmo noi italiani?
Comunque torniamo alla storia di mio nonno, nel 1930 venne spedito in Libia coi bersaglieri a piegare la Resistenza Libica e lui pensò di approfittarne per disertare scappando verso la Tunisia e imbarcarsi per l’Argentina, questa è la parte certa, insieme ai massacri che vide commettere ai suoi commilitoni (mio nonno Umberto detto Berto diceva sempre “Italiani brava gente ? un casso! diocan! “),come fece realmente a scappare non ci è dato saperlo, lui racconta che un vecchietto libico gli procuro soldi, guide e cammelli per scappare attraverso il deserto dopo che lui lo aveva salvato da un rastrellamento, in famiglia la storia è considerata poco verosimile dato che  secondo lui il gracile vecchietto si chiamava Omar al-Mukhtar , ricordo anche che quando vedeva Gheddafi in TV diceva “ha fatto bene a cacciare gli italiani, anzi forse faceva bene a sparargli ma a me quello li non mi piace ha la faccia da Sior che fa la bella vita” a pensarci adesso tra un bicchiere di vino e una balla il nonno Berto diceva cose molto sagge.
Nel 31 mio nonno arriva in Argentina gira un po finchè nel ’35 non si sistema a Rosario (Argentina) , dove conosce una brava putela veneta da cui avrà quattro figli Francesco “Cecco”, Maria, Alejando “Sandro” (mio padre)  e il più piccolo Juan . Ora le balle di mio nonno non si interrompono con la fuga ma vanno avanti, ad esempio dice che fece da giardiniere a una famiglia di sinistra piuttosto benestante e che si divertiva a fare giocare Ernesto , il bimbo grande che secondo lui era generoso(nonostante ricco) e discolo (nonostante asmatico) e che dopo l’ha visto vestito da “soldato della povera gente” in televisione e sulle magliette dei giovani, quando mori pianse 2 giorni. Oppure un’altra storia che racconta è che quando nel 45 (dopo la nascita di mio padre) si sposto a Bueno Aires per fare l’operaio in fabbrica, conobbe una bella donna che divenne moglie del ministro (e futuro presidente Peron) , be mio nonno racconta di averle raccontato la condizione dei poveri e cosa fare per loro, dice che Evita gli chiedeva consigli ma mio nonno la mando “in mona” quando scoprì che aiutava i nazisti.
Qualcuno dei miei zii piu vecchi dice che si ricorda del piccolo Ernesto  a Rosario , mia zia ricorda un’amica bionda e bella del nonno che faceva diventare gelosa la nonna,  insomma alcuni in famiglia credono ad alcuni dei racconti del nonno Berto , mio padre (di cui ti racconterò un’altra volta)  dice che sono racconti coloriti da quel cacciaballe di mio nonno approfittando di omonimie, secondo mio padre che andava in vacanza col nonno a Rosario, Ernesto (che lui conobbe) diventò avvocato del Sindacato, Evita era una cameriera di un’osteria il cui vero nome Teresa, chiamata Evita per una vaga somiglianza , che amava i racconti coloriti di mio nonno.
La mia testa mi dice di dar retta a mio padre… ma il racconto di mio nonno è molto più affascinante e interessante non credi?
Vabbè adesso ti saluto, vado da amici in montagna a cercare di pescare la trota di 2 metri che mi è scappata la settimana scorsa.

Luca Juan Cartolini

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Una risposta a Robe da Busdelcù

  1. Oh ma sta famiglia Cartolini sembra quasi la famiglia Blutarsky

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