Il nostro tempo è adesso

Ovvero laif of Franek

Avevo alcune casilinghità da fare. Cioè dovevo fare delle cose in casa. Trapanare, pulire, cambiare le lenzuola. Dovevo montare la zanzariera. Quindi, cosa mi manca? Allora qualche vite, i bulloni e il telo della zanzariera. Vado al Lulù Marlèn che lì, li trovo. Inforco la bici e in poco tempo arrivo. Lego la bicicletta ed entro. Un sacco di gente e quasi nessuno a servirla. Poche casse attive ma in compenso con code così lunghe che arrivavano al piano superiore, della casa che stava sull’altro lato della strada. Vabbè io di quelle cose c’ho bisogno quindi non posso andarmene. Mi avventuro tra la gente in coda che bestemmia e sclera C’ero prima io no io no io no guardi che si sbaglia e via dicendo. Poi svicolo e arrivo al reparto. Niente, non c’era nessuno ad aiutarmi. Comunque mi prendo da solo ciò che cercavo e poi mi metto in fila alle casse. Ci metto tanto tempo che quasi arrivo in ritardo per andare a prendere mio cugino a scuola, come ho promesso a mia zia che oggi ha da fare.  Arrivo trafelato e non c’è nessuno. Ma proprio nessuno. Mi preoccupo, cazzo non sono poi così in ritardo, solo di cinque minuti, dove sono tutti? Mi avvicino al portone, niente è chiuso e dentro sembra non esserci nessuno. Provo a sentire mia zia. Prendo il cellulare e la chiamo

Uind, messaggio gratuito, il suo credito è esaurito. Come? Ma se ho fatto la ricarica ieri? Cinquanta sacchi! Chiamo il numero del servizio clienti.

Uacchuariuari uacchuuariuari uind benvenuto nel nostro servizio clienti uacchuuariuari lei è il 6072 cliente in attesa

Ehh?!?!?! Ma cosa sta succedendo?

Inforco la bici ma non so bene dove andare. Mi dirigo da mia zia. Pedalo un po’ in fretta perchè sono preoccupato per mio cugino. Giro a destra , poi dritto, poi destra poi sinistra poi dritto eccomi arrivato. Mia zia abita in un posto con molti uffici e quando arrivo vengo travolto da una serie di signori in giacca e cravatta pieni di fogli e scartoffie che se le perdono dalle cartellette mi travolgono mi somergono Devo andare a questo ufficio, devo registrare quel foglio. Gambe che mi calpestano, braccia che mi tirano. Soffoco, cerco di rialzarmi aggrappandomi alla porta. Ce l’ho quasi fatta, niente vengono ributtato a terra, non ce la faccio più. Non devo cedere, non devo cedere. Ma non ce la faccio più, mi si stanno esaurendo le energie. Cedo, cado a terra e tutti quei piedi ricoperti di Gucci e altre marche belle e costose ma che adesso devono correre, scarpinare. Ma che succede? Non riesco a pensare ad altro. Ma che sta succedendo? Ma che…? Ma che…?

Mi sveglio sudato e agitato. il lenzuolo è finito a terra, io mi sono girato talmente tanto che lei mi sta guardando dalla porta della camera interrogativa.

-Allora? Ma non dovevi fare di tutto e di più?- mi dice sarcastica mentre mescola del te con un cucchiaino.

-Ma che ore sono?- chiedo stropicciandomi gli occhi.

-Mezzogiorno- risponde lei sempre più sarcastica

-Ehhh?! E tu quando ti sei svegliata? E perché non mi hai svegliato?-

-Non sono mica la tua sveglia io!- dice lei andandosene e poi aggiunge

-Dai fatti una doccia che dobbiamo andare c’è la manifestazione. Che senza noi precari sto paese sarebbe fermo-

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