Il nostro tempo è adesso? il nostro paese è questo?

Ovvero Si e ce lo riprenderemo

Non ci riesco a ridere oggi. Ci ho provato ma non ci riesco. Ci sono troppe cose che fanno salire agli occhi lacrime di rabbia. O come si sarebbe detto in un tempo in cui… ma vabbè, si sarebbe detto con il sangue agli occhi. Le lacrime che fanno male, che a ricacciare dentro ti feriscono, ti lasciano un taglio che te li fa sanguinare, ecco perchè poi si ha il sangue agli occhi. Scendo dentro, scorrono comunque ma dal lato sbagliato del corpo. Forse sarà una mia responsabilità, me la prendo troppo. Forse sbaglio io, però ieri ho ricevuto tanti di quegli schiaffi, in pieno viso a mani aperte e da parte di chi dovrebbe essre dalla mia, da parte di chi se poi mi arrabbio e urlo che sono dei maledetti mi dicono che non possono generalizzare. A me è chiesta comprensione che a Stefano Cucchi non è stata data. E allora la prima pugnalata ieri me l’ha data un ammico che mi dice, incontrandomi per strada, di fretta mentre si lavorava,

-Hanno suicidato un altro ragazzo.- mi dice affranto. Si chiamava Carlo Saturno. Non lo conoscevo, e non potrò più farlo ora perchè si è ucciso in carcere. Era testimone in un processo contro dei poliziotti dai quali sarebbe stato malmenato in passato, e forse ha subito nuove violenze. Poi c siamo salutati.

Arrivo a casa la sera e scopro che la madre di Federico Aldrovrandi è stata accusata di aver mancato di rispetto al magistrato che ha condotto le prime indagini sull’omicidio del figlio. Quella che ha detto che suo figlio aveva avuto un eccesso di rabbia, o comuqnue reazioni scomposte dovute alla droga che avrebbero costretto i militari ad un intervento pesante. La teoria è che è possibile dimostrare che magistratura e forze dell’ordine hanno torto solo se hai la volontà di subire poi la loro vendetta.

Dopo pochi minuti sento della morte di un operaio alla Saras di Cagliari  di altri due gravente feriti. Ragazzi tra i 23 e 25 anni, che sento vicini, mi sento più fortunato di loro e sento che solo questo ci divide, la fortuna. E intanto la rabbia sale dentro. Poi l’Inter alza una coppa in un filmato per la partita di sta sera e la mia rabbia sale dentro. E a quel punto serve poco e quel poco arriva in un amen.

I libri di esto di storia alle superiori sono comunisti, non ho voluto ascoltare altro, non ho voluto ascoltare che sarebbero comunisti prchè osano definire Togliatti un politico di ampie vedute e De Gasperi un cattolico cresciuto tra i cattolici. Non ho voluto ascoltare che l’attentato a Belpietro era una montatura, mavva? mavva?!

Esco e vado a fare quattro passi, fumo nervosamente. Mi chiedo cosa ci sai da fare, questo paese è mio, questo tempo è mio, non di chi ci tratta come un problema o come bambini. Questo paese è nostro, di tutti coloro che si impegnano e lavorano. Ma a volte sembra che ci faccia comodo stare lì e lasciare fare, nessuna responsabilità, nessuna voglia di sentirsi responsabili delle nostre azione. E penso a Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Carlo Giuliani, Davide Cesare, Renato Biagetti, penso e piango, penso che sono morti tutti dopo il duemila. Già, ma i brutti tempi sono passati dicono gli ex sessant’ottini senza più voglia, se non quella di imporre che le loro lotte sono state le ultime perchè dopo non serve più. I brutti tempi sono passati e i morti sul alvoro sono più giovani di me. Le proteste vengono stroncate e ce lo siamo meritati, troppo casino, non serve a nulla, sempre i soliti, un gruppo di facinorosi che rovina le piazze agli altri. Sento solo dire che siamo un problema. Non conoscevo nessuno, quasi, dei ragazzi che elenco nel pensiero, e non potrò più farlo. Il nostro tempo è adesso? Si. Il  nostro paese è questo?

Si. Si è il nsotro paese, siamo fratelli dei francesi, tedeschi e tutti gli altri abitanti del mondo, ma siamo nati qui e qui dobbiamo condurre la nostra lotta. Chi se ne vuole andare, vada. Chi vuole convincere gente che pensa che fare il bunga bunga sia la stradaper campare felici, lo faccia. Ma a me questo non interessa più. Lacrime mi scorrono sul volto, mentre passeggio. Non le asciugo, non le voglio più asciugare. La mia generazione sta pagando un prezzo troppo alto perchè le cose rimangano come stanno. Il notro tempo è adesso, il nostro paese è questo. E so’ cazzi.

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