Verso

Ovvero là

Gli occhi di sua madre dicevano tutto. Vai. Non andare. Eppure pensava che solo al di la del mare avrebbe potuto aiutarla. Da al di la del mare. Avrebbe potuto inviare i soldi a casa per lei, per suo fratello. Il lavoro di sua sorella non bastava più.

-Mamma- disse secco ad un tratto della cena -Parto. Domani notte.- e nient’altro.

Alcuni amici l’avevano accompagnato al porto. Anche loro volevano partire. E sapevano come fare. Avevano parlato con un uomo. Il viaggio sarebbe stato costoso ma avrebbe potuto vendere qualcosa. Qualcosa che non gli sarebbe più servito. L’appuntamento sarebbe stato per due sere dopo, poco lontano dal porto, con i soldi. Chi è senza soldi non parte.

La cena era proseguita nel silenzio fino a che suo fratello disse

-Vengo anche io-

La madre era rimasta immobile, poi si era alzata e aveva cominciato a rassettare la stanza. I due fratelli erano usciti.

-Tu non puoi- gli disse

-Perchè?- chiese il fratello.

-Mamma ha bisogno di te- rispose

-E di te no?-

-Io potrò inviarvi dei soldi è l’aiuto migliore che posso dare-

-Potrei inviarli anche io-

-Mamma ha bisogno di te e poi non potremo mai trovare i soldi per entrambi. Punto- chiuse la conversazione. Bevve un sorso della birra che si era portato e poi frgò nelle tasche e si accese l’ultima sigaretta del pacchetto. Accartocciò lo scatolotto di cartone e lo scagliò lontano. Non con rabbia ma aveva bisogno di sfogare un po’ la tensione dei muscoli. Era molto teso. Capiva il fratello ma era lui il maggiore e l’uomo di casa dopo la morte del padre.

E ora non rimaneva che partire. Il fratello comprese, lui lo capì quando cominciò a piangere. Di rabbia. Frustrazione. Capiva bene che si sentiva impotente. Si era sentito così anche lui, a stare senza lavoro, e lo stipendio della sorella che  non bastava. Per questo aveva deciso di partire. Però ammirava il coraggio del fratello, anche fosse stata solo incoerenza. Sapeva che avrebbe aiutato al meglio la madre. Lo sperava.

Lo abbracciò e rimasero un po’ così poi si alzò. C’era altre persone con cui parlare e sapeva sarebbe stata dura. Entrò in casa, la madre era seduta al tavolo.Era invecchiata. Lo aveva fatto il suo fisico, il suo volto, le mani. Ma non lo sguardo. Si vedeva che era ancora forte. Ma si vedeva che la forza cominciava a risiedere più nella volontà che nel fisico. Era stanca. Si sedette al tavolo. Appoggiò la birra e cercò ancora una sigaretta che non aveva. Ma era solo uan scusa per non guardare per poco, per cercare di riordinare le idee. Era pericoloso. Sarebbe anche potuto non arrivare. La madre capiva questo meglio del fratello. Sapeva, allo stesso modo, che era l’unica soluzione praticabile. Quindi sapeva che non poteva dare sfogo alla sua preoccupazione di madre. Alzò lo sguardo e vide la donna che tanto aveva amato, odiato, incompreso, fino a rispettarla, fino a comprendere intensamente nel momento a cui aveva deciso di partire. Ora sentiva che in quel momento lui non era più solo suo figlio. Sentiva che in quel momento stessero parlando da uomo a donna. Non solo da madre a figlio. Questo gli diede il coraggio.

-è la cosa giusta- disse.

La madre non rispose. Per un attimo avrebbe voluto dirle, ho paura ma è la cosa giusta, ma decise di non dirlo, almeno per il momento, forse mai più.

Per qualche tempo non dissero nulla.

-Come pensi di pagare il viaggio?- gli chiese

-Vendo la moto- rispose

La madre lo guardò sapeva quanti sacrifici aveva fatto per averla. Comprese anche lei ciò a cui il figlio era giunto. Sapeva che da qual momento camminavano uno al fianco dell’altra. Una lacrima le percorse il volto, ma non si può dire cosa la causò. Il figlio pensò che fosse tristezza e quindi gl disse ciò che in parte rasserenava anche lui.

-Tornerò.-

La madre lo guardò. La donna che era gli diceva di non farsi troppe illusioni che quella potevano essere gli ultimi giorni che vedeva l’uomo che aveva di fronte, la madre che era invece la fece aggrappare a quella frase come fosse una verità chiara, lapalissiana.

-Oppure, se le cose andassero proprio bene, mi raggiungerete- disse l figlio appoggiandosi al tavolo e sporgendosi lievemente verso di lei. Speranzoso di aver trovato l’argomento per sciogliere la tensione.

-Pensi che troverai lavoro?- chiese.

-Scherzi?! Ma per forza!. La di lavoro ce n’è per tutti! Solo gli scansafatiche non lavorano!-

Poi la madre lo disse

-Potresti anche non arrivare.-

Silenzio. Poi lui disse

-Dio, mi proteggerà-

La madre chinò un poco il capo. Lui si alzò e gli si fece vicino.

-Vedrai che andrà tutto bene e in poco potrò cominciare a mandarvi dei soldi. Pensa a quante cose potrai comprarti!-

La madre lo guardò e disse

-Tu, forse, sei solo un illuso. Sei giovane e pensi che ci siano paesi dove non esistono i poveri. Io non lo so se non è vero, so solo che i potenti ci sono in tutti i paesi e che gli piace essere ricchissimi a scapito di tutti quelli a cui tolgono il pane, quanti ne siano. Ma l’unica speranza è che tu abbia ragione.-

Si guardarono e lui appoggiò la testa in grembo. Lei l’accarezzò. Rimasero così tutto il tempo che fu necessario, senza dire nulla. Poi lui si rialzò e disse.

-Adesso devo andare- la guardò dritta negli occhi.

La madre non disse nulla e si alzò dal tavolo, con gli occhi ancora gonfi di lacrime non piante. Lui si alzò ed uscì. Si diresse alla moto, vi salì e l’accese, dopo mille colpi di pedivella, come sempre. Ma era ormai un rituale. Faceva parte del viaggio. E poi ebbe modo di pensare a come dirlo, a come avrebbe potuto reagire lei. E mentre nella notte correva verso casa sua, giunse alla conclusione che non essendoci modi giusti o indolori, l’unica era dirlo, e basta.

 Fino ad ora non è stato importante dirlo ma la notte era bella, una bella notte di primavera, la città scorreva al suo fianco e lui sentì un’improvvisa malinconia. Rallentò e cercò una strada, con calma, era nascosta, solo con lei aveva avito la possibilità di andare in quel luogo insieme a lui. Altrimenti, quando si sentiva solo, quando era arrabbiato, o quando gli pareva ci andava solo. Rallentò ancora poi svoltò a destra. La strada sterrata lo accolse e sperò di non trovare nessuno. Così fu. Fermò la moto ma lasciò il motore acceso e rimase in sella. Guardò la città che si stendeva a suoi piedi, nel buio qualche luce. I  qualche casa forse ancora si cenava ma comunque non sarebbe stato certo un desinare luculliano, tutt’altro. Forse vi stupirete di alcuni termini, ma non è lui che parla lui avrebbe detto cose come: in qualche cazzo di casa stanno ancora facendo finta di mangiare, stanno a rosicchiarsi le gambe del tavolo come i topi che le merde vogliono che siamo. Ecco cosa direbbe ma io non sono lui, sono uno che ha la fortuna di doverle solo raccontare queste cose. E queste cose potrebbero essere successe ovunque quando più vi pare e non sarebbe giusto dare indicazioni fuorvianti solo per farvi pensare che la cosa avvenga in Africa, o in Asia, o in Sud America o in Europa, solo per essere politcally correct e dire che è un paesino siculo oppure per essere comprensivo e ambientarlo in Tunisia, o dove abbiate pensato si stia svolgendo. Non voglio prendervi in giro. La cosa bella del Vangelo è che racconta una storia generale fingendo che sia particolare.

Riaccese la moto dopo e ripartì in poco arrivò sotto casa sua.

-Ehi!- disse fermando la moto. Il fratellino uscì di casa.

-Ciao!- Gli corse in contro e si fermò a pochi passi dalla moto – Mi fai fare un giro?-

-Ma non dovresti già essere a dormire?-

-No,dopo che mi hai fatto fare un giro-

In quel mentre la sorella grande, la sua lei, quella a cui non avrebbe voluto promettere eterno amore, ma solo di voler costruire insieme una vita, che ha fine nella morte. Il che è molto più bello, perché più reale, di una assurdità finto romantica e molto chic come l’eterno amore, che poi di eterno ha solo il tempo verso la fine. Il che dimostra come spesso chi è ricco, o chi si è fatto distrarre, ma lui avrebbe detto, se avesse fatto questi pensieri che invece manco lo sfiorano perché ha cose molto più concrete e importanti a cui pensare, rincoglionire, dalle storie prendi, molla, lascia trova dei ricchi, dei principi e di tutti gli altri che noi chiamiamo Vip ma che forse al più potrebbero essere definiti giullari di corte.

Comunque era la sua lei, la donna che amava. Un laccio gli strinse il cuore, un altro il petto e perse il respiro. Lei gli si avvicinò.

-Va in casa- disse lei al fratellino e poi a lui – Ciao! Pensavo non venissi più!- si guardò intorno e visto che il padre era ancora in casa e il fratellino vi era già rientrato. Si guardò intorno e non c’era nessuno. Si baciarono.

[continua…]

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