Mare

Ovvero parte in mezzo

Non so cosa dirti. Non so cosa pensare. Da una parte vorrei chiederti di rimanere, dall’altra so che non ci sono speranze qui. Per nessuno. Non l’aveva salutata prima di partire, non l’aveva più vista e non avrebbe voluto farlo. Verso la sua famiglia sentiva responsabilità e, per quanto fosse dura, sapeva che lasciandoli li avrebbe aiutati. Lei invece, dopo quella notte in quella stradina, dopo essersi abbracciati aver pianto e tutto quanto. Dopo che le aveva slacciato per l’ultima volta la camicia. Dopo che per l’ultima volta le aveva baciato i seni, ed era stato strano farlo sapendo che forse era l’ultima volta. Sua madre sarebbe rimasta tale, anche i suoi fratelli, ma lei avrebbe potuto perderla anche se fosse rimasto vivo, anche se fosse diventato l’uomo più ricco del mondo. La partenza non contempla che qualcuno di aspetti, le scelte fatte da solo non contemplano la condivisione degli altri. Le lo aveva capito e appena avevano finito e mentre l’abbracciava forte per marchiarsela sulla pelle, avevano pianto. Poi erano tornati a casa.

Entrando in casa aveva trovato sua sorella, distrutta dalla fatica del lavoro notturno. Avevano parlato ancora, anche lei capiva e quella comprensione la straziava. Non era ancora madre quindi si lasciò un po’ più andare. Poi era di solo un anno più grande di lui. Si abbracciarono e guardarono sorgere il sole, l’ultima volta che avrebbe visto il sole sorgere dalla porta di casa sua. E questo gli diede coraggio, già perché a differenza di tutte le altre volte che aveva pensato questa è l’ultima volta che, in questo caso pensava che sarebbe potuta essere l’ultima volta perché le cose sarebbero andate bene. Andarono a dormire. Il giorno dopo al mercato riuscì a vendere subito la moto al prezzo di cui aveva bisogno, anche se avrebbe voluto guadagnare qualche soldo in più per lasciarne qualcuno alla madre, invece solo i soldi per il viaggio. Tornato a casa preparò poche cose. Poi, giunta sera, andò dalla madre. La salutò e l’abbracciò. Fece così anche con il fratello. La sorella era già uscita per andare a lavorare. Si erano salutati la notte prima. Partiva con molto anticipo per due motivi: il primo, come ho già detto è che non voleva rivederla; il secondo è che senza moto non capiva bene quanto tempo ci avrebbe messo fino all’appuntamento e voleva essere puntuale.

Lo era stato, in fila con gli altri come lui, a salire su una barca che forse non avrebbe potuto navigare in un fiume placido una domenica di agosto, e stava per affrontare il mare chissà per quanti giorni. L’uomo che aveva incontrato era in piedi in cima alla passerella della barca, chiedeva i soldi. Chi non li aveva o chi ne aveva meno tornava a casa. Disperato. Chi insisteva veniva preso da un energumeno al suo fianco e sbattuto in acqua. Non pochi finirono lì. Si agitò un poco. E se non avesse capito bene? E se non avesse tutti i soldi? I suoi amici si erano zittiti alla vista della fine che faceva chi non aveva soldi, la percepivano peggio di una condanna. Peggio della morte. Non partire a quel punto avrebe significato l’umiliazione, con la elle a oggettivizzarla. Arrivò il suo turno, tutto in regola, pagò e salì.

Una volta a bordo l’uomo disse

-Bene, signori. Buon viaggio.-

Scese dalla nave e con loro rimase l’energumeno. Partirono e il viaggio proseguì abbastanza tranquillo fin dove lo abbiamo incontrato  questa volta. Pensieroso, preoccupato di aver compiuto la scelta giusta, ansioso di lasciare quella maledetta barca. Con gli amici si erano scambiate poche parole, solo una promessa di aiutarsi e non abbandonarsi. Il viaggio era stato silenzioso fino a che un bambino non si era messo a piangere allora tutte le attenzioni della barca confluirono su quel pianto. Chi chiedeva alla madre di farlo tacere. Chi cercava di farlo divertire. Ma per una buona mezz’ora il bambino pianse. La madre si giustificava dicendo che aveva fame ma che non poteva farci nulla. Non avendo niente da mangiare. Mezz’ora, fino a quando l’energumeno si infilò una mano nella tasca della giacca, staccandosi dai controlli della barca per un momento, non li aveva mai lasciati come se fosse sotto minaccia in caso contrario, e tirò fuori un biscotto, lo diede al bambino dicendo

-Fallo stare zitto!-

Il bambino si zittì e per qualche motivo anche dopo che ebbe finito il biscotto non riprese.

Stava pensando a lei, vedi sopra, quando sentì la barca rallentare.

-Mbè?- chiese qualcuno

-Io sono arrivato. Ora proseguite da soli, con questo potete comunicare.- disse mostrando un cellulare. Un altra barca era spuntata dal nulla, chissà se li stava seguendo o se avevano un appuntamento. Sta di fatto che qualcuno disse

-Ma io ho pagato!- con voce lamentoso

-E quindi? che cosa vuoi che ti si porti in spalla?- Saltò sull’altra barca, che velocemente si allontanò. Rimasero lì. Qualcuno chiese

-Avete mai guidato una barca come questa?-

-Siamo senza gasolio- aggiunse qualcun altro-

-Ma come se fino ad un minuto fa…-

-Si ma prima o poi finisce e qui, visto da quanto tempo siamo in viaggio, la fine è prossima- rimasero tutti in silenzio. Qualcuno prese il cellulare che gli avevano lasciato ma non sapeva chi chiamare. Ognuno cercò la propria soluzione al problema. Lui pregò. Perché pensava che non ci fosse altra soluzione. Dopo qualche ora, una barca spuntò all’orizzonte. Sulla barca militari, senza dire una parola guardarono le condizioni della barca, poi lanciarono una fune e alcuni di loro salirono a bordo.Dissero qualcosa ma in pochi li capirono e si limitarono ad annuire. Poi la seconda imbarcazione cominciò a trainare la prima. In poco tempo raggiunsero un’isola. Un’isola di piccola dimensioni, come può essere Lampedusa, delle dimensioni di Ellis Island. Ci sarebbe potuto essere una statua con una torcia proiettata verso l’alto,oppure un’isola di scogli aridi, non è importante. Sta di fato che arrivarono e vennero fatti scendere. Rimasero sul molo, dopo ore, o giorni, di navigazione in troppi su una barca troppo piccola, anche solo stare lì era una gioia. Ma la cosa che davvero lo rendeva felice era che era arrivato aveva superato il mare, ora tutto sarebbe stato più facile. Rimasero qualche ora sul molo, piano piano sorse il sole. E cominciò a scaldare, sempre più, passò ancora qualche ora, e il sole salì ancora.

-Ma quanto ci mettono? Cosa stanno aspettando?- chiese un suo amico

Tutti alzarono le spalle. Nessuno sapeva nulla.

Arrivarono altri con la divisa, forse militari forse no, li misero in fila e li fecero entrare in un edificio. Lì c’erano degli uomini seduti a dei banchi con dei fogli e un registro. La fila venne smistata tra i banchi facevano della domande, qualcuno che parlava un po’ la lingua aiutava. Arrivò l suo turno. Un uomo che non l guardò nemmeno in faccia gli disse qualcosa nella sua lingua che non capì. Qualcuno, non sapeva chi non riusciva a guardare altro che la testa china di quell’uomo come se guardandolo avrebbe potuto comprenderlo meglio, disse

-Ti chiede da dove vieni-

Lo bofonchiò, l’uomo alzò la testa interrogativo, lui lo ripeté più chiaramente. L’uomo cominciò a scrivere quello che aveva capito su tutto il foglio, poi glielo consegnò e lo lasciò andare.

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