E poi?

Ovvero parte finale

Lasciare la casa, attraversare il mare, erano stati momenti duri. Pensava, sono arrivato cosa può accadere ancora? Ora sta solo a me. Pensava. Prese il foglio che l’uomo in divisa gli porgeva e si mosse verso l’altra sala, solo perchè vedeva farlo anche agli altri. Il problema, anche se non lo sapeva, era che gli altri lo facevano solo perchè lo avevano fatto quelli prima di loro e quelli dopo di lui solo perchè lo aveva fatto anche lui. Ma d’altronde se uno fa una fila e risponde alle domande, sarà per andare da qualche altra parte, o no? Si aprirono le porte di una stanza ben prima che lui vi arrivasse e dalla stanza sentiva a intermittenza vociare, c’era il clima dell’attesa serena. Entrò e vide che non era una stanza, oltre al porticato che aveva scambiato per stanza vi era un cortile. Era pieno di persone. Venivano da ogni parte, era tutti diversi, cercò qualcuno con cui aveva fatto l viaggio, qualche amico ma non lo trovò. Si avvicinò a un gruppo di persone delle quali piva la lingua.

-Ciao- disse avvicinandosi

-Ciao- rispose uno- appena arrivato? Aspetta, ma non ci siamo già visti da qualche parte?-

-Può essere- disse lui che assolutamente non ricordava quel viso ma che non voleva perdere il contatto

-Siediti. Tra compaesani. Vuoi una sigaretta?-

Lui cercò nelle tasche e non trovò il pacchetto, quindi disse

-Si grazie-

Si sedette e accese una sigaretta, ascoltò i loro discorsi, erano effettivamente suoi compaesani, ed erano arrivati solo un giorno prima di lui.

-La prima cosa: permetterò a mia madre di fare un pranza come non ne ha mai fatti, a mia sorella un bel vestito, e a mio fratello una moto- diceva uno.

Fantasticavano su come avrebbero speso i soldi.

-Io invece mi cerco una bella donna e mi sistemo. Affanculo tutti.-

-Io aprirò un negozio, non so di cosa. Ma basta avere padroni.-

Poi guardarono lui, che non aveva ancora fatto questi pensieri.

-Io…io voglio farli venire qui tutti- disse

-Tutti chi? Guarda che poi finisce che non c’è più posto per noi!- disse uno sorridendo.

-Per la mia famiglia, si- rispose lui

Quello che voleva mandare tutti a fare in culo sbuffò.

Trascorsero il giorno a chiacchierare e raccontarsi le loro vecchie vite. Poi giunse la sera, mangiarono una scodella di cibo, e poi tornarono al loro posto, fino a che si fece notte e visto che nessuno diceva loro dove andare si sdraiarono dove stavano e si addormentarono. Il giorno dopo si svegliarono all’alba, infreddoliti. Si alzarono e fecero un giro nel recinto. Si sedettero al sole a scaldarsi.

-Sapete cosa mi comprerei invece per me adesso se potessi?- disse uno- Una moto. Per andare via, per muovermi fare un giro-

-Io invece un biglietto del treno- disse un altro – Per andare dai miei parenti.

Rimasero li, per un attimo un brutto presentimento passò per la sua testa, perchè stiamo qui così? Ma se ne liberò in fretta, sicuramente c’era un motivo, un buon motivo per farlo.

Il secondo giorno passò come il primo, senza fare nulla, senza avere nulla. Chi era arrivato da più giorni cominciava a borbottare qualcosa ma veniva allontanato, non poteva essere.

Il terzo giorno uno disse

-Pagherei per farmi la barba e una doccia-

Una donna passò con un bimbo al braccio e si diresse verso una cancellata dove c’erano della guardie. La capiva, anche se il suo dialetto era un po’ diverso da quello della donna-

-Neh! Mi dovete far lavare, a me e al bimbo.Capite! Mi capite o nun mi capite?!-

Ma quelli la guardavano stolidi, alcuni uomini si avvicinarono

-Almeno un po’ d’acqua per le donne! E per noi tutti, una doccia! Fateci lavare!-

Le guardie parlarono alla radio ma il loro silenzio verso chi stava nel recinto spense le proteste alla donna venne portata una tanica d’acqua da qualcuno chissà da dove e lei lavò il bimbo e a mala pena se stessa, era mestruata.

Passò ancora un giorno e questa volta un gruppo di donne si rivolse alle guardie, in lingue e dialetti diversi protestarono sempre più forte. Gli uomini stavano a guardare se quella protesta aveva un senso. Poi cominciarono anche i ragazzi, tra cui lui, a chiedere acqua, cibo decente. Non si capacitava aveva superato di tutto, solo per lavorare. Eppure da quattro giorni non poteva muoversi da quel quadrato di cemento. Poi piovve. Alcuni risero e ballarono sotto la pioggia, ma la maggioranza cercò riparo sotto il porticato, ma presto notarono che sotto quel porticato stavano alcuni malati. E quindi la situazione divenne tesa.

Lui tornò alla porta da dove era uscito e cercò di aprirla ma la trovò chiusa.

-Ohè!- disse – Aprite! Non vedete che piove! Rain! Rain!-

Niente silenzio.

Altri si unirono alla protesta, batterono i pugni, sulla porta, qualcuno anche sui vetri, fino a che la porta non venne aperta e almeno poterono passare la notte li dentro.

Ma la situazione non cambiava. Anzi sempre più persone entravano nel recinto. Un giorno notò che su un lato del recinto vi era un piccolo gradino, forse se l’avesse preso di corsa, se avesse saltato con tutte le sue forze, sarebbe riuscito a scappare. Se avesse avuto qualcosa da perdere, come noi che scriviamo e leggiamo, avrebbe pensato che dopo il salto non avrebbe saputo dove andare. Ma d perdere non aveva nulla e pensava soltanto che dopo il salto avrebbe avuto una possibilità, anzichè stare fermo. Ma in quel momento il cancello del recinto si aprì e alcuni pullman entrarono. Chiamarono alcuni nomi e molta gente si alzò e si avvicinò, si alzò anche lui, insieme a molti altri quando chiamarono il nome della sua città.

Li caricarono sul pullman e poi il pullman partì.

A questo punto la sua storia, anche se lo è sempre stata in fondo, è identica a quella di tanti altri. Arrivò in una città, poi scappò, poi arrivò in un’altra. Fece il muratore, o lo spacciatore, o il facchino, o vendette braccialetti. Ricevette insulti, e amicizie, da gente di ogni colore. Si arrabbiò, amò, pianse. Bloccato in un paese del quale a fatica capiva la lingua. E ci sono tanti, infiniti poi possibili, che a elencarli tutti la mia verve creativa si spegne, morì, si salvò, morì in una rissa o di fame in una macchina. Fu ucciso per dare esempio agli altri perché si era ribellato, oppure invece visse, visse bene, trovò un lavoro e finalmente riuscì a vivere senza problemi. Oppure invece visse, ma con tanti problemi, oppure invece tornò al suo paese, perchè ce lo rispedirono, o perchè si stancò di girovagare. Incontrò i parenti e dopo aver lavorato con loro per qualche tempo si candidò e divenne una persona rispettata, non dai fasci e dai leghisti ma si sa che quelli sono degli idioti, invece magari trovò una bella ragazza del posto e si sposò.

Non importa quale sia il poi di questa storia. Non importa quale sarà la sua strada, già troppo ho detto di dove si trova e di dove potrebbe andare. Le sue sono tutte energie sprecate. Sprecate a fuggire, quando invece avrebbero dovuto essere utili a far crescere. Tutti noi, il mondo. Invece no. E a chiudere gli occhi, ci si rende complici. Noi non siamo bestie che devono difendere il territorio. Restiamo umani. E basta

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