Politica Inter/nazionale

Ovvero nel tempo dell’attesa

 

Non ce la faccio a stare appresso alle notizie, no davvero a corrrere appresso a tutte le cose che ho sentito in questi giorni non sono riuscito a scrivere niente. Immaginatemi: solo, nella mia stanzetta, con fuori dalla finestra il Quartieracccio di Trebisonda male illuminato, lo scorreggìo di qualche saltuario motorino, la abagiur che illumina me, la sigaretta spezzata e il pezzo di cartoncino, il mio computer acceso e io che mi martorizzo la bocca con le dite dicendo tra me e me a mezza voce

-Parolo di Pisapia che ruba, no già troppo utilizzato. Borghezio…no uff che palle! Tano quello di cazzate ne dice mille al giorno ne troverò altre oper dire che è uno schifoso idiota…Allora Berlusconi, si ma sempre Berlusconi, allora Bersani, però a to giro, sarà perchè è un po’ che se ne sta zitto, l’unica cosa che mi viene da pensare se penso a Bersani è la gara con Crozza, allora Bossi, no no no Santanchè, no no no le elzioni, un’altra puntata di Bainait?-

Insomma facevo nottate  a scrivere post lunghi pagine e pagine, anche molto noiosi, persino io nel rileggerli mi addormentavo. Comunque sia ho scelto di non pubblicarli. Invece questo no. QUesto no perchè mi ha fatto uscire dalle pastoie della politica locale, piccola, italiana, e poi adesso che soffia un vento nuovo, adesso che uan speranza c’è voglio aspettare, prima di dire qualcunque cosa, che i risultati siano definitivi. Non è scaramanzia, è che c’è stato ancora da lavorare.

Comunque la politica internazionale mi ha fatto uscire da quest’empasse, perchè l’airoforsuan, sta portando Barack Obama in giro per l’Europa, guarda caso non in Spagna, dove ci sono gli Indignados ì, nè in Italia, però è stato prima a Dublino e poi a Londra e poi arriverà fino alla Polonia. A londra sono successe cose molto importanti, ad esempio Michelle Obama e Kate duchessa ofmyfava, hanno gareggiato a chi fosse la più bella, complimenti a La Repubblica per la lotta a favore di un ruolo della donna non subalterno a quello dell’uomo, e anche per averci fatto sapere che la brava Kate ha speso solo 20 sterline per comprarsi il vestito,mentre Michelle 1400 dollari, a volte vorrei proprio fare foto dove Kate picchia un barbone, oMichelle bobarda dei bambini, non so una roba all’arancia meccanica dove ste donne oggetto compiano gesti che stonano con la loro immagine tradizionale, tanto che questa è asfissiante su tutti i media, però loro queste cose le lasciano fare alla Police e all’U.S. Army. Comunque Barack Obama, nonostante sia stato riportato di sfuggita sulla stamoa, bisognava stare appresso alle mutande di Pippa in fondo, ha fatto uno storico discorso. In questo storico iscorso, ci ha dato un esempio di come si gestiscano democraticamente i rapporti internazionali

-Rispettiamo- ha detto de president of de iuesei – le posizioni dei peasi emergenti. Però saremo noi (nda per noi si intende Usa e Regno Unito) a guidare le sorti del mondo. È sbagliato concludere che la crescita di Paesi come Cina,India e Brasile significhi la fine della leadership americana ed europea –

Ecco. La democrazia.

-Ma che c’entra la democrazia?- mi ha detto Barack quando gli ho sottoposto il testo di questo articolo.

-Non lo so, secondo te?- gli ho rispoto. Io e Barack ci diamo del tu, non ci stiamo simpatici ma ci conosciamo da tempo, abbiamo studiato tutti e due all’Ujivesrità di Trebisonda, però poi lui se ne è andato per anadre a studiare a quella di Islamabad.

Ma comunque, io quando Obama ha vinto ho pensato fosse un simbolo, però pensavo che i simboli non bastano. (Giuliano, Luigi occhio!) Ha comincato a insospeettirmi con il Nobel per la Pace e con questa dimostra, come dicevano tanti nostri nonni, che prima di tutto sono presidenti degli USA. Ovvero ma non doveva essere che tutti insieme si decideva come uscire dalla crisi? Non è che adesso finisce a schiaffi? No, dico è un po’ come se in una riunione di condominio ci fossero le due famiglie dell’attico, quelle che un tempo avevano più mellesimi di tutti, che ad un tratto dicessero alle famiglie del quarto piano di andare calmi con i lavori di ristrutturazione perchè loro, che fino a quel momento hanno contribuito più di tutti alle spese, adesso non vogliono più farlo. Peccato che la famiglia del signor Tsetung, del signor Nehru, e del signor Lula, possano rispondere

-E sti cazzi! Pure noi mo c’abbiamo i soldi!-

A me un po’ preoccupa, perchè è più o meno quello che venne detto per due volte alla Germania in passato: la prima nel 1913, la seconda nel 1937.

E poi non sarebbero stati introdotti nuovi metodi di gestione? Ricordo un amico romano che il giorno della vittoria di Obama, che coincideva con quella della prima vittoria in Cempions Lig della Roma di quell’anno, aveva un cartello con scritto La Roma non si discute si Ob-ama. Questo per dire che l’aspettativa era enorme, avrbbe portato un cambiamento epocale. Con queste dichiarazioni mi sembra che il cambiamento sia nel colore delle labbra di chi pronuncia minacce. Il vento di cambiamento, insomma, non è stato che di facciata, speriamo che Giuliano e Luigi se lo ricordino.

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