Piccioning

Ovvero Owling

Ci sono talvolta delle mode stupide. No forse spesso, vabbè portare le Buffalo è sempre stata una moda stupida ma anche pensare che vestirsi o comportarsi in una certa maniera solo per ingraziarsi il consenso sociale è da veri sfigati. Avete presente tutti quei film dove il disadattato o la disadattata, nella lettura del film sia chiaro, fanno una favore al figo o alla figa della squola e questi scoprono che sono persone belle dentro e quindi le aiutano in una riscossa sociale basata sul look e poco altro? Ecco secondo me sono politicamente molto pericolosi, molto più delle musiche sataniche o dei film porno, perché sono subdoli, per i ragazzi a cui vengono fatti vedere da genitori che pensano di averli tenuti lontani da idee che ancora non capiscono e invece li farciscono di idee che non notano, li rintronano convinti di non dargli in pasto temi scottanti e che non bisogna affrontare a quell’età ( ma visti i vari vacanze a.. mi sa che c’è chi crede che non bisogna affrontarli mai) quando invece proprio questa oggettivazione del film come sano a priori perché per bambini, li travia per tutta la vita, ma è solo il lavaggio celebrale contemporaneo, a cui i genitori, ai loro tempi,  sono stati sottoposti in forme differenti. Ma vabbè tutto sto sproloquio per dire che ho incontrato due mode in questi giorni: la prima è l’Owling ovvero farsi fare foto appollaiati come gufi ( in inglese Owl) e io mi chiedo: ma a me che ca… me ne dovrebbe fregare? Poi mi ricordo che Repubblica.it ormai vive grazie a feisbuc e quindi capisco perché ci abbia fatto un servizio, all’Owling. E comunque ho pensato che se proprio dovessi stare appollaiato su un qualcosa più che owling vorrei fare il piccioning, cioè oltre all’appolaiazione vorrei defecare in testa ai passanti, questa si che sarebbe una notizia:

Dieci persone, appollaiate su lampioni e statue, defecano sulla testa dei turisti, tutti scattano foto di merda.

Ecco un titolo che vorrei leggere. Ma credo che dovrò vedere le mie speranze deluse.

Poi c’è la polemica del giorno: ci si deve o non ci si deve chiamare compagni? E occhio che questa è proprio importante, imperdibile. Allora già se fosse una notizia vera, che Vendola pensi sta cosa poco mi importa, nel senso che ha tutto il diritto di non farlo e anche di esprimerlo dopodiché è a capo di un movimento politico non ha comprato anima e cervello dei suoi militanti, quello è scritto in un libro di Braham Stoker e aveva la esse fibilante per colpa dei canini. In più ho letto e sentito con attenzione le sue affermazioni sulla questione compagni. In questo caso specifico la situazione è assurda, c’è talmente tanto timore ad affrontare certi tabù che non si possono fare affermazioni storicamente comprovate. Oggettivamente il PCI viveva l’ipocrisia del leninismo. Non che il leninismo sia un’ipocrisia ma il PCI doveva dire di essere un partito rivoluzionario e quindi doveva mantenere l’atteggiamento dei “rivoluzionari di professione” teorizzato da Lenin. Aggiunto il fatto che quando ho militato in movimento di stretta osservanza leninista poi finiva che si sposavano tra loro, perché ognuno aveva due lavori (quello per campare e quello per fare la rivoluzione) finiva per non avere altro ambito di vita che il partito. Secondo: il PCI era ipocrita proprio perché il PCI stesso operava in senso opposto, penso alla vita nelle sezioni che garantiva a persone senza stipendi, in un periodo dove di quegli svaghi cominciava a sentirsene il bisogno, una sorta di vita di comunità, con svaghi (ARCI) momenti di catarsi e riti collettivi. Ecco perché concordo con la critica alla storia che Vendola ha palesato in questo senso, il PCI era fortemente ipocritica a maschilista, il fatto che avesse dei difetti non significa che facesse schifo. Ebbasta con sto rito imbalsamato del: abbiamo perso per colpa degli altri. Il PCI era un partito riformista dal 1944, perché la democrazia progressiva è quello; il PCI ha cominciato a perdere consensi e ha segnato al sua fine all’inizio degli anni 70, ma forse anche prima,. quando non è più stato in grado di cogliere le modifiche sociali che l’Italia stava vivendo e, cacciando chiunque chiedesse riforme al proprio interno e dimostrando quindi di essere una struttura quasi religiosa, si è inimicato coloro che negli anni ’80 sono diventati poi i lavoratori a cui chiedeva i voti. Ma questo non significa che alcuni miglioramenti sociali, e di quelli fondamentali, si sono ottenuti grazie all’attività dei suoi militanti e dei suoi quadri. Questa è un’analisi storica che cerca di essere il più possibile serena e scevra da pregiudizi, fallibile come ogni previsione umana (ricordo che per Karl Marx l’avvento del comunismo era imminente nel 1840 e che la prima forma, molto discutibile, si ebbe nel 1917), chi attacca o difende a testa bassa è solo uno che vorrebbe vivere un’altra vita. In un altro mondo, quello del tutto o niente, bianco o nero, quello in 2 dimensioni insomma. Con questo voglio dire che Vendola non ha detto che non bisogna chiamarsi compagni, ma che dobbiamo superare l’ipocrisia dei rivoluzionari di professione come intesa dal PCI, che oltre che essere compagni, quadri, militanti, stiamo insieme perché condividiamo esperienze che ci avvicinano. Un’affermazione scontata fatta per mettersi in mostra dopo che il suo viso ha campeggiato su GQ (giornale per altro difficilmente non qualificabile come maschilista visto il servizio successivo alla sua intervista con tutte le donnine con le sise di fuori)? Mah! Secondo me un tentativo, nel caso specifico di fare un ragionamento complesso sul nostro passato che parta dai punti critici perché quelli hanno causato la sconfitta e l’arresto delle rivendicazioni sociali, poi interpretato e diffuso in base alla convenienza: Repubblica che sta tentando di far vedere che tra Vendola e Bersani non ci sia differenza, per convincere che la scelta moderata è l’unica praticabile, lo esalta;c’è anche chi vuole dimostrare che Vendola sia già un moderato. Vendola non è ne dio ne è il demonio, fa delle proposte, lancia delle idee che non siano solo stare con il popolo perchè questo non basta, certo che a volte si dimentica che non basta ma è la base di partenza, la base necessaria. Io vorrei vedere un coraggio diverso, non solo nel inimicarsi persone che, parlo dei quadri, ciacolano bene e razzolano male come direbbe mia madre, ma anche dall’altra parte. Il fatto che ci sia bisogno di un movimento nuovo, secondo me qui dentro SEL ci sta tutta, non significa che allora devo dimenticarmi che voglio cambiare il mondo e non ingraziarmi Grazia, GQ, e il PD. E poco mi interessa in quanti si rimane, il problema non sono i numeri è la convinzione dei militanti: guardate cosa hanno fatto poche centinaia di militanti comunisti in Italia sotto il fascismo, le Brigate Garibaldi non sarebbero state quel che sono state senza di loro; e ancora di più oggi ancora paghiamo la perseveranza, la convinzione, la tenacia di dodici persone dell’anno 35 d.C.

caccaopupù cacca pupù, non vorrei che poi qualcuno pensasse che sono una persona seria davvero.

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