La ruota

ovvero a cosa si pensa

Umf era stanco. Ma era molto stanco, trascinare fino all’accampamento i quattro cervi che avevano cacciato lo aveva fiaccato. E non solo nel fisico, infatti i suoi tre compagni di caccia gli relegavano sempre questo lavoraccio perché lui era più lento, meno agile e con una pessima mira. . Però qualcosa doveva pur fare per sfamare la tribù. Forse avrebbe dovuto avere delle visioni come lo sciamano, ma non le aveva e non è che uno se le fa venire. E poi lui non sarebbe mai stato in grado di mettere le mani su una gamba spezzata da un cinghiale, insomma lui non era un cacciatore e non era uno sciamano, non gli rimaneva che trasportare i cervi fino all’accampamento, o morire. In più da qualche tempo un gruppo di stronzi (N.d.A. non si sa che parola avesse usato Umf, ma l’autore ritiene che questa sia la migliore traduzione possibile) li attaccava mentre… Ecco proprio come adesso. Umf vide i suoi compagni mettersi attorno a lui e fargli fretta a gesti, cercando di non fare rumore, avevano sentito evidentemente dei rumore e preparavano le lance per difendersi. Affilavano in maniera indifferente la selce, camminavano intorno a lui, altrimenti non si sarebbe accorto di nulla. Fece forza ma le braccia gli dolevano e non avrebbe potuto accelerare oltre, così guardò uno dei compagni cercando aiuto ma quello lo ignorò. anzi mostrandogli la lancia gli fece capire che datosi che lui doveva difenderlo si aspettava che lui trascinasse tutto il cibo fino all’accampamento.

Dopo poco gli stronzi (N.d.A. non si capisce a questo punto se Umf si riferisca all’altra tribù con il loro nome proprio o con appellativi offensivi, si è deciso di mantenere la prima interpretazione per non creare confusione nel lettore) attaccarono. I compagni di Umf ne rallentarono un poco l’arrivo scagliando loro addosso, rami, bastoni, pietre e tutto quel che trovarono a portata di mano, fino a giungere alla salita che li divideva dall’accampamento, giunti li gli stronzi attaccarono con più ferocia perché sapevano che oltre quella salita altri compagni di Umf li aspettavano e perché in salita si fa molta più fatica a trascinare quattro cervi. I compagni di Umf ferirono uno stronzo che si avvicinò troppo, e continuarono a lanciare oggetti. Nonostante la confusione Umf notò che alcuni sassi una volta lanciati e una volta che avevano toccato terra continuavano nel loro percorso fino a diventare pericolosi per gli stronzi. E non solo i sassi, ma anche alcuni legni, Umf non saprebbe bene che parola usare ma il verbo giusto è: rotolavano.

Alla fine Umf abbandonò due cervi, si mise gli altri due in spalla con uno sforzo sovrumano, o meglio sovrominide, e poi inizio ad accelerare il passo. I suoi compagni non dissero nulla fino a che non furono all’accampamento. Qui Umf venne ripreso, gli venne fatto notare che non ci sarebbe stato cibo abbastanza per tutti i membri della tribù e a poco servirono i gesti di protesta di Umf a sottolineare che se lui non si fosse comportato così forse proprio non ce ne sarebbe stato. Alla fine si decise di dare cibo ai cacciatori, ai bambini e allo sciamano, gli altri uomini avrebbero preso gli avanzi, tranne Umf che non avrebbe avuto nulla.

Umf ci rimase male ma sapeva che questa era la legge e quindi si limitò a mettersi in disparte. Nella notte solitaria gli tornò n mente ciò che facevano le pietre mentre scappava dagli stronzi. Ne prese una e la tirò. ma quella caduta dal lato piatto non si mosse di un millimetro. Umf si avvicinò e la spinse, ma la pietra si mosse solo quando era a contatto con la mano di Umf. Poi nulla. Umf riprese la pietra e la lanciò un’altra volta. Ancora nulla, ma cosa diamine l’aveva fatta muovere? Tornò alla discesa, ovvero alla salita vista al contrario, e lanciò la pietra, ancora nulla. Umf non desistette. Riprese un’altra pietra, nulla, cambiò ancora, niente, lanciò più forte, zero, saltò mentre la lanciava,. tenne una lancia in mano mentre la scagliava, urlò come avevano fatto i suoi compagni e l’unica cosa che ottenne fu che una donna gli portò un pochino di avanzi, per poi tornarsene, un po’ impaurita al suo giaciglio. Niente eppure, eppure…. non riusciva nemmeno bene a pensare evidentemente lo spirito dei cervi faceva sentire il suo influsso, la sua vendetta per averli abbandonati sulla salita,e gli si aggrovigliava lo stomaco, si getto su quel poco di carne che gli era stato portato nel farlo la pietra che aveva in mano gli scivolò e cadde in verticale. gli picchiò su un piede e lo costrinse a guardarlo mentre rotolava per la discesa giù giù fino a sparire nel buio. Mentre addentava la carne Umf ebbe quella che diversi secoli dopo si sarebbe chiamata epifania e se avesse conosciuto il greco antico, o futuro parlando dal suo punto di vista temporale, avrebbe esclamato -Ho trovato!- che si dice -Euréka!-

Mollò il pezzo di carne sperando che lo spirito dei cervi non si risentisse per essere stato gettato via in malo modo e cominciò a cercare una pietra. Ne scartò diverse, troppo spigolosa, troppo piatta, troppo tozza, troppo pesante, fino a che non trovò quella giusta. La prese tra le mani e la guardò sperando che confermasse le sue teorie, che poi lui non che è pensasse a teorie, pregava lo spirito della montagna che aveva portato lì proprio quella pietra per lui in quel momento, perché altrimenti non ci sarebbe l’antropocentrismo delle religione è davvero carino nella sua ingenuità. Lo pregava di essere buono con lui e di far fare alla pietra quello che lui voleva. Ci riuscì, la pietra venne scagliata lungo la discesa e lo spirito della roccia, o montagna dai tanto è uguale, la fece rotolare. Umf esultò tornò alla sua carne e si mise a mangiare. Era davvero buona, doveva essere merito dello spirito del cervo, che non si era offeso, o di quello della roccia/montagna che ancora era benevolo con lui, e i cui rimasugli trovava sulla carne dopo averla raccolta da terra.

Il giorno dopo Umf prese della selce, che lui chiamava Uh, e si mise a farci una punta di lancia. Intanto gli altri cacciatori erano partiti, ma questa volta lo avevano lasciato a casa e a lui poco importava. Dopo aver fatto una punta di lancia anziché attaccarla sul bastone la impugnò direttamente, pregò lo spirito della foresta di aiutarlo e prese il tronco di un albero e cominciò a tagliarlo. Lo lavorò e lo portò alla forma della pietra della notte prima. Lo spinse e rotolava, esultò. Ora però non sapeva che farsene. Come avrebbe potuto aiutarlo? Ci si sedette sopra ma scivolò. Ci appoggiò sopra degli oggetti ma al primo movimento caddero. Vi appoggiò sopra una pelle ma non era abbastanza resistente, prese allora due bastoni come quelli delle tende e in mezzo vi pose una pelle. Già altre volte avevano usato la barella per trasportare gli oggetti. Ma come attaccarci la ruota? Umf ci si ingegnò sopra e alla fine trovò il metodo. Corse nel centro dell’accampamento e mostrò la sua invenzione, ispirata dallo spirito delle foreste, quella con la ruota di legno, che però non era molto stabile, d’altronde mica aveva gli strumenti di fino, e una fatta con un tronco intero. La roccia l’aveva scartata, troppo pesante. I bambini furono i primi a salire, ma presto era un gioco per tutti, per le donne e per i vecchi (35 anni provateci voi ad arrivare a 35 anni, allora). Solo lo sciamano non rideva. Chiese a Umf se si fosse ingraziato lo spirito della foresta e Umf gli raccontò di tutta la notte e di come avesse chiesto allo spirito del cervo, della roccia, della montagna della foresta, a tutti. Lo sciamano chiese cosa avessero risposto. Umf disse che visto che la cosa funzionava doveva essere intesa come una risposta positiva. Allora lo sciamano rise, disse che lui sentiva gli spiriti parargli e che se a lui non avevano parlato era perché non poteva sentirli o perché era stato ispirato dagli spiriti maligni. Lanciò così un anatema su Umf e la sua invenzione e tutti se ne allontanarono, i bambini ne furono trascinati via. Umf ci rimase male ma non si arrese. Si mise in cima alla salita e quando vide arrivare i cacciatori gli andò incontro. Scese con quella protocarriola e gli fece cenno di caricare i cervi, i cacciatori rimasero diffidenti e allora Umf fece vedere che la carriola si muoveva più facilmente. ci caricò sopra dei sassi e fece vedere che anche con un carico pesante era più facile muoversi. Mentre emulava i suoi discendenti della Folletto, si sentirono arrivare gli stronzi, tutti cominciarono a trascinare i cervi insieme, Umf  insisteva a cercare di farglieli caricare sulla carriola ma i suoi compagni non si fidavano. Quando ormai gli stronzi erano a pochi metri. Il capo della missione di caccia si alzò e guardò prima Umf poi la sua carriola. Si avvicinò e gliela strappò di mano, Umf ebbe un sussultò per la felicità di essere stato compreso. Invece il capo missione vi caricò sopra delle pietre e lo stesso fecero altri due cacciatori, poi quando ormai gli stronzi erano molto vicini, lanciarono la carriola contro gli stronzi, che si videro arrivare addosso una cosa assolutamente insolita e pensarono che i coglioni (N.d.A. sempre il solito problema di traduzione) erano prottti dagli spiriti del bosco. Umf ci rimase male, ma il capo missione lo guardò e gli disse

-Hai inventato la ruota? Usiamola contro i nemici!-

Umf

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