Moni moni

Ovvero se ti do i soldi…

 

Tutto è cominciato ieri sera

ieri per le 22e30

-Franek, hai una sigaretta?-

Mi cerco in tutte le tasche, pantaloncini (4 tasche), felpa (2 tasche), giacca (altre 4 tasche), pantaloni lunghi usati per andare al lavoro (4 tasche): niente.

-No, le ho finite. Tu non ne hai Mika?- chiedo a mio fratello, visto che Giulio me l’aveva chiesto e davo per scontato non le avesse.

-No, le ho finite anche io- mi risponde Mika. A questo punto, essendo le dieci e trenta di sera, era necessario uscire. Compio un sommo sforzo, recupero la bicicletta e vado.

Pedalo dieci minuti fischiettando  arrivo al distributore. Nel quartieraccio a Trebisonda non sono molti quelli funzionanti e quindi mi è sembrata una fortuna trovare il primo operativo. Mi avvicino allo scatolotto, posso anticiparvelo è maligno, che mi guardava sottecchi con le lucine semi spente. Il classico atteggiamento di chi finge di essere distratto. Ormai li conosco e quindi prima di inserire le monete, fingo di informarmi sul prezzo del pacchetto, come se non fossi un fumatore abituale. Schiaccio il pulsante e lo scatolotto, subdolo, finge di ravvivarsi tutto. Benvenuto le sue camel costano 5 euri. E sti cazzi, penso. Infilo le monete e la macchinetta risponde: grazie mille arrivederci. Ma porc…! Ridammi le mie monete macchina infernale!

Non l’ho presa a calci, fin da subito, perché ho provato prima con le buone. Niente, poi ho fatto finta di andarmene e poi tornare niente. Alla fine mi sono dovuto arrendere, non avendo altra moneta sono tornato a casa.

Giulio, io e Mika ci siamo accontentati e non abbiamo fumato dicendoci che faceva bene alla salute, e nessuno aveva voglia di uscire ancora.

Ma questa mattina è successo ancora.

Oggi per le 8e30

Raggiungo la fermata del metrò e mi avvio verso le macchine per fare i biglietti, e lei carina e gentile come Annie Wilkes, mi chiede un euro e poco più. Io ossequioso glieli do e lei, senza erogare il biglietto come la sera prima non mi erano state erogate le sigarette, o sizze come dicevano i ggiovani di qualche anno fa, mi dice grazie e arrivederci.

Mi rivolgo immediatamente a un dipendente dell’azienda.

-Mi scusi, ma la macchinetta per i biglietti mi ha rubato i soldi. dico

-E lei non doveva darglieli- mi risponde lui che parla davvero perché non è una macchina e che sarebbe molto più sensibile alle molestie che ho perpetrato al distributore ieri sera.

Non avevo voglia di litigare, quindi mi sono girato sui tacchi e me ne sono andato. Esco di fretta dalla stazione e vado verso la macchina. Salgo giro la chiave, riserva, mannaggia mannaggia mannaggia! Vabbè, raggiungo il primo distributore.

Se i distributori di sigarette sono finti sonnacchiosi, le erogatrici di biglietti signorine acide, i distributori di benzina sono come guardie svizzere, impeccabili, non perdono mai il resto e stanno a guardia di un patrimonio mica da ridere. Mi accoglie freddo lo schermo verde e nero, lampeggiante. In servizio.

Inserisco i soldi e lo schermo, impassibile, mi dice: rifornirsi alla pompa n…….. grazie e arrivederci.

Mi giro, con un diavolo per capello, verso il benzinaio, pensando però che erano le macchine a scioperare evidentemente, e che lui non era responsabile del malfunzionamento delle prime due.

-Mi scusi ma il distributore mi ha preso 10 euro-

-E lei perché li ha inseriti?-

-Ma per fare benzina, no?!-

-La prossima volta sia più rapido- risponde serafico l’uomo nella tenuta da uomo della benzina.

-Ma più rapido, cosa vuol dire?! Non ho fatto in tempo nemmeno a leggere il numero della pompa!-

-Ormai i soldi li ha messi, cosa vuole che glieli ridia?-

-Sarebbe gentile!-

-Si vede che sono maleducato-

Io mi avvicino, lui si alza, e rimaniamo a guardarci

-Almeno mi faccia dieci euro lei…- dico gelido

-E chi mi dice che lei non li abbia già presi e mi voglia rubare?-

-Ma rubare cosa?!-

In preda a un nervosismo da antologia, mi giro ancora sui tacchi e me ne vado. Bestemmiando ad alta voce.

Per calmarmi e per annunciare il ritardo, entro in un bar. Ordino un caffè e mi metto a telefonare. Finisce la telefonata che ancora non ho il caffè, aspetto ancora un po’ e niente. Dopo un dieci minuti, in effetti c’era molta coda, chiedo

-Scusi, il caffè?-

-L’ha pagato?-

-Si- rispondo

-Ok, allora grazie e arrivederci- Mi dice il barista.

In preda a raptus omicidi, afferro per il bavero il barista.

-Ho detto che voglio un caffè, grazie- dico gelido.

-Se l’ha pagato se ne può anche andare- mi risponde il barista spaventato.

Io non capisco, ma che vuol dire? Rimango un attimo interdetto e lascio andare il barista.

-Ma?- gli chiedo guardandolo interrogativamente.

-Ma come? Non sa nulla? Ah! Magari è appena tornato dalle ferie?- risponde lui.

Io totalmente sconcertato guadagno l’uscita del locale, sull’uscio un vecchietto mi dice

-Ma di che si lamenta magari alla sua età mi avessero rubato dei soldi, avrebbe significato che li avevo, è che questi giovani d’ogg….-

Non lo ascolto. Ma che sta succedendo? Perché uno dovrebbe pagare e poi non ricevere nulla in cambio? Ma che ingiustizia…

Sarebbe come versare 28mila euro per il riscatto di laurea, e ricevere in cambio una pacca sulla spalla.

Ps

Laureati, mi dicevano, sarai avvantaggiato nel mondo del lavoro, mi dicevano.

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Una risposta a Moni moni

  1. Cali gola ha detto:

    Splendido doloroso piacere

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