Calcolare l’11 settembre

Ovvero uno più uno più uno più uno più uno più uno più uno più uno più uno più uno più uno

 

 

 

 

 

 

 

 

In questi giorni si è assistito a tutto un proliferare di iniziative in ricordo dell’11 settembre 2001. Essendo ieri l’11 settembre 2011 questo significa che sono passati dieci anni. Per prima cosa vorrei far notare all’inviato del Tg di La7 che porre dei dubbi su come sono andate le cose quel giorno non è affatto antiamericanismo, né tanto meno antisemitismo (sic!). Voglio dire è possibile che uno diventi complottista solo se dice che gli Usa non sono così buoni come li si dipinge, mentre scatenare delle guerre verso due Stati, accusati, senza prove a differenza delle tesi “complottiste” sull’attentato alle Twin Towers, non è stupido anti islamismo, con più dietro ancora importanti interessi economici?

Comunque non solo trovo molto azzeccato quanto riportato dall’articolo di ieri sulla ricorrenza, e non sull’attentato, da Il Manifesto che sostanzialmente diceva che tutta l’importanza data a questo triste anniversario serve solo e unicamente a non permettere l’elaborazione del lutto e a coltivare nel mondo reciproci odi. Già perché è indiscutibilmente vero che è stato un attentato terribile ma quanti altri attentati sono commemorati alla stessa maniera? Ovvero con un atteggiamento che deve, e non dovrebbe, essere bipartisan? Perché il nostro governo ritiene più importante commemorare l’11 settembre che l’attentato a Bologna del 2 agosto 1980? Nessuno può fare dei ragionamenti sereni sull’attentato a New York, altrimenti viene accusato di essere fiancheggiatore dei terroristi.

Voglio partire da questo presupposto: l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 è una cosa terribile, sbagliata e, chiunque l’abbia organizzato, deve essere processato e condannato. Ma se la giustizia ha come simbolo una bilancia, allora prendiamo una base di calcolo: 2.752 valgono ogni anno un minuto di silenzio.

Nell’agosto del 1945, con il Giappone ormai prossimo alla resa, l’amministrazione americana ha deliberato di sganciare su Hiroshima, 6 agosto, e Nagasaki, 9 agosto, due bomabe atomiche causando, quasi interamente tra i civili, tra le 100mila e i 200mila vittime. Essendo stime direi, per facilità di calcolo, 150mila vittime.

L’11 di settembre ma del 1973 un golpe guidato dal generale Pinochet, a cui l’allora segretario di stato Kissinger ha dichiarato fosse fornito sostegno militare dagli USA, ha colpito il Cile, esautorando il governo legittimo del presidente Salvador Allende e innescando anni di repressione violenta e totale, verso ogni oppositore. Secondo le stime di una commissione di inchiesta del governo cileno, le vittime dei golpisti furono 40.018.

Vittime civili irachene e afghane delle guerre scoppiate nel 1990, 2001 e 2003, sono 200.000, si parla sempre di stime e si fa riferimento a quelle non dell'”indotto”, ovvero quelle morte direttamente per cause violente di guerra, sono esclusi i malati non curati per mancanza di medicine, ad esempio.

Non vado oltre anche se si potrebbe, e molto. La somma dei morti per queste scelte, direttamente volute dalle amministrazioni americane, è: 390.018.

Ora passiamo dalla matematica alla storia. 390.018, ovvero il numero di vittime direttamente ascrivibili ai presidenti USA, diviso 2752, ovvero il numero di morti nelle Twin Towers, che ho scelto come unità di misura del minuto di silenzio, fa:

141.72, arrotondiamo a 142. Diviso 60, ovvero quanti minuti ci sono in un’ora, fa 2 ore e mezza circa. Quindi solo considerando questo si arriva al fatto che se venissero commemorate tutte le vittime civili morte innocenti per scelte di politici, o terroristi, saremmo alle 2ore e 31 minuti. Se vi aggiungessimo, ad esempio, i 4milioni di morti civili della guerra in Vietnam, si salirebbe addirittura a 1453.48 minuti, che in ore fa: 24, ovvero un giorno.

Direi quindi che una parziale stima delle vittime del capitalismo, non degli USA e ancor meno degli americani, in solo un secolo, a cui non sono aggiunti i morti a causa del lavoro, ci dice che dovremmo stare zitti per un giorno intero.

Shhhhhh.

 

PS solo una piccola postilla prima di cominciare questo giorno di silenzio: Malcolm X, Martin Luther King, Zack de la Rocha, Noam Choamsky, sono statunitensi, e io sto con loro, così come la rete degli ebrei contro l’occupazione, sono ebrei e io sto con loro. Così come Vendola e Ferrero, e i compagni della FIOM, sono italiani e io sto con loro. Solo ch odio profondamente questo governo. Non sono né antiamericano, perché vuol dire che odierei tutti gli abitanti del Nord, Centro e Sud America, né antisemita, perchè significa che odierei tutti gli ebrei. Sono contro la politica promossa dal governo degli Stati Uniti e di Israele. E da molti governi di molti paesi, in quanto barbara espressione di interessi economici. Non sono questioni di razza o nascita, ma questioni politiche, ovvero di scelte razionali e consce. Sarebbe un po’ come dire che lottare contro la maia è da antisiciliani o anti italiani.

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2 risposte a Calcolare l’11 settembre

  1. fabio granata ha detto:

    Articolo che mette in discussione l’utilità di una simile commemorazione e traccia le conseguenze in termini di politica estera e guerre in corso = anti americano = terrorista.

    Aricolo che mette in discussione la politica coloniale israeliana e traccia le conseguente in termini di violazione dei diritti umani, dei principali trattati internazionali in tema di difesa dei confini e autodeterminazione dei popoli = anti isreaeliano = antisemita.

    Ora anche gli U.S.A. hanno capito l’importanza di avere uno strumento per pararsi sempre il culo sfruttando i morti. In Italia noi siamo anomali nel senso che a prescindere da chi sia al governo, sinistra centro o destra che sia, ogni qual volta qualcuno ha il lampo di genio ed il coraggio di dire “andiamo avanti, guardiamo oltre, è il caso di apportare delle modifiche alla costituzione”, incredibilmente riescono a resuscitare anche Garibaldi ed i Mille, con frasi fatte che ti spiazzano per inutilità e demenza, come ad esempio “per fare questo sono morti in….”….”per quella causa sai quanta gente ha sofferto”…”mille mila anni fa i nostri pro pro pro pro zii e nonni hanno combattuto per….”.

    • Sono d’accordo ma voglio fare dei ragionamenti:
      bisogna avere altrettanto il coraggio di individuare chi, partendo da presupposto e analisi anche condivisibili, è in effetti razzista. Infatti non voglio assolutamente sminuire l’importanza simbolica di un attacco sul suolo americano. Certo non ha cambiato il mondo, come invece lo ha fatto la caduta del muro di Berlino ad esempio. Per questo io inscrivo le vittime dell’attentato all’interno del numero delle vittime e non faccio un discorso del tipo: abbiamo commemorato abbastanza queste vittime, ora commemoriamone altre. Lo stesso discorso per i campi di sterminio nazisti. Sono esistiti, hanno fatto milioni di morti, il balletto delle cifre mi fa un po’ pena ma sono milioni, tra ebrei, che più di tutti hanno patito, socialcomunisti e oppositori politici in genere, zingari, testimoni di geova, omosessuali, e altre categorie. Non è l’unico genocidio della storia, penso a quello Armeno, a quello degli indiani d’america, dello schiviavismo. Questo non significa diminuire l’importanza, il sacrificio, il dolore, provato dagli ebrei in quegli anni, che sarebbe razzista, significa riconoscere a chi ha subito la stessa sorte che hanno sofferto le stesso terribili, dolorosissime e atroci sofferenze.

      Per quanto rigaurda la Csotituzione, premesso il fatto che tirare fuori Garibaldi e i mille per la costituzione è storicamente sbagliato, le proposte di modifica della costituzione fatte non propongono miglioramenti. Ne stravolgono il senso di fondo, in peggio. Allora il ricordo dei morti non è sbattuto in faccia a chi, poverino, guarda al futuro. Il ricordo dei morti è utilizzato per salvaguardare quello che è stato conquistato.
      Le proposte bocciate dall’ultimo referendum costituzionale, vanno ad esempio in direzioni semplicemente opposte ai valori su cui si fonda la Repubblica. Se poi si parla di divisioni territoriali, visto che citavi Garibaldi, la questione per me è semplice, non vedo perchè io che sono nato a Milano, dovrei aderire alla Padania, entità che nella storia è esistita due volte, con la provincia romane della Gallia Cisalpina, e con la napoleonica repubblica cispadana, che è durata meno di venti anni, che non ha una vera identità culturale ma solo un identità di lamentela nei confonrit dello stato, una scusa per incolpare gli altri di tutto. Se invece ti riferisci a province come il Sud Tirolo, io non ho nessun istinto di unità a priori. La gente del Sud Tirolo vuole staccarsi dall’Italia, lo volesse la maggioranza delle persone, che non si riconosce nell’identità culturale italiana, non vedo perchè dovrei obbligarli a stare entro i confini. Certo però è che non mi sembra che nemmeno il Sudtirol Volks partei proponga più la siccsione, e che i gruppi terroristici che hanno condotto la lotta armata, avevano strani obbiettivi per essere secessionisti e strani amichetti…

      Detto questo concordo con quanto dici che esistono entità stato che si difendono con il ricordo dei morti, è proprio quanto diceva l’articolo di ieri sul Manifesto: il ricordo dell’11 settembre non deve essere superato ed elaborato perchè l’odio deve rimanere vivo. è una questione puramente politica.

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