Mamma li medici!

Ovvero quando non sto bene

Io ero li, sapete come quando si è nei sogni, che mettevo tutta la mia forza per muovere le braccia e la gambe ma loro rispondevano al rallentatore, io cercavo di oppormi ma venivo sommerso da una marea umana che non mi veniva incontro era ferma, immobile, da ore e mi stava soffocando, creava ingorghi, bloccava una città e la sua tangenziale, la circolazione sul raccordo anulare, e si moltiplicava e tutti che volevano spendere i soldi che avevano per prendere cose di cui on si facevano nulla, o almeno delle quali avrebbero potuto fare a meno. Resisto, stoico, alla pressione fino a quando un uomo con gli occhiali da sole che si era preso un giorno di ferie per essere lì non comincia a picchiarmi, sempre come nei sogni io non sentivo nulla, dopo un po’ però mi costringeva ad alzare lo sguardo e vedevo campeggiare la scritta

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Le assuefazioni sono garantite.

Riabbassando lo sguardo ero in una altra città, anche qui migliaia di persone come quelle di prima, tutte con le sciarpe della FC Oppiodeipopoli. Chi si spintona, chi scavalca una recinzione, chi si mena. Io ancora cerco di resistere, mi impegno fino a che non vengo sollevato e alzato sopra le teste di tutti a buttato giù dalla rupe tarpea che si era materializzata li.

Poi mi sveglio sudaticcio nel letto con la febbre alta, da qualche giorno avevo i sintomi ed ecco che è arrivata.

Si, era qualche che avevo la febbriciattola, di quelle serpeggianti lungo la schiena. Occhi bruciacchianti, ossa indolenzite e muscoli che ad ogni passo dicevano

-Ahia!- immaginatevi ripetuto ad ogni passo

-Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!Ahia!-

Insomma non stavo molto bene e poi la notte: questo. Non mi rimane che andare dal medico, penso, visto che tutti i rimedi caserecci, compreso il mettersi a testa in giù con un nano che ti salta sulle piante dei piedi solleticandoti il perineo con una piuma d’upupa. Non rimaneva che la scienza.

Così la mattina esco e vado dal medico, giungo nella sala d’aspetto e vedo una fila. Che a me le file comincino a starmi antipatiche, credo possiate capirlo, però quella dai medici (dentisti, oculisti, tutta la categoria insomma) ancora di più e già da prima. Perché tutti ti parlano anche se vedono che fatichi a capire i tuoi pensieri, ti chiedono come stai anche se sulla faccia hai scritto 80° di febbre, ti raccontano i loro malanni convinti di alzarti il morale visto che i loro sono peggiori. Ecco su questo vorrei dire una cosa: dato che non siamo nella sala di attesa del cardio-chirurgo più famoso al mondo, a me che tu abbia avuto la cacarella per tuta la notte o i due giorni precedenti, di quante volte sei andato in bagno, di chi ti ha soccorso, insomma in questo momento l’unica cosa che sento è

-ZZZZZZZZZZZZZZZ-

in testa dato dalla febbre, domani ti dirò che sei il più malatissimo del mondo, ma oggi più di ZZZZZ non riesco.

Comunque finalmente arriva il mio turno entro e mi siedo di fronte al dottor Trisce
-Buongiorno Franek- è il mio medico fin dall’arrivo a Trebisonda – che bella faccina… cosa ti senti?-

E io gli faccio l’elenco dei miei mali.

Lui mi fa spogliare, non del tutto nudo e solo i tacchi mica è un medico del lavoro, e mi fa sdraiare sul lettino.

Mi hanno sempre fatto un po’ di impressione sti lettini, più che altro sono scomodi, sarà che non ho la schiena completamente dritta ma ogni volta che mi sdraio il medico mi guarda e dice-

-Non spinga la pancia verso l’esterno-

e così ha detto anche questa volta, poi mi visita, pone lo stetoscopio sul mio petto e batte ripetutamente la mano destra, le cui tre dita erano appoggiate la mio petto con il pollice a fare da sostegno, con la mano di sinistra, poi mi fa sedere e fa la stessa cosa sulla schiena, poi sullo stomaco, poi tiro fuori la lingua e vengo accecato dalla pila che mi punta negli occhi. Poi mi dice

-Va bene, rivestiti. Come ti scarichi?-

-Quello, per il momento, normale-

-Senti un peso sul petto?-

-Si-

-Ok, senti, è un po’ dell’influenza vai a casa e smetti di fumare-

-Tutto qui?- rispondo incredulo – Nessuna medicina?-

-Chi è il medico qui?- dice il dottor Trisce, noto permaloso – A questo stadio le medicine non sono utili, smetti di fumare e vedrai che andrà tutto apposto-

Io recupero le mie cose, torno a casa e mi sdraio a letto dove piovo in un altro sogno dove piove poco ma alla prima goccia la terra comincia a tremare, comincia a smuoversi e alla seconda ha già riempito paesi interi, e poi finisco in una piazza dove un ciccione sta dicendo a un nanetto che non deve ridere del fatto che sia ciccione perché lui non sa chi sia lui. E poi sudato mentre evito uno schizzo di ciccia del ciccione mi risveglio in preda a dolori assurdi a tutto il corpo, provo la febbre. 39° è salita. Ma chissà quanto ci vorrà perché scenda. Così nonostante non sia ancora l’ora di pranzo mi riaddormento. Mi risveglio il pomeriggio che ho fame, buone segno, penso mi preparo del te con un po’ di biscotti. Ma dopo mezz’ora che ho mangiato e mentre Volontè sta facendo in modo di essere accusato di alcuni omicidi mi vedo il cittadino al di sopra di ogni sospetto che esce dallo schermo del computer, e mi indica accusatorio come se fossi responsabile. Ho un rigurgito di volontà che mi aiuta a capire che sto delirando, mi arrampico fino al termometro, che sta sul comodino al fianco del letto, lo trascino, da menhir qual è, fin sotto l’ascella e dopo cinque minuti mi appresto a leggere, mi sembra sia sopra i 40°. A questo punto decido che la situazione è cambiata rispetto alla mattina e alla diagnosi del medico così prendo una bustina e in poco tempo mi si abbassa la febbre e riesco ad addormentarmi.

La mattina dopo però il problema era ancora lì, con la mia febbre mi ritrascino dal medico. Ora forse io sarò poco resistente però quando uno sta fuori, sta fuori. Entro e dico

-Buongiorno signorina, non c’è sua madre oggi ad attendere i pazienti?-

la cosa è strana per due motivi: 1) non ho mai avuto un rapporto, ad esclusione di quelli obbligati con la signora al’ingresso, alla recepscion; 2) non so se abbia una figlia ma quella era proprio lei.

La signora si alza, senza dirmi nulla, entra nello studio del medico e guadagno la precedenza su tutti.

Non mi fa spogliare questa volta, mi prova la febbre e dice,

-Apperò è alta! Ok la situazione non migliora dunque. Vada a casa, mi raccomando smetta di fumare ma anche di bere bibite-

Lo guardo interdetto, non avevo mai notato quanto assomigliasse a Goghèn, ma ora che guardo un autoritratto di Goghèn e mi sembra di vederci dentro il professore che mi parla seduto su un orecchio dell’artista, trovo la somiglianza impressionante.

-Franek sono di qui- dice il medico sull’orecchio indicando alle mie spalle, dove trovo lui però in dimensioni normali

-Ah!- gli dico – Eccola pensavo di doverla liberare dell’orecchio dell’haitiano, qui…-

Il dottor Trisce mi guarda storto e poi dice

-Senti Franek, oltre al fumare e al bere bibite, evita di mangiare grassi-

Torno a casa pensando che ad ogni angolo vi sia un grasso che mi vuole assaltare e di colpo mi viene in mente il sogno della notte precedente con il ciccione. Riesco a entrare in casa e mi sdraio a letto spogliandomi alla bell’e meglio, ma poi nel letto trovo qualcuno e capisco di essere in casa di qualcun’altro poi controllo meglio e no, è il cuscino. Quindi collasso.

Mi sveglio dopo, non so che ore siano, non so cosa mangiare, non so nulla. So sol che ho la febbre, fuori c’è ancora il sole e io senza pensarci mi vesto ed esco. Vado dal medico.

Arrivo all’ambulatorio e lo trovo chiuso, strano penso. Premo il bottone del citofono.

-Si?- mi risponde la voce della signora recepscionista

-Sono Blutarsky- rispondo

-Si?- mi chiede ancora

-Blutono sonarsnky- dico

e apre.

Entro e nello studio non c’è nessuno che bello, penso,

-Come mai non c’è nessuno?- chiedo all’attaccapanni

-Perchè sono le cinque di pomeriggio e a quest’ora di solito non riceviamo, ma prego si accomodi-

-Grazie, Sofì- dico

-Veramente mi chiamo Valeria- dice lei.

-Ah, davvero? Non ho mai conosciuto nessuno che si chiamasse Antiochia..- ed entro dal medico

Il dottor Trisce non c’era più al suo posto c’era il signor Dreik. E una parte dentro di m, forse l’unica piccola striminzita parte sana, pensa che magari sto dottore la smetterà di tagliare su ciò che assumo.

Il dottor Dreik mi guarda in tralice, la parola tralice non so assolutamente cosa significhi mi è venuta in mente in quel momento di febbre alta e non so nemmeno se esista ma mi piace.

-MMMM- mugugna -Lei è il signor Blutasky? La signora Valeria mi ha detto che è molto malato e vedo che delira. Mi faccia dare uno sguardo alla cartella-

Gli da uno sguardo

-MMM- mugugna ancora – Vedo che il dottor Trisce le ha tolto il fumo, bene, le bibite, e i cibi grassi.- saspens – Mi sembra un’ottima cura, la invito anzi a smettere anche di bere tutto tranne l’acqua fresca di rubinetto, quella che fa bene, e a non mangiare altro che il pane, una bella dieta ricostituente, una di quelle diete che la rimetteranno in sesto in men che non si dica! Su coraggio, lei è giovane faccia dei sacrifici e vedrà che il suo domani sarà roseo!-

Io ero li che deliravo e che mi vedevo inseguito dalla finta laurea che i due medici dovrebbero avere, mi sono alzato e ho chiesto

-Scusi dottore, ha mai visto la strevanato?-

-Si, si, signor Blutarsky l’ho visto, e lei conosce lo stediporco?-

-EH?!-

-Puppa!- dice il medico portandosi le mani verso l’inguine.

Non so se sia vera quest’ultima parte. So che sono uscito dallo studio del dottor Dreik. Ho cominciato a camminare poi le gambe mi hanno portato a casa dei miei. Sono entrato chiedendo a che ora passasse il 28barrato. In casa c’erano mia madre e i miei nonni. Prima di svenire sul divano ricordo solo quel che dicevano i miei, lavoratori sindacalizzati da sempre

-La malattia va combattuta….- diceva mia madre preoccupata

-Mi sembra quasi che qui la malattia siano i medici – aggiungeva mio nonno e mia nonna bestemmiava

poi ho sentito cip cip cip e ho visto Tweety.

L’ho ucciso, a me stava simpatico Gatto Silvestro.

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