Un anno fa

ovvero tanti auguri Blutarsky

Il 3 novembre 2010 è stato pubblicato il primo racconto di Trebisonda, in attesa di raccoglierli in una raccolta che raccolga i racconti raccontati su Trebisonda, il Quartieraccio, la famiglia Blutarsky e i suoi amici, vi delizio con altro.

C’era una volta, che poi è un anno fa

un signore che continuava a lamentarsi. Aveva ragione. Tutto andava male, le persone facevano lavoravano per niente ed erano subissate di spese, tasse, gabelle e balzelli. Nulla rimaneva nelle loro tasche.

Ma non era solo quello a far lamentare il signore. La verità è che la cosa che dava più fastidio al signore era che non c’era futuro. Se lo erano portato via una notte di aprile del 1998 e nessuno però se ne era accorto. Nessuno, se non pochi allora, protestò e, nascosto in un tir che partì da una piazza, con l’accordo di quasi tutta la classe politica, il futuro venne sottratto al suo paese. Era questo a spingerlo a lamentarsi. Aveva ragione.

Cominciò così tanto a pensare alle cose che non andavano che si indignò e cominciò a urlare a tutti cosa non andava bene o male.

-Ci hanno rubato il futuro!- urlava

-I nostri figli non avranno più nulla!-

-Io stesso sono precario e non so sperare di avere un futuro migliore!-

Dopo un qualche tempo cominciarono ad avvicinarsi delle persone, anch’esse nella stessa situazione e gli davano ragione.

-Si hai ragione!- dicevano appunto – Basta è ora di finirla, chi ha voluto tutto questo?- chiesero

Sulle prime l’uomo rimase interdetto, non sapeva bene cosa dire, chi l’aveva voluto? Già chi?

Poi ebbe un colpo di genio

-I politici!-

-A morte i politici!- risposero le persone.

Ma qualcuno disse

– Si ma i politici li abbiamo eletti noi-

-E ci hanno tradito devono andare a fare in culo!- rispose l’uomo

I politici sentirono questo trambusto e inizialmente fecero spallucce, cosa volete farci sono degli zoticoni che si lamentano, ne sono piene le… le… non dica fosse presidente! la pagine dei libri di storia di quelli che si lamentano e basta. Il presidente era molto sicuro di se.

Ormai la gente intorno all’uomo era molta ma qualcuno cominciò a chiedergli

-Si ma cosa vuoi fare?-

Sulle prime ancora l’uomo non seppe che dire, poi gli venne un’idea geniale

-Togliamo lo stipendio ai politici come loro l’hanno tolto a noi!-

-Ma chi farà poi…- non si riuscì a terminare la frase perché un boato di approvazione.

-E poi caccerò chiunque avesse una sentenza passata in giudicato!-

Sul momento la gente non capì ma mentre un signore anziano disse

-Si ma io sono stato condannato per aver fatto uno sciopero…-

La folla esplose in un boato di seconda approvazione.

-E poi farò tutto a energia pulita! Non vi farò pagare le tasse! Che le paghino chi ha i soldi e ci affama!-

Ormai era un lìder e quando qualcuno cominciò a contestarlo, venne allontanato dalla piazza dove erano in cinquantamilioni.

I politici ebbero paura e mandarono i poliziotti, e furono cariche, e furono manganelli sui visi, poi furono soltanto fiordalisi. Dopo il morto la gente si infuriò ancora di più

-Morte ai politici! Morte ai politici!- urlavano tutti mentre si dirigevano verso il palazzo del governo.

Tutti esultarono, tutti i rivoluzionari da tastiera pensarono fosse giunto il momento un cui qualcun altro faceva quello che c’era da fare.  C’erano il Pelliccia e tutti gli altri, e c’erano i compagni che urlavano, c’erano tutti.

Ad un tratto accadde qualcosa di inaspettato, nonostante che tutti insultassero i poliziotti, o sbirri, nonostante che tutti odiassero i politici e non lo mandassero certo a dire, le forze dell’ordine si ritirarono. Si aprì il passaggio.

Qualcuno provò a chiedersi perché, ma venne accusato di essere solo un anti popolare perché, non bisogna mai dimenticarselo, il popolo non sbaglia mai, certo tranne quando fa i progrom e quando vota Berlusconi, tranne quando osanna le conquiste imperialiste, tranne quando… Blutarsky diceva tutte queste cose e dovette rifugiarsi su un lampione, nello scontro perse due dita ma i rivoluzionari da tastiera dissero che era, se lo era meritato era un idiota. Mai mettersi contro il popolo. Anche le squadracce erano popolo, urlò Blutarsky e se ne andò.

E intanto al folla assalì il palazzo del potere, il parlamento e anche qualche banca. Spaccò tutto e ammazzò un sacco di politici, e fu strano veder volare dalla finestra, Lupi, Santanchè e Bonino. Nessuno era immune, Bersani, Di Pietro, tutti, tutti volavano.

E poi la rabbia finì. E il signore che aveva dato il via al tutto disse

-Ora possiamo tornare a casa-

Tornarono tutti a casa, ma proprio tutti, e nessuno fece più il politico.

La mattina dopo il signore si alzò e scese per il caffè al bar, tutti erano felici, tutti gioivano, ora erano liberi! Viva la libertà! Gli autobus passavano, la gente lavorava ed era felice.

Quando ad un tratto il signore inciampò in una profonda buca e disse

-Come diamine è possibile?- e chiamò un’impresa che la riparasse, l’impresa accettò il lavoro e poi chiese duemilionidieuro al signore. Che non li aveva, ma l’impresa li voleva, e si rivolse alla magistratura che disse che la legge era ancora valida e non era stata modificata, nulla era cambiato e quindi il signore era tenuto a pagare quei soldi.

-Ma l’ho fatto per la comunità!-

-Giusto!- rispose la magistratura – Ma questo a noi poco importa-

Il signore trattò con l’impresa e ottenne qualche tempo per pagare. Subito corse dagli amici a spiegare la situazione. Alcuni gli risposero

-Cazzi tuoi, non te li fai mai, chi t’ha chiesto di chiamare l’impresa? Io non ti do un euro, per di più io non avrei fatto solo quella riparazione, quindi…!-

Altri amici invece presero a cuore la causa del signore. E cominciarono a raccogliere soldi, ma la popolazione si divideva tra chi voleva pagare e chi no. Decisero così un’assemblea in cui il signore con gli amici suoi e chi voleva pagare, si contrapposero a chi non voleva pagare. Non importa come finì quella riunione, la cosa importante è che da lì a poco si crearono quelli che in passato sarebbero stati chiamati partiti politici, o fazioni, o ladri.

Da lì a poco il signore, che godeva ancora di una certa fama riuscì a ottenere ancora più credito e venne nominato non politico ma uomo che si occupa delle cose della comunità. E si ritrovò in quel palazzo che solo pochi giorni prima avevano distrutto.

Non appena entrò, dicendo che lo faceva solo perché aveva bisogno di un luogo dove fare le cose che servono allo stato, trovò un uomo nell’ombra delle scalinata ancora macchiate del sangue della Bindi.

-Buongiorno- disse l’uomo nell’ombra con una vocina sottile, viscida e tagliente, e una bella gobba.

-Buongiorno- rispose il signore titubante.

-Benvenuto-

-Grazie. Chi è lei?-

-Uno che c’è già stato.-

-Dove?-

-Un po’ dappertutto. Ora lo sa cosa accadrà? Che la odieranno, ma lei ha il potere di fare l’unica cosa che serve, togliere di mezzo i politici è stato il primo passo, ma non devono più tornare-

Il signore si ringalluzzì e cominciò in questo modo. Accadde però che le cose non migliorarono, anzi peggiorarono, nessuno comunque lavorava, i giovani non vedevano il futuro, che per altro ancora non era stato ritrovato. Nonostante gli autobus funzionassero nessuno erogava loro lo stipendio e nessuno sapeva come fare per far pagare le tasse ai ricchi e nessuno sapeva come fare per fare in modo che l’economia si rilanciasse, le cose andavano male perché quel signore cercava di fare del suo meglio ma non era abbastanza.

Piano paino montò di novo la protesta, e il signore, che gli amici avevano abbandonato, chi perché disgustato chi perché doveva tornare a lavorare, non sapeva bene cosa fare.

-.Tu sei la comunità- disse l’uomo con la gobba -Loro sono anticomunitari-

Il signore capì e chiese

-Dove sono le guardie?-

-Oh! Guardie che parolone! Le mando subito le forze dell’ordine-

Nel giro di pochi minuti reparti della celere sgomberarono il campo dei protestanti, che vennero detti agenti del nemico e quindi incarcerati, per l’emergenza vennero chiuse le testate dei giornali che non si sottoposero a censura, le scuole vennero occupate e sgombrate con i proiettili, le fabbriche chiuse e spostate in un altro paese. E intanto il signore continuava a dare ordini e si era così appassionato a quel ruolo che fece una legge dove si diceva che lui poteva essere l’unico a farlo, e la gente gli diede ragione perché era bravo, che lui poteva prendersi i soldi che voleva dalle casse ma che non avrebbe avuto uno stipendio, e la gente gli diede ragione perché in fin dei conti uno solo era facilmente controllabile mica come 800, e infine decise che tutti dovessero ascoltare i suoi comizi per capire come stavano davvero le cose.

Il signore con la gobba si sfregava soddisfatto le mani, gli industriali si sfregavano soddisfatti le mani, gli usurpatori, i biscazzieri, tutti si sfregavano le mani. Tutti tranne la ggggente che però a quel punto non aveva più speranze e non intervenne.

E vissero … e … per il resto della loro vita.

Morale: per girare a destra o a sinistra devi sapere dove stai andando

.

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