Crismas Carol (pt 1 quando il passato non lo è)

Ovvero quando non c’è alternativa

Stavo lì nel mio lettino, l’altra sera, leggevo un libro di un uomo che ha avuto il coraggio dell’eresia, anche nella morte: addio Lucio Magri che la terra ti sia lieve. Sono lì che sfoglio le pagine pensando che non pensavo che il libro di un eretico mi avrebbe spinto a pensare un recupero del pensiero dell’ultimo Togliatti (ma lo faccio giusto per darmi un tono da intellettuale con me stesso che poi ci credo), quando ad un tratto sento una voce, e siccome la ragazza dai capelli rossi si stava facendo la doccia e siccome era la voce di un uomo rimango un attimo di sasso. I ladri? Gli zingheri? I rommeni? I teroni? i polacchi? Ah, cazzo io sono polacco, quindi i polacchi in casa ci sono già, ommioddìo!

Chi sarà?

Percorro con circospezione il corridoio e mi fermo proprio davanti alla porta del bagno, sento l’acqua della doccia, e faccio pensieri impuri, che però, mi dico, prima devo capire che sta succedendo.

-Vedrai che sta sera la capisce- sento una voce familiare. Una voce che non sento da tento tempo, che viene dalla cucina.

Mi avvicino nella cucina c’è la luce accesa. Io sbircio e vedo la schiena di una donna che esce dalla mia finestra in bicicletta, ???!?!?!??!, la finestra è pure chiusa ma che diamine….! Un…un momento… ma come fa a essere entrata in bici in casa mia e esserne uscita senza fare il minimo rumore? Ma che cosa ca…

-Franek! Finalmente!- un ragazzo che conoscevo, che non c’è più, i fascisti hanno deciso che lui non doveva vivere. Dax. Con la cresta multicolorata e qualche dred, con il pirsing alla lingua. mi guarda sbevazzando una birra, che avrà preso dal mio frigo, penso

-E certo minchione! Cosa pensi che l’abbia comprata! Il potermi bere questa sbobba che chiami birra che ti tieni in casa è stata l’unica richiesta per fare sta roba, a proposito ma non ne avete di più buone di birre, la in Papalandia?-

-Polonia… si ce ne abbiamo, questa è italiana infatti, e comuqnue dovresti assaggiare quelle finniche…pessime…- parlo con lui per uscire dal senso di assurdità che mi pervade, Davide è morto..com’è possibile che…ma no sto sognando! Sto..sto.. cioè dai cazzo!

-Non sei mai stato molto sveglio, Franek! Ti ho sempre ritenuto un po’ un coglione, ma non importa-

-Cosa sei venuto a fare?- gli chiedo sedendomi lontano da lui

-Cazzo e per fortuna che ti bulli di leggere più di 20 libri l’anno, a te Dichens non ti dice nulla? Vabbè Franek io ti ho detto abbastanza, mo ti saluto-

-No! No aspetta! Quando arriveranno?-

-Sta notte, pirla!-

E se ne esce anche lui dalla mia finestra. Senza aprirla nemmeno lui.

Rimango lì seduto, appoggio la testa al muro dietro di me e guardo la finestra. Ma cosa ho fatto? Se non esiste l’anima, non esistono i fantasmi. I morti sono morti e sono il nostro ricordo li può tenere vivi.

Allora è solo il mio ricordo? Sto cercando di dirmi qualcosa avendo queste allucinazioni?Ma che sto dicendo? Questo è il sengo che sto dando fuori di testa, peccato mi spiace proprio sta sera che la ragazza dai capelli rossi era da me.

Una sensazione fredda sullo stomaco, una salto in aria che mi fa cadere per terra con un peso addosso, apro gli occhi e vedo una fiammata davanti, una fiammata fredda, bagnata, profumata, nella quale sento l’istinto di perdermi. I capelli

-Ahio!- urla la ragazza dai capelli rossi, che ho già ribattezzato in testa Rossana ma sono uno che corre, e poi scoppia a ridere

-Ma sei scemo?!- mi chiede

-Si…mi hai fatto spaventare…-

-Manco fossi un fantasma-

-No certo, i fantasmi non esistono…- dice lei e mi guarda fissando gli occhi castani nei miei, io la bacio e poi ci disfiamo dei vestiti, rapidamente, sul pavimento della cucina.

Due ore dopo dormo, dimentico di tutto, tutto quello che riguarda i fantasmi, che non esistono. Poi sento un vento freddo entrare in camera. Rabbrividisco e penso di aver perso le coperte, ma non è così. Alzo la testa per capire e vedo la signora della bicicletta sulla porta che mi guarda

-Forza, in piedi-

-Ma…ma…scusi chi è lei? Come è entrata in casa mia?-

-Fai molte domande, ma io non ho queste risposte…seguimi- si gira e se ne va. Io mi infilo un paio di pantaloni della tuta e una felpa e, a piedi nudi, la seguo.

-Signora!…Signora!- La chiamo uscendo dalla porta di camera e mi trovo di colpo a Milano, case bombardate, persone che camminano veloci per la strada, ma come ci sono finito qui? Poco più avanti la signora che ho modo di guardare meglio, un bel sorriso sincero, forte, che bello, penso, quanto vorrei averlo io quel sorriso.

-Sorrido così perchè so com’è finita, perchè ci ho creduto, fino all’ultimo. Mica era così prima.-

-Prima di cosa?- le chiedo e comincio ad avere freddo. Sono a piedi nudi e intorno a me c’è la neve

-Davvero non mi hai ancora riconosciuta? Io sono stata mandata per mostrati il passato-

O dio dio dio dio… mi sono fatto fuori il cervello, mio madre lo diceva che dovevo smetterla con le canne. Poi la guardo meglio.

-Ma tu…lei..è Nori Brambilla… mi scusi Onorina Brambilla?-

-Si. Ce ne hai messo di tempo, anche se non sono io, io sono morta e solo il ricordo dei vivi tiene in vita i morti-

-Non capsico, ma allora chi l’avrebbe mandata?-

-Questo non è importante, nessuno credo. Tu forse. Ma non è importante-

Sono confuso e sempre più infreddolito, guardo la punta dei piedi che diventa blu a vista d’occhio. Ma cazzo di freddo!

-Vieni- dice Nori -Andiamo in quel bar-

La seguo felice e ci sediamo ad un tavolino, nessuno sembra notare la nostra presenza.

-Ma che ci facciamo qui?- chiedo a Nori

-Stiamo aspettando qualcuno-

Dopo un po’ entra un altro fantasma, lo riconosco al volo, adesso che so, è Giovanni Pesce. Viene a sedersi anche lui al nostro tavolo.

-Che onore- mi lascio sfuggire

-Un onore che ti stai autoattribuendo- dice Pesce

-Scusate, ma io non ci capisco più nulla- dico

-Sei tu che ti fai delle domande su cosa sta accadendo, su cosa abbiamo fatto noi, su come si arriva al proprio 25 aprile. Dunque…- Pesce è sempre molto diretto.

-Io… non potete chiedermi di non fare delle domande, sono qui in un bar del 1945, non so come ci sia finito, non so cosa vogliate da me, sono un attimo confuso…-

-Va bene, vieni- dice Nori un po’ scocciata, lei e Visone si alzano e mi prendono per mano, finiamo in un carcere, sento le urla strazianti di uomini e donne. Io sono terrorizzato sento la paura strisciarmi sulla caviglie, prendere i piedi e fermarmi all’ingresso di una porta

-No…- dico

Nori e Giovanni si girano a guardarmi, Giovanni ci manca poco che sbuffi. Nori mi si avvicina e mi prende una mano e con uno strattone mi fa entrare. Ci sono quattro fascisti che hanno legato un uomo, presumibilmente un partigiano, mani e piedi a una catena legata al soffitto,  e poi l’hanno sollevato uno lo spinge come se fosse un altalena, gli altri lo stanno picchiando con dei bastoni. Forte, senza pietà per il viso gonfio.

-Lo sai cosa le stanno facendo, se la sbattono! E lei gode, quella puttana!-

Sono pietrificato non riesco a muovere un muscolo, la paura diventa qualcosa di più, diventa orrore, rabbia dolore, odio viscerale, provo a urlare! Non serve a nulla, provo a urlare di fermarsi piantatela fascisti di merda lo state uccidendo. Basta provo a colpirli ma li attraverso. Essere il futuro nel passato è una merda.

-Non puoi fare niente-

Mi giro sto piangendo, sono disperato cado in ginochio, e l’uomo mi donodola sopra, la donna urla da un’altra stanza. Piango.

-Alzati- mi dice Giovanni e mi sostiene. -Dai andiamo-

Usciamo dalla stanza ed entriamo direttamente in una cella, le lacrime ancora mi coprono il volto, la rabbia mi scuote ancora il petto sottoforma di singhiozzi, il muco mi impiastra le labbra, nessun ritegno, ciò che ho visto…ciò che ho visto…non avrei mai voluto vederlo.

-Forza, su dai, è già successo- dice Nori.

Io alzo lo sguardo e vedo l’uomo che stava nella stanza ancora tutto gonfio che come può scrive un biglietto con un pezzo minuscolo di lapis e lasciando spesso tracce di sangue. Non so come ma so cosa sta scrivendo

Gianna, figlia mia adorata,
è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in
te.
Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti
proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti
sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo:
quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa.
Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà
dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel
tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in
volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore.
Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto.
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.
Antonio Brancati

Rimango a bocca aperta, come faccio a sentire a capire non sono più comande concrete.

-Hai capito?- mi chiedono i coro.

-Si, li odio.-

-Allora non ti è del tutto chiaro, anzi non hai capito. Devi proseguire il viaggio-

Tutto si fa buio. Di colpo, tutto è un vortice intorno a me.

Mi viene da vomitare e lo faccio. Mi si aprono gli occhi. Davanti a me c’è Roma, una ragazza mi viene incontro. Siamo sul ponte dove… si quella che ho di fronte è Giogiana Masi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Laif of Franek. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Crismas Carol (pt 1 quando il passato non lo è)

  1. Pingback: Crismas Carol (pt2 il presente) « I tedeschi di Pearl Harbor

  2. Pingback: Crismas Carol (pt 3 aka la resa dei Conti) « I tedeschi di Pearl Harbor

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...