Frì Mumìa

Ovvero mentre il secondo fantasma può attendere, si canta si vabbè frì bandela e tutti quanti ma frì anche a mio cuggino

Mumìa Abu-Jamal, nato Wesley Cook, non sarà più condannato a morte. Ci sono voluti trent’anni. Mumìa Abu-Jamal è stato condannato da una giurìa “di suoi pari” nel luglio del 1982 per l’omicidio di Daniel Falukner, poliziotto. Mumìa è innocente, lo dichiara anche l’autore dell’omicidio del poliziotto, che nel 1999 si è autoaccusato del crimine ma la prova non è stata accolta.

Questa è una buona notizia, la rinuncia alla pena di morte da parte dello stato della Pennsylvania, ma non è soddisfacente perché un uomo innocente rimane in carcere a vita. Ora facciamo della logica, cerchiamo di creare un sillogismo:

1) Mumìa Abu-Jamal è in carcere dal luglio del 1982, il luglio prossimo saranno 30 anni esatti.

2) un altro uomo si è autoaccusato del crimine per cui Mumìa Abu-Jamal rischiava la morte

3) quindi Mumìa Abu-Jamal è innocente e, di conseguenza, è incarcerato innocente da 30 anni.

Ecco. Ci sarà chi protesterebbe per un passaggio del mio sillogismo? Bè si quelli del sito danielfaulkenr.com che ritengono Mumìa sia il colpevole.

Però c’è anche chi dice che Ai Weiwei è colpevole e deve rimanere in carcere. Come la mettiamo? Già perché un paio di anni fa ero a Bruxelles e dai balconi del parlamento europeo pendeva una gigantografia di Aung San Suu Kyi, e poi c’è stata la mobilitazione per Ai Weiwei, appunto, e poi c’è stata quella per il Tibet, in ordine non cronologico, a proposito ma adesso in Tibet tutto ok?

Spesso in articoli di questo tipo mi è parso di leggere una nota di superiorità come a dire:

Aung San Suu Kyi, Ai Weiwei, il Tibet sono una moda, mentre io che lotto per Angela Davis e Mumìa sono più fico e più intelletuale.

Ecco non è per questo che scrivo. Io ritengo giusto le proteste dei cittadini a favore di questi prigionieri politici. Quando una singola persona lotta per la libertà, perché anche se io e Weiwei o Aung San Suu Kyi non avessimo le stesse idee su cosa si intenda per stato libero, loro stanno combattendo contro uno stato repressivo, imbarazzante nella sua aggressività sopratutto per la donna, ottuso e che è disposto a interpretare le sue stesse leggi in modo da condannare un proprio cittadino che non concorda con la visione del mondo imposta, a me già sta simpatica. Esattamente come gli Stati Uniti d’America, come l’Italia, come la Francia. Il problema è che chi contesta il capitalismo e le sue evidenti storture come il razzismo, viene schiacciato in qualunque paese.

La domanda allora è perché Aung San Suu Kyi si, Ai Weiwei si, i ragazzi iraniani, i monaci tibetani, i ribelli cubani, ma non Leonard Peltier e i nativi americani, Mumìa Abu-Jamal, Fred Hampton (di cui il 4 dicembre scorso ricorreva l’anniversario della morte andatevi a leggere un po’ come l’hanno ucciso i poliziotti non razzisti degli USA) le Pantere Nere, Angela Davis e gli altri prigionieri politici nelle carceri statunitensi, ma anche i condannati per lo stesso crimine di Ai Weiwei nelle carceri italiane, i guerriglieri del MEND, perché questi no? Perchè la propaganda ufficiale della nostra parte di mondo di questi si dimentica.

Molto semplice: stiamo dalla parte del mondo sbagliata. Per di più queste campagne riproducono, o cercano di riprodurre, la divisione del mondo in blocchi, con la Cina al posto dell’URSS, ma la Cina a questo si sottrae abbastanza agilmente grazie alla sua potenza economica maggiore e può sorvolare e fare buon viso a cattivo gioco grazie al fatto che poi tutti hanno bisogno del suo appoggio. E allora a che serve? A ripulirsi la coscienza. Come si fa altrimenti a portare la democrazia al resto del mondo se in casa non c’è?

Quindi a me piacerebbe, ma queste cose le ho già dette, che ci fosse un movimento che parta dal presupposto che il sistema vigente oggi è il capitalismo, sia esso di stato o liberista, e che questi sono tutti prigionieri del capitalismo nelle forme in cui esso si esprime, e la lotta per la loro liberazione dovrebbe essere una sola. E non farsi condurre per la manina, ignorando, chissà quanto incoscientemente, che quelli strombazzati dalla propaganda, come Repubblica o Corriere, sono solo una parte del problema. Una metà. Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia.

PS lo so che oggi Repubblica e Corriere ne parlano. Ne parlano in taglio basso, ma se leggendo gli articoli non noterete la mancanza di nulla…

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