Crismas Carol (pt2 il presente)

Ovvero un paese senza memoria, non ha futuro, solo un triste, grigio, laconico, schifosamente soffocante eterno presente.

Non ho ancora ben ripreso il fiato dall’incontro con Nori e Giovanni, ansimo e non riesco a dimenticare le parole che il partigiano scriveva a sua figlia. Odio, sento che mi brucia dentro. Odio perché ho provato quello che hanno provato i partigiani, tutto in un attimo, mi ha sopraffatto. Sento le parole di Pertini dire che Mussolini non andava appeso in piazzale Loreto, poi sento le urla della ragazza violentata, poi penso a Borghese che viene mandato libero grazie ai cavilli interpretativi dell’Amnistia Togliatti e penso alla Volante Rossa Martiri Partigiani.

-Sei confuso?- mi chiede Giorgiana Masi.

-Ehm… tu sei il secondo fantasma, quello che dovrebbe essere del natale presente, ma questo è presente?- le chiedo alzando lo sguardo su di lei.

-Oh bè, non sai quante volte ho rivissuto questa scena… per me è presente, un continuo presente-

-Senti un po’ ma sta storia dei fantasmi non mi è chiara…-

-Dai tuoi sentimenti si capisce che non hai capito perché stai facendo questo viaggio. Vieni-

Giorgiana mi porta lungo il ponte Garibaldi verso il lungotevere Raffaello Sanzio, lì c’è ancora il suo corpo al quale vengono portate le prime cure, forse anche le ultime visto che si spegne nel viaggio in ambulanza.

-Ti ricordi in che anno siamo?- mi chiede senza degnarsi di uno sguardo mentre io non riesco a non cercare di vivere, davvero, quel momento, guardando tutti i compagni, radicali e chi c’è, lì vicino. C’è chi sta urlando che avrà vendetta, e magari nemmeno conosceva Giorgiana. Qualcuno dice che è la dimostrazione che la violenza era solo una moda, un modo per sfogarsi, a me sembra una bella cosa.

-Ancora con sti pensieri… senti… ti capisco ma… si bè insomma quella lì sono io ma vedi, la questione, come sempre non è la vendetta, ma per chi e su cosa la si compie- mi rimbrotta Giorgiana.

Io cerco di stare al suo passo ma ogni cosa mi distrae, e quindi ad un tratto lei svolta in un vicolo di Trastevere e io devo accelerare il passo per seguirla, giro l’angolo e la vedo entrare in un androne, a questo punto mi metto a correre, passo sotto l’androne e di colpo cambia tutto, orami ci sto facendo l’abitudine, ma dove sono al volo non lo capisco. Ci metto un attimo

-Ho capito dove siamo ma perc…-

Un boato assordante sconquassa l’edificio in cui siamo entrati. Proprio dal centro sotto un tavolo parte un esplosione che dilania cose e persone. Vedo un braccio volarmi addosso, lo schivo anche se non potrebbe colpirmi, quando si dirada il fumo e di nuovo riesco a sentire Giorgiana ci muoviamo in uno scenario che a me pare di guerra. Sarà che la guerra non l’ho vissuta. Sarà che è proprio uno scenario di guerra.

Tra le macerie un uomo raccatta come ipnotizzato i pezzi di un corpo, quando si rende conto lascia andare il braccio, urla e si inginocchia tenendosi la testa tra le mani. Ma la sua testa è attaccata al corpo, le mani no.

Sono sopraffatto ancora dal dolore, voglio vomitare, vomito, attaccato a un attaccapanni… sotto il quale c’è una pozza di sangue enorme.

-Giorgiana…-dico tra gli spasmi -ti prego… dà un senso a tutto questo.. io queste cose le so… non le ho dimenticate…perché me le mostrate?-

Sono arrivato a implorare. Implorare un senso.

-Franek… aspetta…pazienza e forza…-

Vomito ancora mentre i soccorritori estraggono un corpo con la testa poco distante. Chiudo gli occhi e sto per svenire, gira tutto.

-Mi gira la testa- dico a Giorgiana -Andiamocene, gira tutto-

-Stiamo già andando via, per questo gira tutto. Ora apri gli occhi-

Non lo faccio ma sento che intorno a me fa freddo. Molto freddo. Vedo i solchi di un cortile tra le dita dei piedi. Vedo un muro alto davanti a me, con tutte le finestre chiuse, tutte tranne una. Alcuni, piccoli, timidi fiocchi di neve mi volteggiano attorno, la loro leggiadria mi sembra un’offesa dopo ciò che ho visto. Tremo. Guardo Giorgiana che si allontana di poco e le sento dire ciao, non dovresti stare sempre qui.

-Mi manca giustizia- dice un uomo con il pizzetto. Guardo meglio. L’ho riconosciuto. Poi sento un urlo e alzo lo sguardo, un corpo mi travolge.

-Continuare a vederlo ti fa male Pino-

Svengo.

Mi riprendo che sto con Giorgiana, siamo dentro un collettivo, lo capisco subito per la gran fumera, i maglioni a collo alto, i capelli arruffati, sui tavolini delle Glock e delle P38.

Occristo quello è Franceschini!

-Adesso basta! Piazza Fontana, il pianoro di Portella della Ginestra, i morti di San Ferdinando di Puglia, i morti sul lavoro, i lavoratori alla mercè del padronato. Noi dobbiamo risvegliare le coscienze, noi dobbiamo non vendicare i nostri morti, ma portare un attacco che ponga fine a questi morti. Quando saremo pronti, quando saremo forti, il proletariato ci seguirà, nel frattempo mordi e fuggi! Noi possiamo interpretare le esigenze delle masse, noi dobbiamo farci carico delle loro necessità represse dal sistema della delega del voto, il parlamentarismo è un freno per il rivoluzionario-

Prende parola Mara Cagol, li riconosco tutti al volo.

-Il senso profondo della nostra lotta è quello di sottrarre le masse al controllo della propaganda borghese e degli ordini del PCI. La rivoluzione è vicina, e le masse appoggeranno le nostre azioni perché solo hanno bisogno di essere risvegliati-

Giorgiana mi tira per un braccio.

-Stai seguendo?- ma non serve che risponda.

Prende parola Renato Curcio

-Il SIM, lo Stato Internazionale delle Multinazionali, ci porta però a dover fare riflessioni che non si fermano ai nostri confini. Noi dobbiamo trovare collegamenti a livello internazionale. Penso ai compagni della RAF in Germania e a quelli in Palestina. I contatti che alcuni compagni stanno organizzando. Lo Stato Borghese si sta riorganizzando e avrà presto una forma gollista, di apparenza, non oggi, nel 1977, non domani, le nostre non sono profezie, sono analisi marxiste. In Francia il “colpo di stato” di De Gaulle e l’attuale “fascismo gollista” vivono sotto le apparenze della democrazia. Nei tempi brevi questo è certamente il modello meno scomodo-

-Vieni, dovresti aver sentito abbastanza. Cosa ne pensi?- Giorgiana mi prende per mano. E usciamo dalla stanza. Io comincio forse a scorgere un senso.

-Che, al di là del fatto che non condivido gli attentati, con la questione del fascismo gollista mi sembra che ci siano andati vicini-

Intorno a noi Milano cambia ancora. I neon fluorescenti, i vestiti traslucidi, Nike e Reebok ovunque, i noiosi anni ’90. Passiamo vicino a un neozio di televisori e c’è un signore nel video.

-Ecco alla fine è questo di cui parlavano, forse- dico indicando il signore nel video– Ma ancor di più, forse si riferivano a un governo appoggiato da tutti, intoccabile…-

-L’hai detto tu prima. Non avevi bisogno di vedere queste cose per capirle. Pensa a ciò che hanno detto, alle parole che hanno usato. Allora capirai cosa stai facendo qui-

Porchimmondo maledetto sta svanendo.

-Aspè! Giorgiana! Aspetta cosa vuol dire? Che parole? Di chi, dei Brigatisti? Dei Partigiani? Di chi cazzo stai parlando?!-

-Se facciamo tutto noi per te… è troppo facile- tutto diventa nebbia.

Io mi guardo attorno, non c’è più nulla, nessuno. Non c’è la madonnina, via Torino, Milano, Giorgiana, i passanti, le macchine, i ragazzini con le Pump.

Ci sono solo io, nella nebbia grigia.

-Giorgianaaaaa!-

Niente

-Giorgianaaaaa!-

– Ma non mi chiamavi Rossana?- dice la ragazza dai capelli rossi spuntandomi alle spalle. Occristo ma allora è tutto vero?

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