Mi tremicchiano

Ovvero e meno male!

L’altro giorno mi chiama mio padre

-Franek, puoi venire a casa che tua madre ha l’influenza?-

Sentendo la voce calma mi sono prima stiracchiato, poi ho mugugnato uno sbadiglio, poi, essendo che erano solo le 11e30 di un giorno di ferie, ovvero l’alba, ho cominciato a fare l’elenco di tutti i fratelli, zie, sorelle, e via dicendo, ma niente toccava a me e quindi mi sono alzato. Mi sono infilato sotto la doccia e sono uscito di casa.

Nonostante fosse dicembre ho inforcato la mia verda, la mia biciletta verde, e ho pedalato, senza troppa fretta, verso casa dei miei. Mi sono fortunatamente ricordato che dovevo prendere dei medicinali per mia madre e quindi ho deviato verso la farmacia più vicina, dove il farmacista ha provato a convicermi del fatto che la loro resistenza alla liberalizzazione di non ho capito quale settore dei medicinali, fosse un bene per la comunità, io che francamente non ci ho capito molto ho annuito e me ne sono andato, non ne avevo voglia. Strano, ho pensato, ma sono solito assecondarmi se no poi mi rompo le balle.

Inforco di nuovo la mia bici e arrivo a casa dei miei. Entro e vedo mio padre in preda al panico per dover fare una pasta in bianco.

-Ma quanto deve cuocere sta pasta?- chiedeva a se stesso e alla cucina, rigirandosi tra le mani il pacco. Io sono scivolato in camera da letto e lì mia madre.

-Ciao!- le ho detto – Allora?-

-Febbre alta, Franek. Senti tuo padre è un disastro ma non so come dirglielo, che ne dici di aiutarlo?-

Io annuisco e vado da mio padre e comincio.

-Pà, guarda che mamma ti vuole-

-Si un attimo appena calo la pasta vado- dice lui accedendo la Tivvì quella sera il Trebisonda avrebbe giocato in casa con l’Internazionale di Milano, la conoscete? Io penso che potrebbe essere il momento di intervenire ma lui appena mi vede avvicinarmi ai fornelli mi blocca

-Tranquillo Nekia (mio padre mi ha appioppato un brutto soprannome lo so, è che Franek = Franeka (piccolo Franek) e quando mi sono ribellato al piccolo sono diventao Nekia ma solo e unicamente per mio padre, chiaro?), ci penso io qui. Va a fare un po’ di compagnia a tua madre-

Io guardo l’acqua che bolle e il pacchetto di pasta aperto, vorrei tanto chiedere a mio padre se ha scoperto quanto tempo deve cuocere ma si offenderebbe se mi sentisse oltre alle ultime notizie sportive. allora glidico

-L’acqua bolle..- mugugno di assenso senza staccare gli occhi dal televisore – Hai messo il sale?-

-Nekia! ma che domande! Dai vai da tua madre!-

Io esco dalla porta e poi rientro facendo finta di cercare qualcosa, mio padre stava mettendo il sale.

-Per quanti ne cali?- fingo di fare domande stupide per costringerlo ad ammettere che è meglio si dimetta dal suo ruolo di cuoco, glielo direbbe anche la Merchel, anche Sarcosì, anche Draghi, Monti laBicieObamaClintonPutin, tutti esattamente come con Berlusconi. Ma esattamente come Berlusconi non lo farà…quando però mi accorgo che non sono domande stupide, mi preoccupo, ci devo mangiare anche io lì. Vabbè, penso, ne farò dell’altra. Poi vedo che ne versa quasi tutto il pacco, ovvero poco meno di un chilogrammo.

-Maaa… in quanti siamo a mangiare?- chiedo

-Io, te e tua madre- risponde mio padre mentre segue sullo schermo, non ha mai guardato al pasta mentre la versava e infatti una buona parte è ora sul piano di cottura e forse così è sufficiente per tre, ma forse è poca…

-E allora quasi un chilo di pasta non sarà…-

-Senti, Fraek, non sono un grande cuoco ma una pasta in bianco la saprò fare…o no?-

Ovviamente quel o no, significava un prova a dire di no?!

Mi sono quindi ritirato in buon ordine pensando che avrei mangiato veramente male quel giorno. In camera con mia madre ci facciamo qualche risata sul grande scef, ognuno ha le proprie qualità, mio padre non ha quella della cucina.

Passano i minuti, lenti, io e mia madre chiacchieriamo del più e del meno.

-Non vai a vedere le ultime sulla partita?-

-Ma…no-

-Ma come?! Non tifi più il Trebisonda? Da piccolino non riusivamo a farti togliere la maglietta, te lo ricordi? E ricordi che quella volta senza mutande…? E quella volta che hai convinto la nonna a giocare con te in casa e poi….-

Almeno non ci sono mie spasimanti a sentirsi la raccolta delle gaff del piccolo Bluto, penso. Ma d’altronde mia madre è così quando sta male diventa di un amarcord da farti venire il diabete tanta melassa cola. Sto con lei finchè mio padre non arriva sulla soglia della camera e ci annuncia torvo

-Pronto-

Io aiuto mia madre, non tanto perchè sia così malata ma perchè così posso sussurrarle

-Certo che se la pasta sarà buona quanto è sorridente la sua faccia…-

mia madre mi tira una schiaffetto e ridendo andiamo in sala dietro mio padre.

-Pà- dico mentre entriamo in sala da pranzo – tutto ok? Mi sembri arrabbiato-

-Certo quel pirla ha fatto l’ha fatto giocare tutte le volte e ora è infortunato!-

Tradotto dal tifosese significa che: l’allenatore, di gran furbzia quando si vince, ha fatto giocare l’asso e ora l’asso si è stirato i muscoli. L’allenatore pensa: ma che centro io, quello se era destino era già stabilito, anche per me. Comunque ci sediamo e sotto gli occhi ci troviamo una massa informe e amorfa. Non resisto e pongo la fatidica domanda

-Ma quanto doveva cuocere sta pasta, Pà?-

Lui mi fulmina con lo sguardo, io lo passo su mia madre che cerca di capire con la forchetta da che parte aggredire il piatto per ingurgitarlo. Poi afferra il coltello e ne stacca un pezzo, lo infila in bocca e poi…

-Mammamia com’è salata!-

-Colpa di tuo figlio-dice mio padre-mi ha distratto e l’ho messo due volte-

Mia madre si gira e mi guarda

-Franek! Nekia! Sei impossibile! Sempre a fare scherzi! E poi…no dai è immangiabile! Senti a me gira la testa, mi sa che mi sta salendo la febbre, vai in cucina e fai tu una pasta visto che dici di essere così bravo!-

Mio padre mugugna qualcosa, ma io colgo l’occasione per dimissionarlo e mi fiondo in cucina. Prendo la pentola al volo, troppo al volo è ancora calda e la mollo altrettanto al volo. La pentola finisce per terra con un rumore dell’osti.

-Tutto bene?- chiede mia madre

-Si tranqui. La pentaola scottava…-

Metto su l’acqua, e cercando fi fare in fretta per la fame, prendo subito il barattolo del sale, ne metto una manciata nell’acqua ma nel rimetterlo a posto, per la fretta, lo faccio cadere.

-Ma…Franek…-chiede mia madre-… tutto ok?-

-Ehmm. si tranquilla…- le dico, sento mio padre che alza il volume della tele dicendo che non sono fatti suoi, lui aspetta solo la pasta. Alzando lo sguardo trovo mia madre che appoggiata allo stipite mi guarda

-Dai lascia faccio io, metti su un sugo- e raccoglie il sale con scopa e paletta, e fatica.

Io mi giro prendo una pentola bassa, questa volta non scotta, la metto sui fornelli (non accendo mi dico così evito schizzi). Intanto mia madre si siede su una sedia della cucina.

-Non vai sul divano?-

-No, di quegli 11 pirla in mutande ne ho piene le balle- mia madre sa essere molto fine

Io ho preprato il sugo, ci ho messo l’aglio, la passata, il sale, qualche spezia e un po’ di peperoncino, e lo mescolo con devozione.

-Franek… non hai acceso il fuoco…- dice mia madre

-Io… come?… io… me lo sono dimenticato…-

-Certo che dimenticarsi di accendere il fuoco per cuocere un sugo è un po’ come cercare fondi per salvare il paese e dimenticarsi di chiedere l’ICI alla Chiesa…-

-No dai Ma..come la Fornero…- mentre dico questo mi giro di scatto e mi tiro dietro la pentola, a questo punto caldina che mi rovescia addosso tutto il sugo… e che finisce anche per terra.

-Franek!- dice mia madre – Sei peggio del goveno Monti!-

e io non so come negarlo.

PS alla fine ho ordinato una pizza, ma era chiusa, allora un kebab

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