Crismas Carol (pt 3 aka la resa dei Conti)

Ovvero quando resa non vuol dire solo resa

-Sinceramente lo preferivo anche di più-

-Cosa… non capisco- ma ci sto facendo l’abitudine, penso

-Rossana, molto meglio di Giorgiana. E poi Lei era qui prima, adesso ci sono io-

-Senti, tu sei vera, lo so, me lo ricordo. E me lo ricordo bene. Mi spieghi che sta succedendo?-

-Niente Franek, è la fine dell’anno. Hai fumato troppo, e hai avuto delle visioni, anche questa lo è. Ma è molto interessante vedere chi hai scelto per farti guidare. Sono lusingata che tu abbia scelto me, ma lo sappiamo il perchè, solo che a me adesso tocca il compito di vedere se hai capito, e se tiri fuori qualcosa che ancora non sai-

Tutto intorno a noi si trasforma ancora.

-Non è che almeno potrei mettermi almeno dei calzini, non dico le scarpe, però aspetta se quello che hai detto è vero… io ho i calzini le scarpe, la giacca pesante e tutto quello che mi serve per avere caldo… no aspetta fa caldo!-

E di colpo non ho più sentito freddo.

-Facile così!- dico ridacchiando

-Bene Franek, qui si parla di futuro- dice la ragazza dai capelli rossi.

Di colpo il tutto intorno a noi diventa ancora più caldo, vedo bulloni lanciati contro i poliziotti, manifestanti con le molotov e poliziotti che non hanno scurpoli a sparare. Sento la voce di persone che chiedono di mantenere la calma e quelli che rispondono

-Basta co’ sta scusa di essere pazienti!- e continuano gli scontri.

Tra sampietrini e lacrimogeni ad altezza uomo, ma anche ad altezza donna, la ragazza con i capelli rossi mi chiede

-Questo pensi sia il futuro?-

-Ho paura di si, se l’idea che ci sia una possibilità parlamentare crollasse del tutto-

-E cosa pensi ci sia bisogno di evitarlo-

-Dal nostro punto di vista: una botta di culo?-

-E?-

-…-

-E?-

-Ma perchè mi lasciate senza parole, ogni volta… o mi lascio?-

-Bravo, perchè le risposte bisogna cercarle, ci sono già, come me io ero già viva e vegeta prima che tu mi “scoprissi”, mica sono nata quando tu mi hai trovata quella sera…-

-Bè per certi versi è così-

-Si? Forse è questo il problema? Che pensi di essere protagonista di un film e il resto del mondo solo comparse?-

Di colpo mi sono venuti in menti i discorsi dei brigatisti e la lettera del partigiano.

-Io…noi…-

-Dai che ci siamo…-

-Io credo che nel triangolo hegeliano…-

-Ma va a spararti!- dice lei

-Io credo che si possano correggere gli errori-

-Si un bel pensierino di fine anno. E?-

-E… la lucha sigue…!-

-Vabbè che testone che sei… ma per chi?…-

Ora i discorsi si fanno più chiari.

-Per tutti?-

-Non basta-

-Per il futuro?-

Di colpo passa davanti a me una figura di me da vecchio, bè cioè non anziano, più maturo diciamo. Scappo dalla zona degli scontri. Mi deludo

-Bè, grazie, buon natale… questo sarebbe il mio futuro…?-

-Imbecille, guarda bene!-

Il vecchio me si ferma di colpo, in braccio ha un bimbo, e tende una mano a una donna che a sua volta ha per mano un bimbo.

-Non sono nemmeno figli nostri!- urla il vecchio me

-Ma potrebbero esserlo!- dice la donna e escono dal mio campo visivo mescolandosi tra la folla che era rimasta esterna agli scontri.

-Il futuro…- dico io.

-Cosa?-

-Il futuro. Un conto è combattere per qualcosa che arriverà domani mattina, un conto è farlo per qualcosa che è ancora molto lontano, per quando io non sarò più protagonista, ma lo saranno altri. Questa è la differenza tra i brigatisti e i partigiani? Però i brigatisti pensavano che le masse li avrebbero seguiti e quindi…-

-L’analisi storica lasciala agli storici, oggi non è più quel tempo, ma forse più indietro ancora. Forse.-

-La conclusione…?-

-Trovala, balabiòt- ma non è più la ragazza con i capelli rossi, Rossana, che mi parla, sto parlando con me stesso. Poi il mio viso diventa prima quello di mio padre, di mio nonno, poi di nuovo il mio, quello di mio fratello e poi di un bambino che mi somiglia, che cresce a vista d’occhio, fino ad invecchiare.

Io allungo la mano per toccare quel viso multiforme. Lo sento acqueo. La mia mano lo attraversa, e appena lo ha toccato sotto di me si apre una botola. Rimango sospeso nell’aria per qualche istante poi quel volto parla

-Hai capito?-

-Forse- rispondo e precipito.

Sobbalzo nel letto.

-Oh!- dice la ragazza dai capelli rossi svegliatasi di soprassalto.

Io mi ritrovo seduto sul letto, mi guardo attorno, la mia camera, i miei mobili sgarrupati, perchè non ho voglia di comprarne degli altri, le mie foto, il mio computer e lei.

-Tutto ok?- mi chiede – Incubi?-

-No-

Mi sdraio di nuovo

-Sicuro che sia tutto ok?-

-Si- le dico – Scusa devo scrivere-

Lei mi guarda sconvolta un attimo, io mi alzo accendo il computer e comincio a picchiettare sui tasti.

Quattro ore dopo lei si sveglia e mi dice

-Se ti piace più scrivere che stare a letto con me…- e si riveste e se ne va, senza che io faccia nulla per fermarla. Non l’ho più rivista.

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