Un paese

ovvero la penisola che c’è

Quella sera rientrando a casa madame De Vecchis trovò una finestra aperta. Pensò che fosse strano. Aveva detto a Carmen di chiudere tutto dopo che era uscita, poi sentì un rumore. Si guardò intorno ma l’anticamera era vuota, non sembrava esserci nessuno, pensò fosse una cosa da niente, quindi si tolse il cappotto e lo lasciò sull’attaccapanni. Poi si diresse in camera per prepararsi alla notte. Entrò e si sedette alla specchiera. E mentre si toglieva gli orecchini sentì ancora quel rumore. Si bloccò e si guardò di nuovo intorno. Da fuori della sua porta sentì un rumore come di passi strascicati e un bastone. Si spaventò. Chi poteva essere?

-Carmen?-chiamò a voce alta senza ottenere risposta. E di nuovo tutto fu silenzio.

Sospettosa riprese i preparativi per la notte. Iniziò a struccarsi, prese i dischetti di cotone e vi versò sopra del latte detergente e ancora quel rumore. A questo punto era spaventata.

Si alzò e uscì dalla camera, fece un giro per la casa. Nella stanza da pranzo, tutto sembrava in ordine, ma dove era finita Carmen? In cucina invece tutto era sottosospra, sportellini aperti, cassetti rovesciati, le posate tutte intorno. Gli strofinacci pendevano dal soffitto e poi sentì una voce

-Ma che fine hai fatto?-

Madame De Vecchiis si congelò, come se la sua spina dorsale si fosse anchilosata. Si girò piano piano e alle sue spalle un signore sulla cinquantina vestito di verde, con il berretto alla Robin Hood che cercava qualcosa nella sua dispensa. Omiodiounpazzo, pensò madame.

-Mi scusi…- disse

-Si?!-rispose il signore irritato, girandosi a guardarla. Aveva il viso strano, tutto tirato, con un sorriso a 50 denti che solo a non volerlo notare poteva non sembrare finto. Saran state le svariate migliaia di euro spese da dentista che avevano reso i denti del signore non bianchi, li avevano resi riflettenti,la notte c’era sicuramente chi gli avrebbe chiesto di tenere la boca chiusa che con tutta quella luce non avrebbe potuto dormire. Certo per leggere erano molto comodi. Comunque sia sarà stato il livido biancore o iul fatto che i suoi occhi non ridevano a far pensare a Madame De Vecchiis che quel sorriso si sarebbe potuto ottenere in due modi:

1) con degli ami piantati ai lati della bocca e sul collo a mo’ di tenso struttura;

2) con anni e anni di abitudine a sorridere a tutto e per tutto, sempre e comunque che bisogna anche svagarsi ogni tanto.

-Ma lei…chi è? Cosa vuole?- chiese Madame

-Da lei? Niente! Solo che quella stronzetta si è nascosta! Dai tesoro, ti trovo sai!- disse l’uomo

-Scusi?- chiese Madame

-Nun trovo sta regazzina, ma appena la trovo me la magno!- rispose l’uomo e si sentirono delle risate grasse e finte di sottofondo

Madame De Vecchiis riconobbe quelle risate, erano quelle che sentiva qualche anno fa in quello spettacolo televisivo di quel Principe che sta a Belèr. C’era Eddi Marfi, no Uill Smit!

-Siamo a Chendid Camera?- chiese ma subito venne interrotta da un uomo basso tozzo con la faccia deformata che entrò di corsa nella stanza e urlò

-Dottò! Su moje la cerca e io non so più che dirle! Nun è che può dirce quarchecosa lei?-

-Ma secondo te posso dì a mi moje che me sto cercando de faaaaaa….-

Madame De Vecchiis rimase allibita quando vide entrare una donna sulla cinquantina che si era messa un reggiseno pusc ap che le strizzava il seno abbondante in gola, un vestitino che la fasciava tutta e sembrava appena uscita dal ridicolosario di Pico de Paperis datosi che le sue tette erano cascanti e lo si capiva, il corpo che avrebbe dovuto essere fasciato da quel vestitino doveva essere quello di una ventenne e tutti i chirughi plastici che avevano operato quel corpo non potevano aver nascosto 30 anni sotto il tappeto.

-Ue! Testina! Romano! Cos’è che stai cercando di fare? Va che divorzio a calci in culo, nè! Ti lascio sul lastrico, sai! Terone, il papi me lo diceva sempre che non ti dovevo mica sposare!-

Madame De vecchiis prese una sedia e si accomodò, penso che a 35 anni era un po’ presto per avere le visioni ma comunque…

-Sarà mica sta sciaquetta!-

-Ma no! Ma no tesoro! Lo sai che amo solo te- rispose l’uomo in verde – Questa signora…signorina, ragazza, bambina non so chi sia! Stavo solo cercando… cercando la mi ombra! Si Amore bbello de Piter tuo! Solo che questo deficiente qui non mi sa aiutare, mort…-

L’uomo in verde mollò uno scapaccione al tracagnotto che cominciò a piagnucolare che lui non c’entrava nulla che stava a fà solo quello che gli dicevano, e fece per uscire dalla stanza. Con gli occhi semichiusi dalle lacrime urtò un mobile e fece cadere dei vasi che vi stavano in cima. Un vaso gli finì sul piede

-Mamma mia che dolore!- e si lanciò come cadendo fuori dalla stanza, dietro di lui la moglie milanese. Madame De Vecchiis e l’uomo in verde rimasero soli e l’uomo in verde tornò immediatamente al suo atteggiamento malandrino.

-Dove sei? Dove sei, zozzarella?-

-Si, ma, mi scusi, lei, voi, loro… ma chi siete?-

-Ma come? Sono lo spirito infantile di questa epoca! Io sono Piter Pan!-

Madame De Vecchiis rimase allibita, ma come Piter Pan? Ma non era sempre bambino? QUello che lei aveva davanti era un cinquantenne arrapato che si vestiva e comportava come… un… bambino… e non faceva manco ridere.

-A-ah! Eccoti qua brutta monella!- una fatina spuntò fuori da un armadio e cominciò a girare intorno a Piter Pan.

-Signor Piter- disse la fatina giovane, procace, bionda, stupida. Tettona. -Ma se ci vedesse sua moglie… Signor Piter, mi lasci- ma ancora non l’aveva presa anche se si affannava -Signor Piter guardi che urlo…-

-Signor Piter potrebbe essere sua figlia, o sua nipote- scappò detto a Madame De Vecchis.

Entrambi si bloccarono e la guardarono contrariati

-Il signor Piter non è vecchio, il signor Piter ha il fascino dell’uomo maturo-

-Si dice di uno che ha meno di sessant’anni e che si comporta come tale, mica come un deficiente!-

-Ecco la solita moralista, cosa volevi, la corazzata Potionkin?- disse Piter Pan

Madame De Vecchiis non rispose e lo fissò.

-Che palle! Sti moralismi, sti benpensantismi. Dai tempi di Pierino, Lino Benfi, che ci fate ste tiritere, basta! Noi vogliamo ridere, divertirci e non pensare ai problemi!-

-Bravo signor Piter! Glielo dica, la tua, cara la mia matusa, è solo invidia di queste!- disse la fatina mostrando il procace davanzale, Piter Pan mollò una scoreggia tutti risero, ancora fuori ci furono risate da qualche parte e poi inseguendosi Piter e la Fatina uscirono dalla finestra della cucina e passarono in molte case. Dietro di loro il tizio tracagnotto e la moglie, sempre  a ripetere la stessa scena, sempre a dire le stesse cose.

Madame De Vecchiis si appoggiò al davanzale e rimase a fissare le finestre che si accendevano e le risate che ne uscivano. Evidentemente piaceva, forse non erano più così tante. Sorrise come si sorride davanti a un pirla irrecuperabile che finalmente se ne è andato via e che speriamo non torni più, ah si si chiama sollievo. Sorrise e sospirò di sollievo e poi tornò a prepararsi per la notte. Avrebbe lasciato a Carmen il compito di sistemare tutto l’indomani.

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