Non capisco

Ovvero ispirato dalla miusic e dalle cose del ueb. E dal mio tempo

-Ti fai troppe domande, Michele!- dice un giorno, Alessio

-Si no ok…però…-

-Ma pensa più a te stesso! Agli altri non frega nulla di te, perché tu ti preoccupi per gli altri?-

-Ma veramente questi sono fatti miei- rispose Michele

-Ma và!- e Alessio fischiettando una canzone di Vasco Rossi si allontanò, annoiato ancora una volta da questo amico noioso.

Alessio entrò in un bar, salutò qualche amico che stava appoggiato al bancone, comprò le sigarette e poi si mise a giocare ai videopoker. Rimase lì un po’ poi si voltò e cominciò a sfogliare la Gazzetta dello Sport. Qualcuno parlava di politica e Alessio sentì qualcun altro dire

-Ma sì tanto rubano tutti-

Di solito Michele avrebbe commentato: quindi? Di solito si sentiva rispondere: Quindi rubo anche io se posso!

Una volta Michele aveva detto

-Quindi signore lei si accontenta della possibilità teorica di rubare, pensando così di metterla in quel posto ai “politici”?- l’altro lo aveva mandato a fare in culo, Alessio sopportava sempre meno quell’amico che si allontanava da tutti. E che palle Michele! Ma qualcosa di buono nel mondo c’è?

Alessio intanto aveva dato una sguardo agli annunci di lavoro, avrebbe tentato ancora ma ormai sapeva come sarebbe andata. Le faremo sapere. La frase che tutti i suoi coetanei si sentivano dire. Poi vide le foto di una qualche vittima e pensò che Michele gli avrebbe detto qualcosa e lui avrebbe risposto: ti fai troppi problemi tu, Michele.

Michele era un testone…in tutti i sensi. Era un testone perché non capiva che diventava noioso, era un testone perché insisteva. Ed era un testone perché era laureato in qualcosa tipo fisica applicata, ingegneria di qualcosa, Alessio non sapeva bene, ma sapeva che Michele andava e veniva dall’America. Michele, che personaggio.

Alessio vi pensò sempre più in quei giorni, a quello che Michele avrebbe detto o fatto, ma per un po’ non lo vide. All’inizio non vi fece caso, sarebbe potuto essere in America. Poi però si rese conto che era passato più di un anno che non lo vedeva.

Un mattina Alessio si alzò per andare al mercato, andandoci incrociò l’ennesima manifestazione, chissà per cosa, forse la TAV, gli trovassero un lavoro, poi ne riparliamo. Michele avrebbe detto che quella è una questione di tutti, poi avrebbe cercato di dimostrare qualcosa su come tutto fosse collegato e lui gli avrebbe risposto: tu, ti fai troppi problemi, Michele, ti fai troppi problemi, non te ne fare più. Da lontano intravide la madre di Michele. Accelerò il passò per raggiungerla e lo fece ad una bancarella poco avanti.

-Salve signora, sono Alessio, un amico di Michele, si ricorda?-

-Alessio? AH, si si, ciao, come stai?-

-Bene, grazie signora. Senta è un po’ che non vedo Michele, come sta?

La madre si irrigidì, le si inumidirono gli occhi e deglutì vistosamente. Alessio rimase sorpreso dalla reazione, non sapeva fosse accaduto qualcosa.

-Alessio…ecco…Michele…- la madre si guardò intorno quando vide che nessuno ascoltava, si gli si appoggiò al braccio. Alessio era spaventato. Poi la madre a un tono di voce leggermente più basso disse

-Michele non sa nessuno come sta. Nessuna sa dove sia…- e trattenne il respiro appoggiandosi decisamente ad Alessio. Che la sorresse voleva chiedere di più, non capiva cosa intendesse la madre, cosa voleva dire che nessuno sapeva dove fosse?

-Ma come è successo?- gli uscì.

-Accompagnami a quella panchina- disse la madre di Michele. Qualcuno aveva notato il mancamento della signora e lei volle spostarsi in un posto più appartato.

Quando furono seduti la madre disse

-è successo un mese fa, stava facendo non so che esperimentio la in America, a Boston, ed è sparito. Una notte, è entrato nel laboratorio dove stava facendo il suo esperimento, e poi io non ho ancora capito, c’è il top secret, non ci dicono nulla-

-Ma come non vi dicono nulla?- disse Alessio -Cioè non sapete nemmeno se è…- non disse l’ultima ovvia parola.

-No, ci hanno detto che è vivo. Ma che non possono dirci dove sia. Solo che non sanno quando tornerà.- disse la madre trattenendo i singhiozzi.

-Ma come?- disse Alessio – O mio Dio! Signora, mi spiace… Io…. posso aiutarla, in qualche modo?-

-Grazie, Alessio. Sei molto gentile, ma cosa potremmo fare?-

-Magari proviamo a parlarne alla televisione…?-

-Ci abbiamo provato, ci hanno detto tutti si, che era una notizia interessantissima ma poi ci hanno chiamato rinviando sempre l’appuntamento, sono tre settimane che rinviano…-

-Vedrà, signora, è solo che è un periodo strano, vedrà che verranno- disse Alessio. Rimasero ancora un po’ lì, poi si salutarono e Alessio andandosene sentì che la manifestazione si era conclusa con degli scontri. Pensò che tanto era inutile e che ora basta. Poi si infilò le mani in tasca e si diresse a casa. Michele disse qualcosa di indefinito in un angolo della testa di Alessio ma lui lo scacciò e camminò fino a casa.

Col tempo Alessio prese l’abitudine di andare a casa dei genitori di Michele per avere qualche notizia e fare loro un po’ compagnia. Fecero anche amicizia e Alessio prese ad andare abitudinariamente, anche quando ormai Michele era dato per scomparso per sempre e solo la madre, in fondo al cuore, coltivava la speranza di rivederlo.

Poi venne la guerra con l’Iran i soliti cortei di contestazione, ma questa volta gli scontri furono i peggiori che Alessio aveva mai visto, nella contestazione alla guerra erano confluite tutte le altre: la disoccupazione, la precarietà, i licenziamenti. La famosa crescita non aveva dato i suoi frutti come sperato nell’immediato, ma, dicevano tutti, ora è ancora il momento di fare i sacrifici ma tra non molto si vedranno i benefici di tutto questo tirare la cinghia. Purtroppo in pochi ormai ascoltavano, i partiti erano definitivamente screditati, e quei pochi credibili finivano nel gorgo del vaffanculo.

Ma nonostante i due giorni di scontri, le cose poi tornarono alla normalità ancora, e lo fecero ancora e ancora e ancora, fino a che non si capì più quale fosse la normalità. Poi, dopo quasi due anni di caos, scontri di piazza, contestazione e repressione, di guerra in Iran, le cose si calmarono. Piano piano, e il governo risultò trionfante. La stanchezza aveva avuto la meglio. Ma sembrava che il governo avesse spento, con le buone e con le cattive, le contestazione. La versione ufficiale era che avesse convinto gli oppositori della bontà delle proprie idee. Anche Alessio sapeva che non era così, ma in fin dei conti era tranquillizzante crederci. E in fondo pian piano qualcosa si muoveva, insomma non è che guadagnasse molto, non poteva stare a casa più di tre giorni se stava male, alcuni suoi colleghi erano stati licenziati per aver contestato apertamente l’azienda, però almeno aveva il lavoro, che diamine! Bastava starsene buoni. Ah, certo c’era anche la guerra con l’Iran che non è che andasse molto bene. Le truppe iraniane, che poi si dice che ci sia qualcuno dietro, erano arrivate al mediterraneo, e a Catania era successo qualcosa l’altra notte. Pare fosse l’Etna, comunque qualcosa di grosso la città era distrutta. Chissà cosa avrebbe detto Michele, pensò Alessio dopo tutto questo. Stava camminando una serena mattina di aprile. Intorno a lui la natura si era ormai svegliata dall’inverno, la mattina era decisamente calda, quasi 25°, e Alessio si godeva la temperatura e quindi camminava lentamente. Alcuni ragazzini giocavano a pallone nel pratone tra due palazzoni popolari, avevano le maglie del Milan di qualche anno prima con scritto Berlusconi e il numero 9. Un gruppo di adolescenti incrociò uno di vecchietti, che entrarono in un bar. Alessio guardò intorno quella che gli parve una tranquilla domenica mattina di aprile del 2031. Hai visto, avrebbe detto a Michele, le cose non sono perfette ma hai visto che stiamo meglio? Si, qualcuno si è preso qualche manganellata ma in fondo un po’ se l’era cercata. Si, in effetti qualcuno c’è morto proprio, però dai, ora tutto va meglio. Ecco questo avrebbe detto a Michele. Ormai erano passati almeno vent’anni da quando era sparito, il padre era morto un paio d’anni fa, e la madre si era trasferita in una casa di riposo, solo Alessio andava ogni tanto a trovarla. Alessio si era sposato e aveva un figlio. Pensando a Michele e alle cose di quegli anni, Alessio svoltò sotto un portico che lo avrebbe riportato a casa, era solo in quel momento e si chiese perché proprio in quel momento, dopo tutto quel tempo, pensava a Michele. Poi un lampo.

Alessio non voleva credere ai suoi occhi, continuava a stropicciarseli, e se avesse avuto solo qualche anno in più l’infarto sarebbe stato altamente probabile. Davanti a lui si era materializzato Michele. Giovane, come vent’anni prima. Con un camice bianco e i capelli lunghi raccolti, la barba di qualche giorno e gli occhi spiritati.

-Alessio!- gli disse, stringendogli le braccia. Alessio rischiò davvero l’infarto, ormai era sui cinquanta, ma resistette. I due amici si guardarono. Il giovane e il vecchio. Poi Alessio si divincolò e stava per urlare. Ma Michele gli bloccò la bocca, guardandolo e Alessio capì che anche Michele non sapeva che fare. Tornarono in silenzio, Alessio si rilassò, lo guardò e poi gli disse di seguirlo.

Alessio e Michele entrarono nel portone del palazzo dove aveva casa Alessio, non salirono le scale ma Alessio aprì una porta ed entrarono, Alessio richiuse la porta con la chiave. Si trovarono in una sala con delle sedie e una scrivania.

-Ci facciamo le assemblee-disse Alessio, che continuava comunque a fissare Michele incredulo.

-Alessio, io non so bene come spiegarmi…-

-Chi sei?- disse Alessio da qui è tutto un piccolo degenerare che portò Alessio a tirare un pugno a Michele e far nascere una piccola colluttazione. Che se fossero stati coetanei avrebbe vinto Alessio senza dubbio ma Alessio ora era un po’ sovrappeso e Michele riuscì a bloccarlo.

Qualcuno bussò alla porta. Michele e Alessio si guardarono. Senza dire niente, Alessio si alzò ed andò ad aprire. Tutto bene? chiedevano da fuori.

Alessio aprì uno spiraglio e inventò una scusa assurda di sedie che doveva portare e di essere inciampato ed essere caduto. Ma riuscì a far andare via il vicino che era giunto sentito il rumore, poco convinto ma sene andò.

-Cosa vuol dire tutto questo?- disse Alessio girandosi e tornando indietro.

-Che mi hai fatto male, stronzo!-

-Senti, io adesso impazzisco, o mi dai una spiegazione o io giuro che chiamo la polizia-

Michele si arrestò lo guardò perplesso e poi chiese

-Perché?-

-Perché una spiegazione ci sarà perché un amico che è sparito vent’anni fa mi ricompare davanti dal nulla una domenica mattina che sembrava perfetta! E se non vuoi dire a me che sei un impostore, lo dirai a loro? Cosa vuoi soldi? Cosa vuoi? Tanto non c’ho un cazzo!- Alessio urlava e poi si zittì temendo che il vicino tornasse ma non lo fece.

Michele era titubante, sembrava che di colpo il suo piano fosse saltato e non avesse il piano di riserva. Poi disse

-Alessio, quello che ti sto per dire ti sembrerà assurdo. Ma ti giuro che è tutto vero, anche se tu non mi crederai, è tutto vero- poi gli raccontò una storia assurda che a Boston stava lavorando su un progetto segreto che aveva a che fare con i viaggi nel tempo.

-Seh! I viaggi nel tempo!- disse Alessio

-Ti giuro che è tutto vero, potrei spiegarti come funziona ma non credo capiresti-

-Dimostramelo- disse Alessio.

Michele allargò le braccia come a dire: eccomi qui.

-Così è troppo facile-

-Non sono mai stato così avanti nel tempo-

Alessio guardava Michele sospettoso.

-Senti Michele, volevo vedere come fosse. Lo so che non ci credi, ma da qualche tempo sono dubbioso, stanco. Cosa sto facendo? Devo fare come dici tu e pensare a me stesso? Kate…la mia ragazza…qualche giorno fa è stata massacrata di botte sul ponte di Brooklyn durante un corteo a New York, perchè sto facendo tutto questo? E quindi, che tu ci creda o no, io ho deciso di venire a vedere il mondo tra vent’anni-

Michele si zittì e Alessio lo guardò, non sapeva bene cosa pensare.

-Non riesco a crederci-

Ancora silenzio.

-Non ho molto tempo, non avevo pensato di incontrare qualcuno a cui dover spiegare questo. Dimmi qualcosa dimmi cosa sta accadendo-

-Ma i tuoi genitori…ti pensavano morto…per vent’anni….-

-Mi stai dicendo che quindi il tempo qui è trascorso senza me? Interessante!-

Alessio lo guardò sbalordito. In quel momento ci fu un nuovo lampo. Michele sparì di nuovo nel nulla. Senza aggiungere altro.

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