Caro amico ti scrivo pt 1

Ovvero due lettere fanno un dibattito? Comunque sia: lettera di un poliziotto ai valsusini, anzi ai manifestanti

 

Apro feisbuc qualche momento fa e trovo questa lettera scritta da un poliziotto di servizio in Val di Susa, ho letto le prime righe, comincia così: Ciao manifestante, chi ti parla è quello “sbirro” che odi e che vorresti vedere morto. E io ho pensato eccheppalle! Ma com’è che a me, a noi, tutti chiedono di non confondere tra sbirri e poliziotti buoni ma nessuno parte dal presupposto che l’idiozia sia un carattere dell’uomo indipendentemente dal lavoro che faccia, dalle proprie posizioni politiche, e indipendentemente dal fatto di usare violenza. Scusatemi se non sono abbastanza pacifista ma a me dare degli idioti in sequenza a: 1) Fra Dolcino; 2) i Partigiani; 3) Ernesto Che Guevara; ecco di dargli degli idioti io non me la sento. Ma torniamo alla lettera. Io l’ho letta e mi sembra che dica, in sostanza, sempre le stesse cose, sempre quel ci odiate a priori che serve a lavare le coscienze di chi poco fa per evitare gli errori della propria parte. Si sente dagli anni 70, dagli unici maledetti e fraintesi versi di Pasolini, mi chiedo se qualcuno arrivi a comprendere che forse l’opposizione manifestante/poiziotto è stata creata anche per impedire un’unità di classe, anche un’unità violenta se servisse, non è certo un mistero che le grandi rivolte e rivoluzioni di tutta la storia dell’umanità, anche quelle cosiddette pacifiche, si sono avvalse di chi la violenza la gestiva di “mestiere” soldati, poliziotti etcetc. Poi ho letto la risposta di un manifestante, che comincia con toni molto molto meno vittimisti. E mi sono detto, chi lo sa se ai 20 che leggono questo blog interessa, chi lo sa se è possibile fare un ragionamento partendo da cosa ognuno di noi crede di poter fare per evitare quello che rimane uno scontro all’interno della nostra classe, e per ciascuno di noi intendo manifestanti e poliziotti. Sicuramente è un obbiettivo troppo alto per il mio piccolo blog. Ma è il mio blog, non vedo perchè non possa farlo. In ogni caso spero che questa lettera e la risposta che troverete nel post Caro amico ti scrivo pt 2, vi interessino. E comprate Il Manifesto, per diamine!

 

“Ciao manifestante, chi ti parla è quello “sbirro” che odi e che vorresti vedere morto. Mi trovo in Val di Susa e tra non molto è il mio turno. Ho dormito veramente poco e mangiato ad orari impossibili. Adesso preparo l’equipaggiamento per uscire. Davvero qualche volta mi sembra di andare in guerra, invece mi trovo in una valle sconosciuta e lontano da casa.

Mi chiama mia moglie preoccupata per le notizie che ascolta incessantemente al tg, le dico di stare tranquilla e che andra’ tutto bene , per tranquillizzarla le dico che sono lontano dalla confusione. Le chiedo di dare un bacio ai miei figli e rassicurare i nostri parenti.

Adesso sono con i miei colleghi e siamo pronti per partire. Alcuni non portano dietro neanche il telefono cellulare, a che servirebbe, come potremmo sentirlo e come potremmo usarlo indossando la maschera antigas?

Le urla di persone indignate e stanche quanto noi di questa situazione, sovrastano gli ordini impartiti dai superiori e a fatica ci mettiamo nello schieramento.

La visibilità ora è scarsa, la tensione è altissima, i manifestanti gridano e chiedono che i lori diritti vengano rispettati . Noi siamo li perché non accadono ulteriori incidenti.”

Ecco, è questo quel che pensa un poliziotto in servizio in valle. Noi siamo li per garantire l’ordine. Alcuni di voi solo a vedere la divisa ci insultano e forse a qualcuno non dispiacerebbe vederci morti. Vorremmo evitare qualsiasi tipo di incidente eppure , solo per avere indosso una divisa, siamo messi al patibolo o alla gogna. Il giovane Carabiniere insultato il cui video è oramai tra i più visti del web, è solo un esempio di quello che capita ogni giorno in migliaia di casi, in ogni parte d’Italia. Questo atteggiamento che spesso abbiamo cercato di portare a conoscenza tramite i nostri racconti è per una volta stato reso di dominio pubblico. Dispiace il fatto che quasi sempre, nel 99%  dei casi, i contrasti tra la nostra figura professionale e il cittadino potrebbero essere risolti con il dialogo e il rispetto verso di noi che ricordo, siamo a pieno titolo una categoria lavorativa e del nostro settore  siamo la base, nient’altro che gli operai.

In questa meravigliosa valle non siamo contro o a favore di qualcuno o di qualche cosa. Siamo persone responsabili dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Ci troviamo malmenati, con la divisa a volte lacerata, a volte sporca dai giorni di fatica eppure siamo li, per quattro soldi che lo Stato ci paga. In quei momenti però non pensiamo al vile denaro, anche perché con quello che la nostra amministrazione ci da in più per essere “massacrati” fisicamente e moralmente, potremmo al massimo invitare la nostra famiglia a mangiare una pizza.

Manifestante, credimi siamo cittadini come te, siamo fatti di carne e ossa. Sai benissimo che questa guerra tra poveri e la sua strumentalizzazione non porterà alcun beneficio. Manifestare è un diritto certo , ma anche noi appartenenti alle forze dell’Ordine abbiamo diritto alla  nostra dignità e vorremmo alla fine del nostro servizio poter rivedere i nostri cari.

Ti chiedo di ascoltarmi, protesta  in tutti i modi che ritieni opportuni, ma non usare la violenza e se  lo fai, pensa ai tuoi cari quanto ai nostri. Penso che questo progetto TAV procederà; voglio dirti  che noi non saremo mai contro di te, ma non chiederci di farci da parte.

Cudicio Maurizio, orgoglioso del mio mestiere ,orgoglioso di essere Poliziotto. Sindacalista della Polizia di Stato e fondatore del MOVIMENTO POLIZIOTTI.

 

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