Cari ministri e cari italiani

Ovvero lettera aperta a chi non è destinatario

Caro presidente Monti e ministro Fornero, e cari italiani

vi scrivo ma non per farmi leggere, vi scrivo per dire alcune cose, alcuni pensieri che ho nella testa e che ci avete messo voi, definitivamente.

Sono colpito, molto, troppo. A volte la rabbia mi acceca talmente gli occhi da non aver più voglia di guardare nulla. Con il sangue agli occhi, chi è nato nel Quartieraccio, a Cesano, a Sesto, a Rozzano, sa cosa vuol dire. Uno a volte pensa che sia arrivato a un limite, ci debba essere un limite, ma non è vero non c’è, non ce l’hanno i signori che ci governano, oggi, ieri e probabilmente domani se non faremo nulla.  Sono quasi senza parole. Ormai i suicidi per la crisi sono tantissimi, ma sono accompagnati sempre dall’atteggiamento supponente da poverino non ha retto. Poverino un cazzo. La comprensione per i deboli tenetevela, Lei presidente, Lei ministro, e voi italiani.

Poverini siete voi. Che fingete di non vedere la crisi al vostro fianco per fingere di poterne parlare come un fatto lontano. Siete dei poveri illusi.

Una ragazza di 28 anni, neolaureata in ingegneria gestionale con il massimo dei voti, si è suicidata a Cosenza. Perchè? Perchè non aveva futuro. Punto. In questo paese nessuno ha un futuro, ma se ha culo almeno non ha 20/30 anni. 

Voi giovani! Se non ci sono monei non volete fare nulla! Si, è vero e ne sono orgoglioso. Io voglio lavorare. Tenetevele voi per voi le vostre paghette. Indipendentemente da quanto uno si aspetti dalla vita, che abbia studiato o meno, ci avete condannato a rimanere in questa situazione ibrida. Non mi voglio più svendere per nulla, so quel che valgo, il fatto che voglia uno stipendio serio, e non 400/500€ che in un mese a mala pena ci paghi un affitto, non vuol dire che voglia i milioni di euro, non ho mai voluto fare il calciatore io. Abbiamo studiato per finire a fare lavori sottopagati con la scusa che dovevamo fare dei sacrifici per seguire la nostra strada, senza (e questa è una cosa che quasi nessuno che non sia sotto i 40 anni capisce) senza la minima possibilità di progredire, con la scusa dei sacrifici ci avete lasciato a rimborsi spese per sempre, senza nessuna speranza di un domani migliore. Non ditemi che non lo sapevate, voi Treu e Berlignuer con le vostre riforme di fine anni ’90 che hanno aperto la strada a quelle Gelmini e Sacconi, bastava me lo diceste: figlio mio vuoi andare all’università? Bella idea, sappi però che siete troppi e quindi poi finirai a fare un lavoro per il quale altri sei anni di studio non servono a nulla. Almeno non li facevo. Non mi dispiace fare il lavoro che faccio, mi dispiace: 1) di non poter ripagare l’investimento che la mia famiglia e lo stato ha fatto su di me; 2) mi dispiace a questo punto aver perso tempo a studiare, pensa la maggior parte dei neolaureati. Però quello che ho studiato mi piace, sono preparato e voi state sprecando un sacco di energie come la mia perchè siete codardi. Non per tutti è così, ovviamente, e in bocca al lupo a chi ce l’ha fatta, nessuna invidia. Anche se non ve lo siete meritati, ci hanno insegnato che qui è una giungla, dove il più forte ha più contatti, voi, nel caso siate dei parassiti, li avete sfruttati, perché non avreste dovuto? Perchè uno come Penati può rubare e io devo accettare che va così, e voi no? Non siete amici, non vi voglio vedere ma non serve a nulla odiare voi. 

Il suicidio di questa ragazza, mi fa star male, come e allo stesso tempo più di tutti gli altri. Non ne voglio fare una graduatoria, ma la sento affine, vicina. Basta. Una frase della lettera che la madre ha scritto al Giornale della Calabria mi ha commosso fino alle lacrime:

…lei non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici. È una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo…


Non so chi sia questa signora, ma grazie. Grazie perché ci riconosce una dignità. Mi spiace scoprire la pensa così per un motivo come questo, ma, per quel che vale, grazie.

Ci sto pensando seriamente anche io, via da sto paese grigio, con la paura di schierarsi, e con l’abitudine di prendersela con chi ha problemi e non con chi li crea. Via, ve lo lascio, è tutto vostro, crepateci in questo ospedale geriatrico all’aperto. 

A tutti quelli che mi hanno detto invece che l’odio e la violenza non portano da nessuna parte mi viene da dire: anche voi avete ragione, ma da questa violenza, dalla violenza che causa i suicidi, i morti sul lavoro, la precarietà,come ci si può difendere? Non è una domanda retorica, voglio capire fino a che punto si comprende cosa sia la precarietà, cosa voglia dire non sapere cosa sarà di se l’anno prossimo, l’anno prossimo dio cane, come fa uno a vivere di anno in anno, di mese in mese? Voglio capire come si pensa che si possa, anzi si debba rimanere calmi qualunque cosa accada. Qualunque. Se non comprendete che questa situazione riguarda la mia generazione e molti altri italiani, non comprendete dove siamo andati a finire. 

Non siete colpevoli, per niente, ma o ci date una mano a trovare delle soluzioni, o se le vostre risposte sono che non sappiamo fare i sacrifici allora siete complici. O da una parte o dall’altra, altrimenti quando questa rabbia esploderà, non sono certo l’unico a pensarla così vedetevi le interviste a una signora esodata all’ultimo corteo CGIL (ora le mani sono vuote, per ora), non chiedeteci di stare buoni e di mandare le letterine. Non chiedetevi da dove arrivi, c’è già, è qui tra di voi, ma voi non la volete vedere. Avete detto che le vostre lotte negli anni ’70 erano sbagliate, che gli strumenti erano tutti sbagliati, avete buttato via il bambino con l’acqua sporca, vi siete cosparsi il capo di cenere e ora non sapete opporvi, sapete solo chiederci di stare buoni. 
 
Caro Monti e cara Fornero,
voi semplicemente state applicando la politica del neoliberismo, avete questa convinzione: prima devono stare bene le aziende e poi dalle aziende il benessere pioverà sui lavoratori. Spiegatemi intanto chi ridarà a questa signora sua figlia, chi ogni vittima alle proprie famiglie, chi il tempo nel quale avete sbattuto nel precariato, ammesso e non concesso che senza una rivolta voi ce ne facciate uscire. Non pianga Ministro Fornero, non si senta minacciata, attaccata o accusata ingiustamente. Lei ha questa idea, io un altra. Io voglio che paghi di più chi ha di più. Io voglio che allo stipendio di Marchionne, prima che dei politici che sono solo lo specchietto per le allodole per un pubblico berlusconizzato, venga messo un tetto perchè poco mi importa che sia un privato, i soldi nel mondo sono finiti, limitati, una quantità impressionate magari ma non infiniti, e quindi lui e i suoi accoliti li rubano a noi, non a lei ministro ma a me, alla mia generazione e a tutti lavoratori del mondo. Non vorrei odiarvi, ma avete davvero fatto di tutto perchè lo faccia. Anche io, come la ragazza di Cosenza (per me non h un nome, è tutti noi) non me ne voglio andare dal mio paese, lo so è contraddittorio ma sono i miei sentimenti dicotomici stoqua!/checazzocistoafare?, voglio vedere andare via voi. Non avete molto tempo, non ne avete affatto, prima che qualcuno cominci a dire: in Italia, o noi o voi. 
cordiali saluti
Franek Blutarsky detto Bluto aka Francesco Pota detto Cisco
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