Rap in Peace

Ovvero ancora una pausa

In questi giorni, e non so da quanto né per quanto, mi sto occupando di scrivere altro. Voglio un progetto che mi prenda più del blog, nel senso che il blog è spesso un po’ raffazzonato, idee di getto buttate lì sulle quali da qualche tempo sto lavorando. Per questo scrivo meno. Il progetto sta nella creazione di una nuova  raccolta di racconti, dove troverete alcuni scritti già qui nel blog, se cercate alla categoria storie, e altri che invece no.

Ecco detto questo, ogni tanto mi interrompo e vengo qui a dire delle cose. Così perché mi va. Cose che magari mi hanno colpito. Ecco, quel che oggi mi ha colpito, oltre quella volta che mi colpì il pavimento da piccolo quando sono caduto dal seggiolone, ve lo racconto in questo modo, sempre perché mi va:

Era un pomeriggio di un inverno piovoso del 1996, giuro me lo ricordo davvero. Un amico che adesso non vedo più, mi viene a citofonare a casa (si faccio parte della generazione che ha dovuto affrontare i genitori degli altri per vedersi, immaginatevi o ricordate di telefonare alla vostra fidanzata e dire -Buongiorno signora, sono Franek c’è Isabella?), risponde mia madre e mi dice che mi aspettano giù. Sapevo che era Ciccio e scendo, avevo 15 anni e poco da fare. Questo mio amico faceva il metallaro, dico faceva perchè in realtà ascoltava Ligabue, Vasco Rossi e si spingeva fino ai Litifiba e quindi non è che fosse proprio un metallaro duro e puro, con rispetto per tutti ma non per lui, insomma. Comunque lo vedo e mi dice

-Ue, Franek! Ho sentito un video di un gruppo rap dove a un certo punto esce un chitarrista che fa un assolo, non granché ma devi sentirlo-

Non era il periodo di iutub, magari lo fosse stato. E ho dovuto aspettare due mesi per capire che il mio amico parlava di No sleep ‘till Brooklyn.

Il concetto di epifania si addice molto a quel momento. Senza esagerare, ho scoperto una musica che mi ha cambiato la vita. Da rapper, meglio da appassionato di rap, con inclinazioni per la chitarra elettrica, mi ha trasportato a un roba tutta mescolata dove la questione era comunicare. Mi ci sono sciolto dentro. C’è stato anche il pomeriggio in cui ho scoperto i Rage Against the Machine, ma adesso vi racconto la preistoria, sostanzialmente, non la storia.

Da lì, a 15 anni appunto, ne sono passati 16. Come per me, anche per i Beastie Boys, acronimo per Boys Entering Anarchistic States Towards Inner Excellence, e quando ho scoperto, grazie ai social netuorc che è morto MCA, aka Adam Yauch aka uno dei Bisti, ci sono rimasto male. No, davvero. CI sono cresciuto con la sua voce e quella degli altri Bisti, nelle orecchie. Mi ha comunicato che My name is MCA i’ve got a licence to kill. What’s the time, it’s time to get ill! Se non capite cosa vuol dire non siete della mia generazione. Ma non dovrebbe stupire molto, visto quanti sono cresciuti con Ti hanno visto bere a una fontana che non ero io… non voglio dilungarmi, se non capite che i Beastie Boys valgono quanto Lucio Dalla non mi importa, ma almeno capiate che i Beastie Boys hanno significato per una generazione ciò che Lucio Dalla è significato per altre. Come dice Finardi è la musica, la musica ribelle, che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle. 

Quel che mi ha colpito però non è tanto la prematura scomparsa di MCA, che mi ha commosso, ma la scarsa rilevanza che ha avuto. Ricordo che sempre quando ero adolescente, una giornalista di Repubblica si era presentata fuori dalla mia scuola chiedendoci cosa ne pensassimo di Bob Dylan. Io ho risposto che poco mi importava, non che fosse palloso ma proprio il suo genere non mi prendeva (erano per me i tempi di Odio Pieno del Colle der Fomento) e ricordo che l’articolo uscì con le mie parole, ma con il nome sbagliato, e dicendo povero Dylan i ragazzi di oggi pensano che tu sia un frikkettone pacifista (erano sempre parole mie, erano i tempi di Lotta Comunista). Grande importanza si da ogni volta che questi grandi autori muoiono o sfornano dischi, il problema è che ormai, ma correggetemi se sbaglio, ne muoiono più di quelli che pubblicano dischi, stiamo tutti aspettando il primo dei Rollinston per vedere di nascosto l’effetto che fa. 

Intendiamoci, non mi interessa molto se i Tg non hanno dato la notizia o se i giornali l’hanno relegata chissà dove. Io ho avuto il mio personalissimo momento di raccoglimento, ascoltando solo i pezzi dei Beastie per tutto sabato, non gli ho parlato come se fosse vivo e mi conoscesse perchè io sono cresciuto con lui ma non lui con me. Era una roba tutta mia, unidirezionale.

Quel che mi colpisce del fatto che nessuno ne abbia parlato, è che mi sembra sottolineare una delle tante spaccature di questo paese. Una scollatura generazionale. Magari mi sbaglio, ma mi sembra che MCA non sia riconosciuto come un grande artista perchè quando è uscito (1986 Licensed to the Ill) in molti di quelli che adesso sono classe dirigente (nel senso più ampio del termine) non siano riusciti a riconoscere l’importanza e abbiano visto solo i pantaloni larghi, i video assurdi, e li abbiano catalogati come una buffonata, una ragazzata, non c’era bisogno di ostacolarla, di reprimerla (come hanno fatto con loro i loro padri) bastava denigrare, ricordare che anche erano solo dei ragazzi, mica è roba serie. No, no, è roba serissima. Infatti,  i Beastie sono diventati uno dei gruppi più importanti del pianeta (producendo cose che, artisticamente parlando, non sono seconde a molti), ma qui sono rimasti roba da ragazzini. Mentre io ho imparato ad ascoltare anche Bob Dylan, quindi io sono più completo dell’attuale classe dirigente a cui mancano Beastie Boys, Rage Against the Machine e chissà quanti altri.

La meno da molto tempo con sta storia: o questo paese esce dagli anni ’80, oppure hai voglia a tagliare, correggere, modificare. O se ne va l’attuale classe dirigente, non soltanto i politici, che sono classe dirigente ma la classe dirigente non è solo loro, oppure siamo spacciati e mi dispiacerebbe perché a me l’Italia piace.

Odi et amo, cara Italia.

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Una risposta a Rap in Peace

  1. PS il non granché, a dimostrare che il mio amico non era proprio un gran intenditore di musica Metal, è Kerry King degli Slayer (non sono proprio il massimo per i miei gusti ma scommetto che anche loro sono solo roba da ragazzini per molti)

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