Giordano

ovvero di filosofia e massaggi

Il ponte da cui si inizia

Milano, 21 settembre 1600, piazza delle armi fuori dal Castello Sforzesco

-…sei condannato per eresia ad essere arso sul rogo- disse l’uomo incappucciato, con il mantello nero, la tunica bianca e una bibbia in mano.

Ma facciamo qualche passo indietro

Rotius oggi conosciuta come Rozzano,
AD 1578,
vicino al naviglio, lungo la strada per Papia, oggi conosciuta come Pavia.
Una notte di luna piena.  

-Franecus! Finalmente eccoti! Pensavamo non arrivassi!-

-Volevo essere sicuro non vi seguisse nessuno. Allora Ettore, un transfugo? Può pagare?-

-Ti presento un amico- disse Ettore come non avendo sentito tutta la frase -Si chiama Giordano, viene da Bergamum e vuole andare in Francia. Ha bisogno di te, vedi…-

-Ettore, lo sai che non mi importa, non voglio sapere niente di quelli che fuggono. Ma se il tuo amico vuole andare in Francia, ha preso una direzione bella lunga. Lo sai che da qui bisogna rientrare in Milano e poi verso la Savoia. Sarà lunga e pericolosa. Il costo dipende da chi fugge, lo sai-

-Mi seguono papalini, come dice lei, di giustizia religiosa e terrena. In una son colpevole, nell’altra innocente-

-Non voglio sapere niente- disse Franecus

Stabilito il prezzo, Franecus condusse i due sotto il ponte, dove era ormeggiata una lunga chiatta con la quale il rozzanese trasportava riso e grano verso la città di Milano. Giordano venne fatto nascondere tra le merci, Ettore venne salutato, a Franecus venne dato tre quarti del compenso totale.

-Se vuole può uscire allo scoperto, a prendere aria Giordano. Fino alla prima chiusa nessuna guardia, maledetti spagnoli, si farà vedere- Franecus sputò per terra – La prima cascina è molto lontana, insomma può stare tranquillo, le dirò io quando è meglio cominci a nascondersi-

Giordano, era vestito da frate, ma di quei tempi si processava tutti, a volte anche senza motivi precisi, a volte solo perché si stava antipatici a qualcuno, come qualche untore. O presunto tale. Si viveva meglio fuori da Milano, meglio solitari a Rotius che in mezzo ai matti a Milano. Una fitta a quella che oggi chiamiamo zona lombare fece gemere Franecus.

-L’umidità fa male alle ossa- disse Giordano che guardava fisso davanti a se

-Già- Franecus che fece sottintendere un mica mi posso permettere di non lavorare…io…

So che questo lavoro è più faticoso che scrivere- disse Giordano

Franecus rimase di sasso. Mi ha letto nel pensiero? 

-Se se lo stesse chiedendo: no, non le ho letto nel pensiero. è che tutti quelli che fanno il suo lavoro mi hanno dato questa risposta quando gli ho detto dell’umidità- aggiunse Giordano.

Un’altra fitta, Franecus si appoggiò al timone.

-Io non ho fretta, se lei vuole posso alleviare il suo dolore…- Giordano si girò e guardo Franecus -Gratis-

Un’altra fitta, la schiena cominciava a fare davvero male e forse c’entrava anche l’età.

-Magia? Stregoneria?- chiese titubante al frate Giordano che scoppiò a ridere.

-Che periodo è questo che ogni cosa che non si conosce è magia? No, nessuna magia, una pratica orientale insegnatami a Venezia prima della peste. Magia! AH! Questa barca si muove?-

Giordano guardò Franecus

-sssssi- disse il barcaiolo

-Ecco e vedi qualcosa che la spinge?-

-Si, l’acqua-

-E cosa spinge l’acqua?-

Silenzio

-La natura è piena di energie di corpi che comunicano l’uno con l’altro. Nessuna magia, nessuna eresia-

Franecus era titubante, forse il Diavolo si stava presentando a lui sotto forma di frate in fuga? Poi pensò che coloro che si spacciavano per ministri di Dio erano stati per lui molto pericolosi, quindi il Diavolo poteva essere peggio di Dio?

-Cosa devo fare?- chiese al frate

-Ferma la barca e sdraiati-

Franecus eseguì, si sdraiò e ricevette un trattamento da parte del frate che lo manipolò, premette, fece stiramenti, dolci, forti, decisi, morbidi in base a come sentiva reagisse il corpo di Franecus. Finì dopo un’ora. E la schiena di Franecus non era più dolorante.

-Franecus, non è magia, il dolore tornerà se tu non vivrai diversamente, ma so già la tua risposta-

-La ringrazio, sto molto meglio, ma non so come sdebitarmi- Franecus portò mano al sacchetto delle monete ma Giordano lo anticipò.

-Portami fuori da Milano- disse

Il Frate tornò a nascondersi e dopo poco incontrarono delle guardie, Franecus le conosceva e così passarono lisci. Il secondo controllo fu altrettanto blando e così uscirono da Milano.

Sorse il sole ma Franecus non fermò la barca dove avevano pattuito.

-Franecus…- disse il frate preoccupato.

-Non si preoccupi, non mi piacciono gli inquisitori-

Rimasero in silenzio ancora per un bel po’, fino a che furono in vista di Somma Lombardo, dove il Naviglio finisce e dove Giordano Bruno avrebbe potuto trovare un collegamento con la Savoia e la Francia.

-Sai leggere?- disse Giordano a Franecus mentre scendeva dalla chiatta.

-Posso sempre imparare- disse Franecus -Posso chiedere a Ettore-

-Tieni, questo libro l’ho tradotto a Venezia da quell’ambasciatore del Catai che mi insegnò il trattamento che ti ho fatto, magari ti sarà utile-

http://www.eppela.com/ita/projects/508/massaggiatore-a-domicilio

Milano, 21 settembre 1600, pochi istanti prima di quando abbiamo cominciato

-E quindi Franciscus detto Franecus, per aver fatto fuggire molti nemici di Santa Romana Chiesa e del Vescovo Federico Borromeo, per aver praticato arti magiche orientali imponendo le mani e trasmettendo con esse un’energia di origine diabolica, e per aver posseduto un libro scritto di suo pugno dall’eretico Giordano Bruno, non avendo abiurato dalle tue aberranti idee, sei condannato per eresia ad essere arso sul rogo-

Franecus avrebbe voluto dire che non era magia, che di spirituale non c’era nulla ma che tutto il resto era vero, ma la brodaglia che lo avevano obbligato a bere dopo sei giorni di torture lo lasciava senza parole, sentiva che solo con l’ultimo immenso enorme sforzo avrebbe potuto dire qualcosa. Raddrizzò la schiena, ogni muscolo gli dolette e ripensò a quella sera e a quel massaggio. Avevano già appiccato il fuoco, ma urlò forte

-Porco….!- il fumo gli spezzò il fiato.

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