Alberi

ovvero pensieri

Quello che si vede dalle rive del villaggio Laowe

Quello che si vede dalle rive del villaggio Laowe

Una volta nel villaggio di Laowei, lungo il fiume Lijiang, c’era un monaco che viveva nel tempio del Dio e coltivava Armonia, Rispetto, Purezza e Realizzazione. Era un grande e importante monaco e aveva molti discepoli ai quali parlava da sotto la chioma di un albero che coltivava da quando era giovane. Era un albero alto, bello, dritto, con la chioma verde, il fusto di un colore perfetto e i rami a lanciarsi orgogliosi verso il cielo. Non era stato facile coltivarlo, aveva dovuto portare la terra da molto lontano perché i semi di quell’albero crescevano solo nella terra del fiume che sta a nord della Valle Lontana, aveva dovuto accudirlo ogni giorno e ogni ora perché il tronco crescesse esattamente come lui l’immaginava, aveva dato i giusti nutrimenti perché le foglie sbocciassero del verde che fosse proprio quello che lui sognava. Aveva dedicato così tanto tempo a quell’albero che da anni non usciva dal tempio e ora quell’albero era così perfetto che molti pittori venivano a ritrarlo per non fare fatica ad immaginarsene uno.

Di fronte al tempio viveva un uomo che coltivava e basta. Non seguiva le leggi del tempio ed era uno a cui piaceva discutere fino a litigare, se necessario. Aveva tre figlie in età da marito e quando era nata la prima aveva piantato anche lui un albero che era cresciuto storto, con la corteccia spaccata, i rami non avevano una sola direzione e ogni foglia e ogni frutto sembravano diversi l’uno dall’altro, quasi di alberi differenti. Aveva coltivato quell’albero come coltivava tutti i suoi alberi, lo aveva seguito insieme a tutti gli altri, ma a quell’albero era più legato.

Accadde una volta che, durante una Festa di metà autunno, mentre alcuni giovani donne lanciavano fazzoletti in aria e ballavano, il contadino passò davanti al tempio che aveva il cancello aperto e si soffermò a guardare l’albero che il monaco ancora accudiva amorosamente.

-Ti piace questo albero?- chiese il monaco quando si accorse del contadino

-Si- disse il contadino titubante e pensieroso

-E perché anche tu non provi a coltivarne uno così? Seguendo i precetti potrai ottenerlo-

Il contadino lo guardò sornione

-Per prima cosa io ho più di un albero da coltivare. E comunque io vorrei che i miei alberi mi sopravvivessero. Mentre il tuo sta per crollare-

Il monaco si raddrizzò di scatto con ancora l’innaffiatoio in mano e cercò qualcosa da dire al contadino, ma proferì soltanto

-Blasfemo!-

Passarono i giorni e venne l’inverno. Una mattina il contadino si alzò e guardò i suoi campi, erano coperti di neve. Si chiese, come tutte le mattine, cosa poteva fare per loro, e si rispose che la cosa migliore, per i suoi campi e per la sua famiglia sarebbe stata quella di prepararsi alla primavera quando quei campi avrebbero avuto pianticelle da proteggere e poi da raccogliere. Si recò nella stalla per accudire gli attrezzi e prepararli al lavoro che sarebbe arrivato, mentre la moglie con le figlie accudivano gli animali. Una volta finito si accorse che aveva bisogno di legna, decise quindi di andare a prenderne un poco nel bosco. Uscito, vide il cielo che diventava grigio, pesante ma bello, come se fosse vivo. Entrò nel bosco conscio di quanto stava per accadere e quando ne uscì il cielo era cambiato era ancora vivo ma molto, molto arrabbiato . Il vento sibilava forte e dopo aver colpito il contadino, cercò di intrufolarsi tra i vestiti, giù giù lungo la schiena. Il contadino bestemmiò e si strinse bene la sciarpa e la giacca per fermare il vento. La casa non era lontana, poteva vederla sul crinale della collina insieme l’albero che aveva piantato che senza nessun timore resisteva al vento che sferzava.

Il vento diventava sempre più forte, sferzava i prati e i campi, si infilava dentro i vestiti, correva intorno ai tronchi, sibilava tra le foglie e i rami, congelava le schiene, ma era parte del mondo e nessun albero lo temeva. Tutti tranne uno, notò, il contadino.

L’unico albero che aveva paura del vento sembrava quello del vecchio monaco. Il grande e bellissimo albero oscillava al di sopra del tetto della pagoda. Il contadino passò di fronte al cancello e sentì l’agitazione dentro il cortile del tempio. La notte, dopo che la famiglia del contadino era riuscita a buttare fuori il freddo dalla propria casa, il contadino e sua moglie erano nella propria stanza e si stavano spogliando l’un l’altro, baciandosi, quando un rumore fortissimo, come di una cascata di legno enorme, travolse i loro ardori e fece ritrovare la famiglia nella cucina.

-L’albero del tempio- disse subito il contadino

-L’albero del tempio- disse la moglie guardando fuori dalla finestra.

La pagoda era crollata sotto il peso del grande albero che vi era caduto sopra tagliandola in due. I monaci erano disperati e si aggiravano come formiche sputate fuori da un formicaio. Solo che faceva freddo. Molto freddo.

Il contadino si mise in marcia per andare verso il tempio. Arrivato vi trovò altri uomini che erano giunti per aiutare. Alcuni erano già arrivati con seghe e asce per tagliare il tronco dell’albero. Ma i monaci più giovani non volevano che l’albero venisse tagliato a pezzi e sostenevano che, per non offendere l’Armonia del cosmo e la sua volontà, il tempio sarebbe dovuto essere ricostruito attorno a quell’albero. Quando sentirono queste cose i contadini scoppiarono a ridere, sapevano bene che non si può costruire nulla su qualcosa di morto. Il vecchio monaco stava in un angolo a guardare il tronco caduto.

Il contadino dell’albero storto si avvicinò al vecchio monaco, che quando lo vide arrivare sembrò risvegliarsi e disse

-Come sapevi?-

-Hai portato terra che non era di qui, hai fatto crescere troppo l’albero e le foglie erano troppo grandi, le radici non hanno retto, non avrebbero potuto reggere. L’albero che ho piantato quando nacque mia figlia è storto perché si è adattato a dove vive, è in armonia con quello che ha intorno e vivrà ancora anni e anni-

Il vecchio monaco lo guardò, sembrava distrutto.

-Ma ho seguito l’Armonia… sono stato Rispettoso…-

-Queste parole non possono avere la maiuscola- disse il contadino e si girò per tornare tra gli altri. Discusse, litigò, si animò, insultò e accettò che gli altri facessero lo stesso con lui. Fino a che non fu chiaro che se avessero permesso ai contadini di tagliare l’albero sacro e vendere il suo legno pregiatissimo, i monaci, anche lasciando una parte dei guadagni ai contadini, avrebbero raccolto abbastanza soldi per ricostruire il tempio. Il vecchio monaco meditò fino alla morte su quanto accaduto, senza riuscire a darsi risposte. Il contadino tornò alla sua vita e quando le sue figlie ebbero dei figli a loro volta, ad ognuna donò una pianta, figlia di quella che aveva piantato lui quando era nata la prima di loro.

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