Ispettore Bluto

Ovvero è suicidio quello di Miss Lefty? Ispirato da Fantasmi dell’Arena

Uno dei maestri dell'Ispettore Blutarsky, l'Ispettore Theo Kojak

Uno dei maestri dell’Ispettore Blutarsky, l’Ispettore Theo Kojak

L’ispettore Blutarsky si calò il cappellaccio sugli occhi. Doveva muoversi, stare fermo non lo aiutava a ragionare, il caso era chiuso ma qualcosa faceva si che l’ispettore non riuscisse a scrivere la parola fine. Quel dettaglio che non inquadri ma che rovina il quadro.

Decise di prendere in mano la situazione. L’ispettore prese il suo trench stropicciato, si infilò un sigaretta in bocca e fece un grugnito

-De Filippo!- chiamò il suo secondo che era alla sua scrivania a leggere un libro strano, di poesie, scirtto in una lingua che non era italiano né inglese, napoletino, napoletto, napoletano una cosa del genere aveva detto De Filippo. Un italiano di Little Italy, origini napoletane, alto e con contegno più da inglese che da italiano, per questo lui e Blutarsky avevano legato subito, a lui il celodurismo dei suoi colleghi italiani, irlandesi e in fondo di quasi tutte le altre nazionalità dava i nervi. Avevano fatto coppia da subito e nonostante le diversità dei caratteri la facevano ancora. Già che invece Blutarsky era un po’ meno signorile. Ma si intendevano

De Filippo si alzò, prese la giacca e raggiunse Blutarsky. Uscirono dal Distretto di Polizia e si trovarono sul marciapiede nel caldo rovente che scendeva dal cielo e saliva dall’asfalto, infarcito di umidità e smog. Mentre l’Ispettore Blutarsky bestemmiava il caldo, De Filippo disse

-Pare di stare dentro una caffettiera- ma non sembrava dargli così fastidio.

Mentre raggiungevano la macchina Blutarsky cercò di fare mente locale. Miss Lefty era stata una bella donna, secondo l’ispettore lo sarebbe stata ancora oggi se non fosse che da tempo si trascurava, dopo anni sulla cresta dell’onda si era trovata sola, un po’ di depressione e la bella donna che aveva fatto girare la testa a tanti era diventata una carampana.

Proprio la depressione faceva propendere per il suicidio ma c’era qualcosa che all’ispettore non tornava, doveva parlare ad alta voce.

-Qualcosa non va- disse a De Filippo, mentre questo accendeva la macchina e si immetteva nel traffico tra la sedicesima e la trentaduesima.

-Dici per la storia di Miss Lefty? Il suicidio pare chiaro…- De Filippo lo guardò dall’alto in basso, con uno sguardo che Blutarsky aveva imparato a conoscere, va avanti diceva quello sguardo.

-Si ma perché avrebbe dovuto farlo?-

-La lettera dice che era stanca di vivere così, dimenticata da tutti-

-La perizia calligrafica che dice?-

-Non è ancora arrivata, ma è l’ultima cosa, poi il caso verrà chiuso…- De Filippo lasciò la frase in sospeso, l’ispettore sapeva che significava, lo stava spronando e sfidando. 

-Mmm- mugugnò Blutarsky -Torniamo a casa di Miss Lefty-

Nel giro di pochi minuti sarebbero arrivati sul luogo del suicidio, se non fosse che le strade erano un disastro di buche e traffico. Rimasero dieci minuti a guardare un semaforo cambiare colore ogni 20 secondi, tanto che ad un certo punto cominciarono a chiedersi che senso avessero i colori.

Quando giunsero sotto casa di Miss Lefty erano entrambi appiccicati ai sedili in finta pelle della Buick di ordinanza. Ma una volta scesi Blutarsky bestemmiò mezz’ora mentre De Filippo ritrovò subito il controllo.

Salirono le scale di un palazzone un po’ fatiscente. Lontano dai palazzi che Miss Lefty aveva frequentato e dalla bella vita che aveva fatto in passato, quando tutti la volevano. Ma i vicini avevano descritto una donna serena, sempre gentile, sempre con un sorriso, quasi tutti gli inquilini di sesso maschile avevano fatto capire che poi così carampana non era. Non era strano, conoscendo la storia di Miss Lefty, che si trovasse a suo agio. Era diventata famosa nel bar dei diseredati che volevano diventare migliori, dei lavoratori che non erano krumiri, dei partigiani e anche dei terroristi. Cantava per loro, li faceva sognare. Quando si era diffusa la notizia della sua morte un centinaio di vecchi e giovani si erano ritrovati, senza che nessuno li avesse chiamati, sotto la sua ultima casa e avevano cantato L’Internazionale, tutti insieme, sommessamente.

Anche Blutarsky aveva frequentato quel bar da cui aveva cominciato la sua ascesa Miss Lefty, ma alla lunga se ne era andato, ormai chi lo frequentava continua a chiederle di cantare sempre le stesse cose. 

-Miss Lefty!- diceva ogni tanto qualche avventore commosso e un po’ ubriaco -Fammi quella là, quella che hai fatto quella sera del ’68-

Un altro diceva la stessa frase ma la concludeva con -Del ’77- oppure -Del ’82- ma le cose fuori avevano cominciato a cambiare, la gente voleva musica diversa e lei ogni tanto ci provava a metter dentro qualcosa di nuovo ma i soliti avventori protestavano, le dicevano non ti riconosco più, e la facevano tornare ai suoi pezzi classici. Avevano paura di questo mondo nuovo e volevano essere sicuri che quel che gli piaceva fosse di Miss Lefty, il classico era rassicurante. Il nuovo era pericoloso, a priori.

Arrivarono all’appartamento, salutarono gli agenti di guardia ed entrarono. La corda era ancora appesa alla trave, la casa era dimessa ma ordinata, ancora non traspariva la depressione di cui avrebbe sofferto la suicida, o presenta tale. Appoggiato sul divano c’era un vestito, probabilmente quello con cui Miss Lefty era tornata a casa la sera prima di suicidarsi, visto che l’avevano trovata in lingerie. Era ancora tutto esattamente come quando Blutarsky e De Filippo erano entrati per il primo sopralluogo. 

-Quindi, m’hai fatto piglià o’caldo pe’niente?- chiese De Filippo, ma ancora il suo sguardo era uno stimolo. 

Blutasrky lo ascoltava ma fece finta di niente, sapeva che doveva guardare con altri occhi, ma non sapeva quali occhi. Quelli di un innamorato? In fondo Miss Lefty ne aveva ancora. O quelli di un nemico? Anche questi non mancavano. Doveva trovare qualcosa che gli permettesse di prolungare le indagini.

Si girò verso gli agenti alla porta

-Da quanto sono andati via quelli della scientifica?- chiese loro

-Da prima che cominciassimo il nostro turno- risposero quelli

De Filippo lo guardava, sornione, come a dirgli embè tutto qui?

Blutarsky lo ignorò e prese il cellulare

-Pronto?- disse una voce da un altro cellulare

-Dr Hibbert? Mi dica se ci sono novità sul suicidio Lefty-

-Blutasrky, buongiorno anche a lei! Un caso di suicidio non spererà che passi davanti ad altri?-

-Quindi nessuna novità? Mi faccia almeno parlare con chi ha fatto i sopralluoghi!-

-Blutasrky, ma quella donna non si è impiccata?-

-Ma che cazzo di scientifica siete, se non lo sapete voi…-

-Senta! Qui mi è arrivato un cadavere con scritto suicidio, qui ci sono casi di omicidio da risolvere, se ne faccia una ragione. L’unica cosa che posso fare e girarle il rapporto della squadra che è venuta sul luogo del delitto. E visto il suo atteggiamento, è già troppo. Arrivederci-

La comunicazione venne interrotta. Ma dopo pochi istanti il cellulare di Blutarsky suonò, avvisando di aver ricevuto una mail. L’ispettore sditeggiò per un po’ sullo schermo, poi fortunatamente De Filippo intervenne e gli sbloccò lo schermo, entrò nelle mail e lesse ad alta voce il rapporto. Almeno tre persone, probabilmente uomini, erano stati nell’appartamento di Miss Lefty attorno all’orario del suicidio.

-Blutà, quindi forse tieni ragione. Ora aspettiamo i risultati? Oppure mi vuoi dire cosa ti ha fatto arrivare a questa intuizione e trascinare me qui?- disse De Filippo guardandolo sornione.

Quello che non tornava all’Ispettore erano le motivazioni. Miss Lefty aveva subito di peggio. Durante il proibizionismo, aveva subito violenze, era stata torturata, picchiata, e con lei molti partigiani. Dopo la fine del proibizionismo, la voglia di ricostruire e ricostruirsi l’avevano fatta vivere in posti incredibili, patire la fame, fare spettacoli per operai, muratori e lavoratori in bettole dove, se andava bene, le offrivano una zuppa di cipolle come pagamento. Poi erano arrivati i grandi momenti, aveva avuto successo, aveva frequentato qualche circolo bene, i primi bei soldi. Poi le cose erano cambiate, la gente frequentava meno, si erano stancati del suo genere, e anche i gestori dei locali prima l’avevano obbligata a mantenere sempre il suo solito repertorio, poi l’avevano scaricata perchè volevano qualcosa di nuovo. Subito pensò a Mixi Gondola. Gestiva un bel localino sulla dodicesima. Roba fine, Miss Lefty e Gondola si erano conosciuti durante gli anni del grande sogno. Miss Lefty riempiva il locale che Mixi gestiva con Paul Nutella e altri soci nel Vieux Carrè. Ma dopo qualche anno, alla fine della Grande Epoca, Mixi e Paul litigarono con alcuni soci che fondarono il Piper Demo Club , il PD Club, e presero il monopolio del Carrè, cercando di cancellare quell’anima che fino a quel momento ne era stata la caratteristica, la durezza, il conflitto, non attirano più gli avventori, dicevano quelli del Piper Demo Club. Era stato in quegli anni che Miss Lefty aveva cominciato a frequentare meno, anche se le piaceva ancora, il Carrè, si esibì qualche volta al PD Clube, ma presto si sentì stretta. Una volta, quando già non frequentava più il Clube, Blutasrky le sentì dire a Nutella

-Paul, hai ragione questi si sono venduti l’anima per fare i soldi, si vede che sono qui solo per quello, ma ti ricordi quanti erano quelli che mi ascoltavano? Mai quanto quelli del vecchio Port Commune Internationale, quelli si che erano tanti, ma comunque c’erano, e io voglio farmi sentire, non solo cantare, altrimenti me ne sarei stata a casa davanti allo specchio trent’anni fa!era furiosa quella sera, sbatté la porta del locale e se ne andò.

Paul Nutella era stato il socio duro e puro, non aveva mai accettato i cambiamenti. Non che avesse sempre avuto torto, ma la preclusione era diventata con l’arco del tempo patologica. Lui e Mixi avevano aperto insieme il Pilota Rebelde Cave, un localino che per qualche anno ebbe successo, Miss Lefty vi cantò spesso e spesso era la punta di diamante delle serate, ma sempre più solo per nostalgici. Una sera, prima di fare quel discorso a Paul, venne obbligata a cantare per 115 volte consecutivamente Bandiera Rossa, con gli avventori, ubriachi, che piangevano e quasi minacciavano Miss Lefty quando cercava di cambiare canzone. Lei se ne lamentò con Nutella ma questo le rispose vagamente che avrebbe dovuto conoscere quelle persone, sapere come fossero, che lui cercava di dare un tono diverso al locale ma che certe tradizioni proprio non poteva cancellarle. Aveva già litigato con Gondola e già quel localino era frequentato da pochi ubriaconi in cerca di un modo per cambiare il passato.

Fu in quell’occasione, forse, che Miss Lefty venne aggredita verbalmente da Kranz, un tedesco, stava anche lui nei bassifondi ma non voleva uscirne, si crogiolava della sua povertà, non era ignorante, ma aveva raccolto attorno a se una specie di Corte dei Miracoli. Scacciati dal Carrè, si accontentavano di rimanere liberi di fare e farsi nelle piccole bettole del Porto. Non molto lontano da quello che fu il Port Commune, un club che secondo Blutasrky è stato sopravvalutato per troppi anni, ormai era quasi mitico, ma tutti gli anni del Grande Sogno lo sono, un mito stantio ed evidentemente fittizio. Ma guai a contestarlo. Kranz non sopportava che Miss Lefty, non lo degnasse di abbastanza attenzione. Non sopportava che i suoi locali, così underground, non venissero presi in considerazione, non sopportava aver bisogno di essere preso in considerazione, non sopportava chi voleva interagire con lui, si atteggiava a super gangster, ma in effetti era ben delimitato all’interno del proprio quartierino dalla polizia stessa. Ma di questa aggressione Blutasrky aveva sentito solo da alcuni avventori con i quali aveva parlato, ed erano ubriaconi che volevano cambiare il passato non certo affidabili al 100%.

-Forse qualcuno con cui parlare ce l’ho, ma ho bisogno di tempo- disse Blutasrky a De Filippo.

-Torniamo al Distretto?-

-No, aspetta- l’Ispettore si avvicinò al cestino dei rifiuti qualcosa aveva attratto la sua attenzione. Dei pezzi di carta, parevano appartenere a vecchie lettere che Miss Lefty aveva scritto. Non se ne capiva il destinatario ma avevano delle parti ritagliate, parole intere.

-Credo che tu abbia del lavoro da fare, visto che quelli della scientifica, non si sono proprio impegnati al massimo-

Blutasrky guardò De Filippo che sbuffò, si infilò dei guanti e cominciò a raccogliere e imbustare i fogli. Mentre Blutarsky si attaccava al telefono.

-O’Malley? Si passami il capo per favore. Si, si passami Cyrus-

E prima di parlare con il capo, la capa, del Dipartimento pensò che la gente ci rimane male se le fai notare che la sua gioventù non è così bella e così straordinaria come se la ricordano. 

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